Con la guerra in Ucraina ritornano gli Ogm: ma non erano pericolosi?

Chiara Esposito

29/05/2022

30/05/2022 - 09:41

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L’Europa scende a compromessi pur di far fronte alla crisi alimentare. Si riaccende il dibattito sugli Ogm.

Con la guerra in Ucraina ritornano gli Ogm: ma non erano pericolosi?

La guerra in Ucraina ha scatenato una profonda crisi nel mercato globale dei cereali, risvegliando la sensibilità sopita di molti Stati sulla dipendenza europea dalle risorse del bacino del Mar Nero e, soprattutto, della Russia. Il tema della precarietà dell’approvvigionamento alimentare sta sollevando interrogativi di natura strettamente pratica e, se così possiamo dire, legislativa.

L’Unione Europea ha per lungo tempo vantato un approccio rigido e selettivo sulle importazioni tramite protocolli ferrei sulla salubrità delle pratiche agroalimentari. Ma come la crisi energetica ha portato nuovamente alla ribalta il ricorso al carbone, in tempi difficili forse si procederà chiudendo un occhio sugli Ogm, o meglio, aprendo la strada alla loro variazione «Tea».

Cosa sono le «Tea» e quali effetti hanno

Se infatti le norme Ue vedono un lungo processo di valutazione del rischio ambientale prima dell’immissione di un Ogm (solo 18 sono stati finora autorizzati per impieghi quali la coltivazione o la trasformazione) il nuovo tema alla ribalta è quello delle Tecniche di Evoluzione Assistita, o «Tea». Questa dicitura nella dizione inglese sarebbe Ngt (New genomic techniques) e salta subito all’occhio dei più attenti che ricorderanno come nel 2018, con una sentenza della Corte di giustizia Ue, si era deciso di equiparare «i rischi legati all’impiego di tali nuove tecniche di mutagenesi a quelli derivanti dalla produzione e dalla diffusione di Ogm tramite transgenesi».

Cosa è cambiato quindi da allora? In realtà quella sentenza non bandiva del tutto le pratiche bensì denotava diffuso scetticismo e necessità di maggiori controlli sui prodotti. Controlli che oggi, sotto la spinta della crisi, la commissione Ue ha lanciato con urgenza nei laboratori del Cnr e del Crea (ministero dall’Agricoltura) per non mettere a tacere quelle incertezze ma parallelamente tamponare al più presto la crisi del grano.

L’obiettivo finale è migliorare la produttività agricola, riducendo la vulnerabilità delle piante a siccità, grandinate, parassiti, malattie e aumentando ovviamente anche il volume dei raccolti. In alcuni casi la speranza è addirittura quella di arrivare a due stagioni l’anno.

I primi pareri rassicuranti arrivano da Stefano Masini, docente di diritto agroalimentare a Tor Vergata e responsabile ambiente di Coldiretti che descrive così il quadro attuale:

«Tutto questo negli Ogm avviene modificando il Dna dei semi con l’introduzione di batteri o altri organismi, negli Ngt invece intervenendo sullo stesso patrimonio genomico senza contributi esterni. C’è una differenza sostanziale rispetto ai vecchi Ogm perché si azzerano le imprevedibili reazioni a distanza che possono avvenire quando in un organismo ne viene inserito un altro».

Europa alle strette: compromessi su più fronti

Le prove della scienza però per molti ancora non sono sufficienti a sradicare il framing di pericolosità che gli Ogm (ma anche i loro «derivati») portano con sé e questa impennata verso pratiche analoghe potrebbe favorire ulteriormente la diffidenza.

La gravosità della condizione in cui l’Unione si riscontra infatti nel ricorso all’agricoltura con semi Ogm nei campi di Paesi come Portogallo, Spagna e Repubblica Ceca ma anche, come riporta anche Repubblica, dell’autorizzazione tempestiva da parte dell’Ue per l’importazione dall’America di due nuove varietà di mais e soia.

Ultimo caso degno di nota è quello dell’olio di girasole, bene da cui l’Ue dipendeva dall’Ucraina per il 75% delle sue importazioni.

La fine delle scorte disponibili ha portato il ministero dello Sviluppo a presentare una circolare che avalla la pratica di sostituzione dell’olio di girasole con un olio genericamente «vegetale», fatto con semi di qualsiasi pianta, compresa la palma.
La circolare riporta:

"L’importante è che venga sbianchettata l’etichetta «o coperta con uno sticker recante una frase che indichi quali oli e/o grassi siano stati impiegati».

L’unica «certezza» in questa progressione di compromessi agroalimentari? La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità afferma che è impossibile prevedere scientificamente quali saranno gli effetti a lungo termine degli Ogm in agricoltura e nell’alimentazione.

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