Il software per l’adesione al Concordato preventivo biennale doveva essere pronto al 15 aprile 2026, ma di fatto ancora non è disponibile, attese novità sull’iperammortamento oggi non accessibile.
Il decreto 13 del 2024, istitutivo del Concordato preventivo biennale, prevede che entro il 15 aprile di ogni anno l’Agenzia delle Entrate metta a disposizione il software per la proposta di adesione al Concordato preventivo biennale. Anche quest’anno la predisposizione è in ritardo e i problemi sono legati, con ogni probabilità, non solo alla scarsa propensione dei titolari di partita Iva ad aderire, ma anche al rischio per chi aderisce di perdere i benefici dell’iperammortamento.
Ecco i nuovi termini di adesione al Concordato preventivo biennale 2026-2027.
Concordato preventivo biennale 2026: il software non è disponibile
Il Concordato preventivo biennale è un accordo tra Fisco e titolari di partita Iva, soggetti ISA, circa la base imponibile su cui applicare la tassazione per due anni. Nel 2026 possono aderire colo che non aderito l’anno scorso, chi ha aperto la partita Iva da poco e maturato ora i requisiti per la prima adesione e i contribuenti che avevano aderito nel 2024, per gli anni di imposta 2024 e 2025, devono, quindi, provvedere al rinnovo.
L’articolo 8 del decreto legislativo n. 13/2024 fissa il termine del 15 aprile come per la messa a disposizione da parte dell’Agenzia delle Entrate del programma informatico per l’acquisizione dei dati utili all’elaborazione della proposta di concordato preventivo per il biennio di applicazione. Siamo ormai a fine aprile e non vi è traccia del software. Soprattutto non vi è traccia dei correttivi annunciati per l’accesso all’iperammortamento.
L’iperammortamento è una misura prevista nella Legge di Bilancio 2026, prevede una deduzione dei costi degli investimenti maggiorata rispetto all’effettiva spesa sostenuta. Si tratta di un incentivo molto importante che, di fatto, non può attualmente essere sfruttato da chi aderisce al Concordato preventivo biennale.
Il CPB, infatti, non prevede una modifica in diminuzione della base imponibile per le imposte sui redditi e Irap concordata con il Fisco. Il problema è stato sollevato da più parti e di fatto il governo aveva promesso un correttivo che attualmente non è arrivato. Molti ritengono che il ritardo nella messa a disposizione della piattaforma per il calcolo della base imponibile e l’adesione al Concordato sia proprio dovuto a questo elemento.
Naturalmente chi prevede di effettuare degli investimenti nel 2026 deve tenere in considerazione tale elemento, cioè il rischio di pagare maggiori imposte rispetto a quelle che si pagherebbero senza l’adesione al Concordato.
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