Cosa significa (veramente) la “Trump-recessione” per i mercati?

Tommaso Scarpellini

6 Marzo 2025 - 17:29

Trump eletto, mercati in euforia. Trump in azione, mercati in caduta libera. La “Trump-recessione” determinerà la fine di un’era? Ecco i possibili impatti su azioni e obbligazioni.

Cosa significa (veramente) la “Trump-recessione” per i mercati?

L’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca era stato accolto con entusiasmo dai mercati finanziari. Durante la campagna elettorale, le politiche economiche proposte sembravano generalmente favorevoli alla crescita delle borse. Sebbene la sua retorica protezionista e i dazi fossero un punto critico, essi venivano percepiti come elementi di scarsa rilevanza immediata, un po’ come accadde nel 2018.

Chi avrebbe mai pensato che, a meno di un mese dalla sua elezione, si sarebbe già parlato di «Trump-recessione»? Questo scenario inaspettato conferma una delle massime più citate dagli investitori contrarian: sui mercati, è sempre meglio aspettarsi l’opposto di ciò che sembra ovvio.

Ma cosa sta realmente accadendo e perché si parla di recessione? Ancora più importante, quali asset si possono considerare sicuri in questo periodo di incertezza?

Trump e il rally di tutto: un fuoco di paglia

Quando Trump ha preso il potere, la reazione iniziale dei mercati è stata un «everything rally». L’euforia legata alle politiche pro-mercato promesse ha portato l’azionario USA a nuovi massimi, nonostante un contesto già piuttosto tirato, con rapporti prezzo/utili (P/E) molto elevati rispetto alla media storica. Sembrava quasi un miracolo che il mercato potesse continuare a crescere.

Tuttavia, a posteriori, possiamo dire che quel rally è durato troppo poco. Dopo poche settimane, due tra i mercati più correlati all’amministrazione Trump, ovvero le criptovalute e le azioni, sono crollati. Le cause principali sono state attribuite alla rinnovata politica protezionistica e, in modo più sottile, a un clima di pessimismo diffuso.

Da un’economia percepita come «troppo forte» a una «troppo debole», il passo è stato incredibilmente breve. Secondo il modello GDPNow della Fed di Atlanta, il PIL degli Stati Uniti ha registrato una caduta verticale nel primo trimestre dell’anno. In una parola: incredibile.

Ma se la situazione macroeconomica sta mostrando segnali così negativi, perché Trump sembra intenzionato a proseguire su questa strada?

Una strategia mirata per abbassare i tassi?

Alcune indiscrezioni suggeriscono che la strategia della «Trump-recessione» sia in realtà una manovra per forzare un abbassamento dei tassi da parte della Federal Reserve.

Fino a poco tempo fa, il CME FedWatch Tool segnalava che i mercati stavano prezzando uno scenario in cui nel 2025 non ci sarebbero stati ulteriori tagli ai tassi. Tuttavia, con il peggioramento delle prospettive economiche, le aspettative si sono nuovamente spostate verso almeno tre tagli nel corso del 2025, in linea con le previsioni di fine 2024.

Quindi, Powell, nella riunione del 19 marzo, potrebbe finalmente dichiarare la continuazione del ciclo di tagli.

Ma perché abbassare i tassi se l’economia andava bene?

Non è tanto una questione di livello assoluto dei tassi, ma dello spread rispetto al tasso neutrale.

Se guardiamo al debito privato, possiamo dire che l’impatto dei tassi elevati è relativo, dato che molte aziende hanno finanziato il proprio debito a lungo termine con tassi bassi durante la pandemia. Ma lo stesso vale per il debito pubblico?

Dipende. Con i rendimenti dei Treasury sopra il 4%, l’onere del debito statunitense è diventato significativo. Sebbene la crescita economica prevista per il 2025 fosse stimata intorno al 2,8%, tassi così elevati rischiavano di rendere difficile l’emissione di nuovo debito, spingendo i rendimenti ancora più in alto e creando un circolo vizioso.

Possiamo quindi parlare di «Trump-recessione» come di una sorta recessione autoindotta per stabilizzare le finanze pubbliche?

Se si tratta solo di voci di corridoio, il ragionamento comunque sembra reggere. Tuttavia, noi analisti preferiamo basarci sui dati. E se i dati indicano una contrazione economica, allora un investitore dovrebbe prepararsi di conseguenza.

Cosa ha senso aspettarsi se dovesse veramente arrivare una recessione?

In un contesto di tassi elevati e dati macro in deterioramento, è logico aspettarsi:

  • Un futuro abbassamento dei tassi.
  • Un calo dei rendimenti obbligazionari.

Questo renderebbe i Treasury appetibili, soprattutto in un periodo di rotazione da asset costosi a asset più economici (con P/E più bassi). Infatti, il rendimento dei Treasury a 10 anni è recentemente sceso sotto il P/E forward dell’S&P 500, rendendoli particolarmente interessanti in ottica di equity risk premium.

Strategie di investimento per la Trump-recessione

In un contesto di recessione e possibili tagli ai tassi, quali sarebbe degli asset da monitorare con maggior attenzione?

  • Obbligazioni governative: con la prospettiva di tassi più bassi, i Treasury USA potrebbero rivalutarsi.
  • Rotazione settoriale: azioni value e difensive potrebbero sovraperformare rispetto ai titoli growth.
  • Asset reali: oro e petrolio potrebbero beneficiare di una politica monetaria più espansiva e di una maggiore incertezza macroeconomica.
  • Azioni di qualità: le aziende con solidi flussi di cassa e bassi livelli di indebitamento potrebbero resistere meglio a un rallentamento economico.
  • Liquidità e flessibilità: spesso, mantenere una quota di liquidità nel portafoglio consente di cogliere opportunità in caso di ribassi di mercato.

Il rischio: una recessione aiuta davvero il debito pubblico?

Certo, una recessione difficilmente porta con se grandi benefici per i mercati finanziari. Teoricamente, questo evento porta a un peggioramento del rapporto debito/PIL, aumentando il deficit. In tal caso, i mercati potrebbero chiedere premi di rischio più elevati per i titoli di Stato, rendendo il debito ancora più costoso da rifinanziare; questo abbatterebbe ulteriormente il prezzo delle obbligazioni, comportando l’esatto opposto di quanto ipotizzato precedentemente.

Se però la recessione fosse percepita come temporanea e strategica, il mercato potrebbe scontare in modo più forte il taglio dei tassi rispetto al rischio recessivo. In questo caso, i rendimenti obbligazionari potrebbero scendere rapidamente, riducendo il peso degli interessi sul debito e dando respiro all’economia.