Confermato il divieto dei sistemi di riconoscimento facciale in Italia: una vittoria per la privacy e i diritti individuali

Enrica Perucchietti

26 Giugno 2023 - 08:00

Il decreto-legge 51 del 2023 estende la moratoria sui sistemi di riconoscimento facciale fino al 31 dicembre 2025, impedendo alle autorità e ai privati di installare tali impianti in luoghi pubblici.

Confermato il divieto dei sistemi di riconoscimento facciale in Italia: una vittoria per la privacy e i diritti individuali

La Camera dei Deputati ha confermato il divieto di installare sistemi di riconoscimento facciale in Italia, una decisione che rappresenta una vittoria significativa per la privacy e i diritti individuali.

Il decreto-legge 51 del 2023, recentemente approvato, estende la moratoria sui sistemi di riconoscimento facciale fino al 31 dicembre 2025, impedendo alle autorità pubbliche e ai privati di installare tali impianti in luoghi pubblici e aperti al pubblico.

La proposta del ministro Piantedosi
L’approvazione di questa estensione non era affatto scontata. Il Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, aveva sostenuto la necessità di utilizzare i sistemi di riconoscimento facciale per aumentare la sicurezza nelle stazioni, negli ospedali e nelle aree commerciali delle grandi città.

Tuttavia, la decisione della Camera dei Deputati dimostra una maggiore consapevolezza riguardo ai punti critici della sorveglianza tecnologica e un impegno per proteggere la privacy dei cittadini.

La moratoria rappresenta un divieto esplicito e senza possibilità di deroghe, in particolare per i privati che non potranno installare sistemi di riconoscimento facciale nei negozi o sui cartelli pubblicitari. I comuni, invece, dovranno richiedere il parere del Garante della privacy prima di installare telecamere di videosorveglianza. È importante sottolineare che la moratoria non si applica all’autorità giudiziaria, che non è soggetta a controlli preventivi da parte del Garante.

I pericoli del riconoscimento facciale

Il riconoscimento facciale è una tecnologia che utilizza un software per analizzare le immagini delle persone, confrontando i tratti facciali con quelli presenti in un database. Tuttavia, negli ultimi anni, attivisti ed esperti di tecnologie hanno sollevato gravi preoccupazioni riguardo all’invasività di tali sistemi e alla mancanza di norme chiare per regolarne l’utilizzo dei dati.

La sorveglianza biometrica mina potenzialmente ognuno dei seguenti diritti fondamentali: libertà di movimento, di espressione, di partecipazione, privacy.

Il riconoscimento biometrico sottopone chiunque a una sorveglianza continua, andando a minare, peraltro, la presunzione d’innocenza.

Il pericolo è che il riconoscimento facciale nelle mani delle forze dell’ordine renda le persone colpevoli fino a prova contraria. Inoltre, se venisse adottata questa tecnologia, cambierebbe persino la possibilità di unirsi negli spazi pubblici per manifestare contro il governo del momento. Queste misure potrebbero essere adottate in situazioni di crisi (quarantena o lockdown), creando di fatto una società trasparente, dove tutti i nostri movimenti sarebbero controllati e tutti noi vivremmo in una gabbia digitale, ipersorvegliati.

I precedenti in Italia

In Italia, diversi comuni, soprattutto di centrodestra, avevano tentato di installare telecamere a riconoscimento facciale in passato, ma i loro progetti erano stati bloccati dal Garante della privacy. Ad esempio, Como nel 2019 e Udine nel 2021 avevano provato a implementare tali sistemi, ma il Garante ha dichiarato illegittimi tali tentativi.

La moratoria italiana è allineata con l’orientamento europeo in materia di riconoscimento facciale.

Il divieto del Parlamento europeo

Il Parlamento europeo ha recentemente approvato l’AI Act, un regolamento che stabilisce norme sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale e sul riconoscimento facciale.

Il regolamento europeo vieta l’uso di sistemi di analisi biometrica basati su caratteristiche come sesso, etnia o orientamento politico. Inoltre, impedisce l’utilizzo di software predittivi da parte delle forze dell’ordine e proibisce l’estrazione di dati biometrici da internet o da filmati di telecamere per creare database per il riconoscimento facciale.

L’approvazione definitiva del nuovo regolamento europeo è prevista nei prossimi mesi e richiederà una discussione tra tutti gli stati membri per stabilire le modalità di applicazione a livello nazionale.

La conferma del divieto di installazione dei sistemi di riconoscimento facciale in Italia rappresenta una vittoria importante per la privacy e i diritti individuali. Questa decisione mostra una maggiore consapevolezza dei punti critici della sorveglianza tecnologica e l’impegno nel proteggere i cittadini da possibili abusi o discriminazioni.