Con l’inflazione al 3% e la crescita allo 0,8%, siamo già in stagflazione?

Tommaso Scarpellini

14 Giugno 2026 - 19:53

La BCE ha alzato i tassi e l’inflazione supera già il 3%. I BTP potrebbero non essere il rifugio sicuro che credi.

Con l’inflazione al 3% e la crescita allo 0,8%, siamo già in stagflazione?

La BCE ha alzato i tassi per la prima volta dal 2023. L’inflazione nell’Eurozona ha già superato il 3% e la crescita è quasi ferma. Se pensi che questo non riguardi i tuoi risparmi, c’è qualcosa che non ti stanno dicendo. La parola che nessuno vuole pronunciare ufficialmente descrive esattamente quello che sta accadendo adesso, e capirla potrebbe fare la differenza tra proteggere il tuo capitale o vederlo erodere in silenzio.

La stagflazione non è una recessione classica e non è nemmeno un episodio inflattivo ordinario. È la combinazione simultanea di crescita anemica e inflazione persistente, uno scenario in cui le banche centrali perdono la loro principale leva di intervento perché qualsiasi mossa rischia di aggravare uno dei due problemi contemporaneamente.

Nel linguaggio tecnico si parla di una rottura della curva di Phillips, quel modello che descrive la relazione inversa tra inflazione e disoccupazione. Quando questa relazione si inceppa, i margini di manovra si restringono in modo drammatico e la politica monetaria tradizionale diventa inefficace o addirittura controproducente.
È esattamente il dilemma davanti a cui si trovava la BCE questa mattina a Francoforte.

Cosa ha fatto la BCE

Il Consiglio direttivo guidato da Christine Lagarde ha alzato i tassi di 25 punti base nella riunione dell’11 giugno 2026. Il tasso sui depositi sale dal 2% al 2,25%, con effetto dal 17 giugno. Il tasso sulle operazioni di rifinanziamento principali passa al 2,40% e quello marginale al 2,65%.

Non è solo un numero. È il primo rialzo dal 2023, e arriva in un momento in cui l’inflazione armonizzata nell’Eurozona ha toccato il 3,2% a maggio, il livello più alto da settembre 2023. A trascinare i prezzi verso l’alto è soprattutto la componente energetica, con una crescita stimata intorno al 12% annuo, alimentata dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente.

Contestualmente, la BCE ha rivisto al ribasso le stime sulla crescita e al rialzo quelle sull’inflazione rispetto alle proiezioni di marzo. Un downgrade dell’outlook economico che arriva nel momento peggiore.

Il mercato non si ferma qui. Le curve dei tassi stanno già prezzando altri due interventi nel corso del 2026, con particolare attenzione alle riunioni di settembre e dicembre. In questo scenario il tasso sui depositi potrebbe raggiungere una forchetta compresa tra il 2,75% e il 3% entro fine anno.

Il nodo italiano: crescita debole e prezzi che mordono

Per l’Italia il quadro potrebbe essere ancora più delicato di quello europeo. Le stime ISTAT collocano la crescita del PIL attorno allo 0,7% per il 2026, un dato che lascia pochissimo margine agli imprevisti. Il deflatore della spesa delle famiglie potrebbe avvicinarsi al 3% in media d’anno, prima di normalizzarsi eventualmente nel 2027, in uno scenario ottimistico che presuppone una distensione delle tensioni geopolitiche.

La forbice che si aprirebbe tra inflazione reale e rendimento nominale degli investimenti è il vero nodo del problema. Chi detiene strumenti che rendono meno del costo della vita sta già perdendo potere d’acquisto ogni mese, anche se l’estratto conto non lo mostra in modo esplicito. È un meccanismo silenzioso, difficile da percepire nel breve periodo ma potenzialmente devastante nel medio.

Il rischio nascosto per chi detiene BTP

Il capitolo più delicato riguarda i BTP. In un regime di stagflazione, la logica di protezione che ha sempre caratterizzato i titoli di Stato italiani potrebbe trovarsi sotto pressione da due direzioni contemporaneamente.

La prima: se l’inflazione superasse strutturalmente il rendimento reale delle obbligazioni, il detentore perderebbe potere d’acquisto in modo continuativo nonostante la regolarità delle cedole. Il coupon arriva puntuale, certo. Ma compra sempre meno.

La seconda è quella che si è appena attivata oggi. Con la BCE che alza i tassi, i titoli obbligazionari già in circolazione subiscono una svalutazione di mercato. Chi detiene BTP a lunga scadenza potrebbe trovarsi con un rendimento bloccato su livelli inferiori al mercato e un valore nominale del titolo in calo simultaneamente.

Uno scenario già visto nel 2022, quando il rialzo dei tassi aveva colpito insieme azionario e obbligazionario, bruciando il modello di portafoglio bilanciato che molti consideravano intoccabile.

Aggiungici il possibile allargamento dello spread BTP/Bund, il deterioramento del deficit italiano e le implicazioni sul costo del debito pubblico, e il quadro che si compone non è rassicurante.

Cosa osservare nei prossimi mesi

Ci sono tre variabili da monitorare con attenzione. La prima è il prezzo del gas europeo TTF e del petrolio Brent: qualsiasi escalation nelle aree di crisi si trasferirebbe quasi immediatamente sui prezzi al consumo, riaprendo la forbice inflattiva.

La seconda è la comunicazione della BCE nelle prossime riunioni di settembre e dicembre. Ogni segnale di ulteriore inasprimento monetario potrebbe riprezzare l’intero mercato obbligazionario europeo in pochi giorni.

La terza è il deflatore della spesa delle famiglie italiane, un indicatore spesso ignorato ma che misura con precisione l’erosione reale del potere d’acquisto. Se questo dato restasse stabilmente sopra il rendimento reale dei BTP a medio termine, il quadro cambierebbe in modo sostanziale.

Quindi...

Chi ha costruito negli anni un portafoglio orientato ai BTP ha fatto scelte razionali, coerenti con il proprio profilo di rischio e con la storia recente del mercato obbligazionario italiano. Non c’è nulla di sbagliato in questo approccio, e non è questo il momento per decisioni affrettate o movimenti impulsivi.

Ma la stagflazione, quando si manifesta, non bussa alla porta. Si insinua lentamente attraverso dati che sembrano separati, revisioni quasi impercettibili, segnali che le istituzioni tendono a minimizzare fino a quando non è più possibile ignorarli. Quello che è successo oggi a Francoforte potrebbe essere solo il primo atto.

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