Come leggere il bilancio di un’azienda anche se non sei un esperto

Redazione Imprese

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Da quali pagine partire, quali numeri guardare e quali segnali non ignorare: una guida pratica per leggere il bilancio di un’azienda in mezz’ora.

Come leggere il bilancio di un'azienda anche se non sei un esperto

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Un nuovo cliente vuole pagare a 90 giorni, un fornitore ti propone un contratto di tre anni, un conoscente ti offre di entrare come socio nella sua Srl. In tutti e tre i casi la domanda è la stessa: questa azienda sta bene? Per rispondere non serve essere commercialisti. Bastano il bilancio, una mezz’ora e cinque o sei numeri.

Questa guida è pensata per chi guarda un’azienda da fuori: imprenditori e uffici acquisti che valutano clienti e fornitori, chi sta per investire o entrare in una società, ma anche un dipendente che vuole capire come va il proprio datore di lavoro o chi sta per accettare un’offerta. Segue l’ordine con cui conviene leggere il bilancio, spiega cosa dice ogni numero e quali segnali meritano una telefonata prima di firmare.

Quali aziende hanno un bilancio pubblico

Il bilancio è pubblico per le società di capitali, cioè Spa, Srl e Sapa (società in accomandita per azioni), e per le cooperative. Devono depositarlo ogni anno al Registro delle imprese entro 30 giorni dall’approvazione (articolo 2435 del Codice civile), e da quel momento chiunque può consultarlo.

Ditte individuali, Snc e Sas non hanno questo obbligo: i loro conti si possono conoscere solo se è l’azienda a fornirli. Più avanti vediamo come comportarsi in questo caso.

Le regole sul deposito sono le stesse da anni. Sono cambiate invece, con il decreto legislativo 125/2024, le soglie per i bilanci semplificati, applicate secondo l’interpretazione prevalente già ai bilanci del 2024. Le società più piccole possono redigere il bilancio in forma abbreviata o “micro”, con meno dettagli:

  • bilancio abbreviato (articolo 2435-bis del Codice civile): per chi non supera due di questi tre limiti, 5,5 milioni di euro di attivo, 11 milioni di ricavi, 50 dipendenti;
  • bilancio delle micro-imprese (articolo 2435-ter): per chi non supera due di questi tre limiti, 220.000 euro di attivo, 440.000 euro di ricavi, 5 dipendenti.

I numeri principali di questa guida ci sono comunque sempre.

Quando esce il bilancio e quale anno si legge

L’assemblea approva il bilancio entro 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio. Il termine può arrivare a 180 giorni solo se lo statuto lo prevede e se lo giustificano particolari esigenze legate alla struttura o all’attività della società, che gli amministratori devono motivare (articolo 2364 del Codice civile, richiamato per le Srl dall’articolo 2478-bis). Poi ci sono 30 giorni per il deposito.

Per il bilancio 2025 di una società con esercizio chiuso il 31 dicembre 2025, le scadenze sono state:

  • con approvazione nei 120 giorni, entro il 30 aprile 2026, il deposito andava fatto entro il 30 maggio 2026, che cadendo di sabato è slittato a lunedì 1° giugno;
  • con approvazione nei 180 giorni, entro il 29 giugno 2026, il deposito andava fatto entro il 29 luglio 2026.

Se l’assemblea approva prima della scadenza, i 30 giorni per il deposito partono dalla data effettiva di approvazione.

Oggi, quindi, il bilancio 2025 è normalmente già consultabile. Quello del 2026 arriverà nella primavera-estate del 2027. Il ritardo nel deposito costa agli amministratori una sanzione da 103 a 1.032 euro (articolo 2630 del Codice civile).

Come ottenere il bilancio

  1. Cerca l’azienda per Partita IVA o codice fiscale, più sicuri della ragione sociale quando ci sono nomi simili.
  2. Guarda prima i dati sintetici: molte banche dati, tra cui Money Aziende, riportano ricavi, EBITDA, utile e dipendenti già estratti dai bilanci depositati. Per i primi tre passi di questa guida bastano.
  3. Se servono stato patrimoniale e nota integrativa, acquista il bilancio ottico, cioè la copia del documento depositato. Si ottiene dal portale del Registro delle imprese delle Camere di commercio (registroimprese.it), allo sportello camerale o da piattaforme autorizzate. Online si crea un account, si cerca l’impresa, si sceglie l’anno del bilancio e si paga con carta o credito prepagato: il PDF si scarica subito dopo il pagamento. Il costo è legato ai diritti di segreteria fissati a livello nazionale, a cui le piattaforme aggiungono il proprio servizio.
  4. Se l’azienda è la tua, il titolare o il legale rappresentante può scaricare gratis il bilancio dal cassetto digitale dell’imprenditore (impresa.italia.it): si accede con SPID, CIE o CNS, si seleziona la propria impresa e, nella sezione dei documenti, si scaricano visura e bilanci depositati.

