2.000 euro che arrivano sul conto senza fare nulla, due volte l’anno. È l’obiettivo che spinge molti risparmiatori verso i titoli di Stato, così da avere una rendita che integra lo stipendio, senza dover vendere nulla e senza guardare il mercato ogni mattina.
Ma quanto capitale serve davvero? Qui la risposta si complica, perché non ne esiste una sola. Tra il BTP più «efficiente» e quello meno adatto allo scopo ballano oltre 300.000 euro di capitale investito, a parità di cedola incassata.
Guadagnare con le cedole dei BTP
Le cedole dei titoli di Stato italiani sono tassate al 12,5%. Per ottenere 2.000 euro netti ogni sei mesi serve quindi una cedola lorda semestrale di 2.285,71 euro, cioè 4.571,43 euro lordi all’anno.
Da qui ricaviamo il valore nominale necessario, dividendo la cedola lorda annua per il tasso del titolo:
- con una cedola del 5%: 4.571,43 ÷ 0,05 = 91.429 euro di nominale;
- con una cedola del 3,45%: 4.571,43 ÷ 0,0345 = 132.505 euro;
- con una cedola del 2,70%: 4.571,43 ÷ 0,027 = 169.312 euro.
Il capitale da investire, però, è un’altra cosa ancora e si ottiene moltiplicando il nominale per il prezzo di mercato. Un titolo che quota 105,98 costa più del suo valore nominale, uno che quota 96,22 costa meno. Si ricorda che i BTP si acquistano per multipli di 1.000 euro di valore nominale.
Gli scenari a confronto
La tabella seguente mostra cinque BTP a tasso fisso con cedola semestrale, ai prezzi di riferimento del 22 settembre 2026. Il nominale è arrotondato al multiplo di 1.000 euro che consente di superare i 2.000 euro netti a cedola.
| BTP | ISIN | Cedola | Prezzo | Nominale | Capitale | Cedola netta semestrale |
|---|---|---|---|---|---|---|
| Scad. 01/10/2055 | IT0005668238 | 4,65% | 96,29 | 99.000 € | 95.327 € | 2.014 € |
| Scad. 01/08/2034 | IT0003535157 | 5,00% | 105,98 | 92.000 € | 97.502 € | 2.013 € |
| Scad. 01/11/2033 | IT0005544082 | 4,35% | 101,92 | 106.000 € | 108.035 € | 2.017 € |
| Scad. 15/07/2031 | IT0005595803 | 3,45% | 98,56 | 133.000 € | 131.085 € | 2.007 € |
| Scad. 01/10/2030 | IT0005654642 | 2,70% | 96,22 | 170.000 € | 163.574 € | 2.008 € |
Lo stesso incasso semestrale richiede quindi da 95.000 a 164.000 euro di capitale e il divario si allarga ancora se si guarda ai titoli con cedole molto basse, emessi negli anni dei tassi a zero. Con il BTP scadenza 1° agosto 2030 (IT0005403396), cedola 0,95% e prezzo 90,32, ad esempio, servirebbero 482.000 euro di nominale e circa 435.000 euro di capitale per ottenere gli stessi 2.000 euro netti a semestre.
Occhio alla differenza tra cedola e rendimento
Cedola e rendimento sono due cose diverse. La cedola è il flusso di cassa periodico, mentre il rendimento a scadenza tiene conto anche della differenza tra il prezzo pagato e i 100 euro che lo Stato rimborsa alla scadenza.
Un titolo con cedola alta generalmente quota sopra la pari, chi compra a 105,98 incassa cedole generose, ma alla scadenza riceve 100. Nell’esempio del BTP 2034, i 97.502 euro investiti tornano indietro come 92.000 euro di rimborso, per una perdita di 5.502 euro, che si traduce in una minusvalenza utilizzabile in compensazione entro quattro anni.
Al contrario, chi compra sotto la pari incassa cedole più contenute ma recupera la differenza alla scadenza. Con il BTP 2031 a 98,56, i 131.085 euro investiti diventano 133.000 euro alla scadenza: 1.915 euro di guadagno lordo, 1.676 netti dopo l’imposta del 12,5%. Con il BTP 2030 a 96,22 il recupero sale a 6.426 euro lordi, pari a 5.623 netti.
Per confrontare davvero i titoli, quindi, il parametro corretto resta il rendimento netto a scadenza: 3,28% per il BTP 2030, 3,33% per quello 2031, 3,55% per quello 2033, 3,61% per il 2034 e 4,33% per il 2055.
I costi da considerare
Ai 4.000 euro netti annui va sottratta l’imposta di bollo sul dossier titoli, pari allo 0,20% del controvalore.
Su un capitale di circa 95.000 euro sono 191 euro l’anno, su 131.000 euro salgono a 262 e su 163.500 arrivano a 327. La rendita netta effettiva scende quindi tra i 3.689 e i 3.837 euro, a seconda dello scenario.
A questo si aggiungono le commissioni di acquisto dell’intermediario e, se il titolo viene comprato sul mercato secondario tra una cedola e l’altra, il rateo - la quota di cedola già maturata, che si paga al venditore e si recupera al primo stacco.
Il calendario delle cedole
Un aspetto spesso trascurato è quando arrivano i soldi. Le cedole semestrali seguono le date di scadenza del titolo:
- IT0005595803: 15 gennaio e 15 luglio;
- IT0003535157: 1° febbraio e 1° agosto;
- IT0005654642 e IT0005668238: 1° aprile e 1° ottobre;
- IT0005544082: 1° maggio e 1° novembre.
Chi preferisce incassi più frequenti può dividere il capitale tra due titoli con date diverse. Metà nominale sul BTP 2031 (gennaio e luglio) e metà su quello 2033 (maggio e novembre) produce quattro incassi da circa 1.000 euro netti l’anno, invece di due da 2.000.
I rischi da mettere in conto
Le cedole già incassate restano acquisite e chi vende prima della scadenza recupera nel prezzo anche il rateo maturato. Quello che dipende dal portare il titolo fino in fondo è il rimborso del capitale, poiché solo a scadenza lo Stato restituisce 100, mentre chi vende prima incassa il prezzo di mercato del momento, che può essere superiore o inferiore a quello pagato. Se i rendimenti di mercato salgono, il valore del titolo scende. Il BTP 2055 offre la rendita con il capitale più basso, ma è anche quello più esposto, d’altronde è il prezzo da pagare per godere di un rendimento superiore.
E poi c’è il tanto chiacchierato effetto inflazione: 2.000 euro netti fra dieci anni compreranno meno di oggi. Chi costruisce una rendita su un orizzonte lungo può valutare anche i titoli indicizzati, che però hanno una struttura delle cedole diversa e non garantiscono un incasso fisso.
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