Un’alternativa gratuita c’è quasi sempre: chiedere il bilancio direttamente all’azienda. Una società che sta trattando con te non ha motivo di negartelo, visto che è comunque pubblico.

Com’è fatto un bilancio

  • Il conto economico racconta l’anno: quanto l’azienda ha venduto, quanto ha speso e quanto le è rimasto.
  • Lo stato patrimoniale è una fotografia al giorno di chiusura: cosa l’azienda possiede (attivo) e con quali soldi lo ha pagato (patrimonio netto e debiti).
  • La nota integrativa spiega le voci, i criteri usati e i fatti rilevanti.

Il consiglio è partire dal conto economico, che è più intuitivo, e passare poi allo stato patrimoniale.

1. Fatturato: quanto vende

Il primo numero è la voce A1 “Ricavi delle vendite e delle prestazioni” del conto economico. Dice la dimensione dell’azienda, non la sua salute: una società può vendere molto e perdere soldi.

Conviene guardare subito la colonna dell’anno precedente, che il bilancio riporta sempre accanto. Una crescita del 10% è un buon segno solo se anche i margini tengono.

2. EBITDA: quanto rende l’attività

L’EBITDA è il margine prodotto dall’attività prima di ammortamenti, interessi e imposte. Nello schema del Codice civile non compare come voce a sé: si ottiene sommando al risultato operativo (differenza tra le lettere A e B del conto economico) gli ammortamenti e le svalutazioni.

Il calcolo funziona anche con un bilancio abbreviato o micro: le voci di costo possono essere accorpate, ma il totale degli ammortamenti e delle svalutazioni (voce B10) resta indicato, quindi basta aggiungerlo alla differenza tra valore e costi della produzione.

Più del valore assoluto conta il rapporto con i ricavi, l’EBITDA margin. Cambia moltissimo da un settore all’altro. Come ordine di grandezza indicativo, la grande distribuzione alimentare lavora spesso con margini di pochi punti percentuali, molte imprese manifatturiere si collocano tra il 7 e il 15%, mentre software e servizi digitali possono superare il 20%. Il riferimento più affidabile, però, è sempre il confronto con aziende dello stesso codice ATECO e di dimensione simile, sugli stessi anni.

3. Utile netto: cosa resta alla fine

L’utile o perdita dell’esercizio è l’ultima riga del conto economico. Una perdita non è sempre un allarme: può dipendere da un investimento importante o da una svalutazione una tantum. Diverso è il caso di perdite per più anni di fila, che consumano il patrimonio dell’azienda.

Anche un utile molto alto in un solo anno va controllato: la vendita di un immobile o di una partecipazione può gonfiare il risultato senza che l’attività sia migliorata. La nota integrativa lo spiega.

4. Patrimonio netto: su quali soldi si regge

Passando allo stato patrimoniale, il primo numero da cercare è il patrimonio netto, prima voce del passivo (lettera A). Sono i mezzi propri dell’azienda: capitale versato dai soci più gli utili accumulati negli anni, meno le perdite.

Un patrimonio netto negativo vuol dire che le perdite hanno consumato tutto il capitale: è il segnale più serio che si possa trovare in un bilancio. Un patrimonio netto molto basso rispetto al totale dell’attivo, per esempio sotto il 10%, indica un’azienda che vive quasi solo di debiti.

5. Debiti e crediti: l’equilibrio di cassa

Nel passivo i debiti sono divisi tra quelli da pagare entro l’anno e quelli oltre. Nell’attivo, i crediti verso clienti sono i soldi che l’azienda deve ancora incassare. Due controlli semplici:

  • debiti entro l’anno contro attivo circolante: se i debiti a breve superano crediti, magazzino e liquidità messi insieme, l’azienda rischia di non avere abbastanza risorse per pagare i fornitori nei prossimi dodici mesi;
  • giorni medi di incasso: crediti verso clienti divisi per i ricavi, moltiplicati per 365. Se il risultato passa da 60 a 120 giorni in un anno, i clienti stanno pagando molto più tardi, oppure qualcuno non sta pagando affatto.

Un esempio con i numeri

Prendiamo una Srl ipotetica:

  • ricavi: 3.000.000 euro (anno prima 2.700.000);
  • EBITDA: 270.000 euro, cioè il 9% dei ricavi;
  • utile netto: 80.000 euro;
  • patrimonio netto: 600.000 euro su un totale attivo di 2.400.000;
  • crediti verso clienti: 900.000 euro;
  • debiti entro l’anno: 1.100.000 euro, contro un attivo circolante di 1.500.000.

La lettura: l’azienda cresce dell’11%, ha un margine discreto e chiude in utile. Il patrimonio netto vale il 25% dell’attivo, una struttura accettabile. I debiti a breve sono coperti dall’attivo circolante. Il punto da approfondire sono i crediti: 900.000 euro su 3 milioni di ricavi significano circa 110 giorni medi di incasso. Se fosse un tuo cliente, sapresti già che tende a pagare lentamente.

I segnali da non ignorare

  • patrimonio netto negativo o in forte calo;
  • perdite per due o più anni consecutivi;
  • debiti a breve superiori all’attivo circolante;
  • crediti verso clienti che crescono molto più dei ricavi;
  • una relazione del revisore o del collegio sindacale con “rilievi” o con un richiamo alla continuità aziendale;
  • il bilancio dell’ultimo anno non depositato.

Nessuno di questi segnali basta da solo a bocciare un’azienda, ma ognuno merita una domanda prima di firmare. Chi vuole spingersi oltre può passare agli indici di bilancio, che mettono in rapporto i numeri tra loro.

Casi particolari

  • Micro-imprese e bilanci abbreviati: alcune voci sono accorpate e può mancare la nota integrativa. Ricavi, utile, patrimonio netto e totale dei debiti ci sono, ma la divisione dei debiti per tipo spesso no.
  • Startup: nei primi anni perdite ed EBITDA negativo sono normali. Conta quanta liquidità resta e per quanti mesi basta.
  • Società in liquidazione: devono continuare a depositare un bilancio ogni anno (articolo 2490 del Codice civile), ma raccontano un’attività in chiusura, non da valutare come partner futuro.
  • Gruppi: il bilancio della capogruppo può dire poco. Se esiste, conta il consolidato, che è più completo.
  • Banche e assicurazioni: seguono schemi di bilancio diversi e si valutano con indicatori di vigilanza.

Se il bilancio non c’è o i conti non tornano

  • Il bilancio non risulta depositato: controlla la visura, perché la società potrebbe essere nuova o in liquidazione. Altrimenti chiedi spiegazioni all’azienda. Per verificare lo stato dei depositi ci si può rivolgere all’ufficio del Registro delle imprese della Camera di commercio della sede legale.
  • L’azienda non è obbligata a depositare, come una ditta o una Snc, e non fornisce i conti: per queste imprese non esiste un archivio pubblico dei bilanci. La visura camerale non riporta i numeri economici, ma indica da quanto tempo l’impresa è attiva e quanti addetti ha; i servizi di informazioni commerciali possono offrire stime e valutazioni di affidabilità, che però non sostituiscono i conti veri. Puoi chiedere all’azienda la dichiarazione dei redditi o un prospetto firmato dal commercialista. Se non arrivano, tutelati nel contratto: pagamento anticipato o a stati di avanzamento, garanzie, fideiussioni o un’assicurazione sui crediti.
  • I numeri non sono chiari: prima di firmare un accordo importante conviene farli leggere al proprio commercialista. Per contratti di valore elevato o per l’ingresso in una società si può chiedere una due diligence, cioè una verifica completa affidata a professionisti.

Dove consultare i dati di bilancio di un’azienda

Su Money Aziende puoi cercare un’azienda per ragione sociale o Partita IVA. La scheda riporta ricavi, EBITDA, utili e dipendenti degli ultimi bilanci depositati, con uno storico fino a sette esercizi, per fare i primi tre passi di questa guida senza aprire il documento. Con la funzione Confronto aziende puoi mettere due imprese una accanto all’altra e vedere il margine EBITDA e il margine netto dell’ultimo bilancio.

Per stato patrimoniale, crediti, debiti e nota integrativa serve il bilancio completo: dalla sezione Documenti e Visure della scheda si può acquistare il bilancio ottico, oltre a visura ordinaria, visura storica e certificato di iscrizione. I costi sono indicati sulla piattaforma prima dell’acquisto.

Articolo revisionato da Giorgia Paccione il

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