Come capire se un’azienda è solida con gli indici di bilancio

Redazione Imprese

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Quali indici controllare per capire se un’azienda guadagna, paga i debiti in breve tempo e regge l’indebitamento: formule, valori di riferimento e un esempio con i numeri.

Come capire se un'azienda è solida con gli indici di bilancio

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Un utile di un milione di euro è tanto o poco? Dipende. Per un’azienda che fattura 5 milioni è un risultato eccellente, per una che ne fattura 200 è quasi un pareggio. I singoli numeri del bilancio dicono poco finché non li si mette uno accanto all’altro: è questo il lavoro degli indici di bilancio.

Servono a chi deve decidere se fidarsi di un’impresa: il fornitore che concede 90 giorni di pagamento, l’azienda che sceglie un partner per un progetto pluriennale, chi valuta l’acquisto di quote, il consulente che prepara una richiesta di finanziamento. Le banche li calcolano sempre prima di concedere credito, e conviene sapere in anticipo quali numeri guarderanno.

Non serve un software: bastano il bilancio depositato e una calcolatrice. Ecco quali indici controllare, come si calcolano e quali valori considerare.

Da dove si prendono i dati

Gli indici si costruiscono con le voci di due prospetti del bilancio d’esercizio: lo stato patrimoniale, che fotografa cosa l’azienda possiede e come lo ha finanziato, e il conto economico, che racconta ricavi, costi e risultato dell’anno.

Il bilancio è pubblico per le società di capitali (Spa, Srl, Sapa). L’assemblea deve approvarlo entro 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio, o entro 180 se lo statuto lo prevede (articolo 2364 del Codice civile, richiamato per le Srl dall’articolo 2478-bis). Gli amministratori lo depositano poi al Registro delle imprese entro 30 giorni dall’approvazione (articolo 2435). Per chi chiude l’esercizio a fine dicembre, quindi, i dati dell’anno precedente arrivano tra giugno e agosto.

Il bilancio depositato si ottiene a pagamento attraverso i canali ufficiali delle Camere di commercio o i distributori autorizzati, come Money Aziende. Se l’ultimo bilancio manca, conviene partire dalla visura: la società potrebbe essere appena nata, in liquidazione o solo in ritardo. Il ritardo costa agli amministratori una sanzione da 103 a 1.032 euro, ridotta a un terzo se il deposito arriva entro 30 giorni dalla scadenza (articolo 2630). Se però si tratta di un cliente o di un fornitore e il bilancio manca da più di un anno, conviene chiedere spiegazioni all’azienda prima di andare avanti.

Un’avvertenza: le piccole società possono redigere il bilancio in forma abbreviata e le micro-imprese in forma ancora più sintetica. Alcune voci risultano accorpate e certi indici, come quelli di liquidità, si possono calcolare solo in modo approssimativo.

Gli indici da controllare, in sintesi

Indice Come si calcola Cosa misura Valori di riferimento
EBITDA margin EBITDA / ricavi Margine prodotto dall’attività caratteristica Molto variabile per settore
ROS Reddito operativo (EBIT) / ricavi Quanto resta dalle vendite dopo tutti i costi operativi Molto variabile per settore
ROI Reddito operativo / totale attivo Rendimento di tutto il capitale impiegato Più alto del costo medio del debito
ROE Utile netto / patrimonio netto Rendimento per i soci Più alto del ROI e di un investimento senza rischio
Current ratio Attivo corrente / passività correnti Copertura dei debiti a breve Sopra 1,5 buono, tra 1 e 1,5 da monitorare, sotto 1 critico
Quick ratio (Attivo corrente - rimanenze) / passività correnti Copertura dei debiti a breve senza vendere il magazzino Da 1 in su buono, tra 0,5 e 1 da monitorare, sotto 0,5 critico
Indipendenza finanziaria Patrimonio netto / totale attivo Quota di attivo finanziata dai soci Sopra il 50% solido, tra 30% e 50% equilibrato, sotto il 20% fragile
PFN / patrimonio netto Debiti finanziari netti / patrimonio netto Debito verso banche per ogni euro dei soci Sotto 2 buono, sopra 5 rischioso
PFN / EBITDA Debiti finanziari netti / EBITDA Anni di margine necessari a ripagare il debito Sotto 4 buono, sopra 6 ad alto rischio

I valori di riferimento sono quelli in uso nella prassi di analisti e banche nel 2026, non soglie di legge. Cambiano molto da un settore all’altro: per questo il confronto più utile resta quello con aziende simili.

Se vuoi approfondire la parte teorica, trovi la definizione completa degli indici di bilancio e il metodo di calcolo dell’analisi di bilancio per indici, con le riclassificazioni da cui partono gli analisti.

Redditività: l’azienda guadagna abbastanza?

Il primo indice da guardare è l’EBITDA margin, cioè l’EBITDA diviso per i ricavi. Dice quanti centesimi di margine restano su ogni euro venduto, prima di ammortamenti, interessi e imposte. Una catena di supermercati può lavorare con margini del 4-6%, una software house può superare il 25%: i due numeri non sono confrontabili tra loro, mentre lo sono con quelli dei rispettivi concorrenti.

Il ROS (return on sales) fa un passo in più: usa il reddito operativo, quindi tiene conto anche degli ammortamenti. Se l’EBITDA margin è buono e il ROS molto più basso, l’azienda ha investito tanto in impianti e macchinari, e quegli investimenti pesano sul risultato.

Il ROI (return on investment) confronta il reddito operativo con tutto ciò che l’azienda impiega, cioè il totale dell’attivo. È il rendimento dell’impresa come macchina produttiva, a prescindere da come è finanziata. Un controllo semplice: se il ROI è più basso del tasso medio pagato sui debiti, ogni euro preso in prestito rende meno di quanto costa. Il costo medio del debito si stima dividendo gli oneri finanziari del conto economico per i debiti finanziari: 60.000 euro di interessi su 1.200.000 euro di debiti fanno il 5%. Le banche non fissano una soglia unica per ROI e ROE, ma guardano proprio questa differenza: finché il ROI supera il costo del debito, indebitarsi fa crescere il rendimento per i soci; quando scende sotto, lo erode.

Il ROE (return on equity) divide l’utile netto per il patrimonio netto e misura il rendimento per i soci. Il termine di paragone naturale è ciò che renderebbe un investimento quasi senza rischio, come un titolo di Stato: se per anni il ROE resta sotto quel livello, il capitale messo nell’impresa rende poco rispetto al rischio che corre. Va però letto con attenzione: un ROE molto alto può derivare da un patrimonio netto ridotto all’osso. Un’azienda con 50.000 euro di mezzi propri e 40.000 euro di utile ha un ROE dell’80%, ma con così poco capitale una sola annata storta può azzerarla.

Liquidità: riesce a pagare i debiti a breve?

Un’impresa può essere in utile e restare comunque senza soldi in cassa. Succede quando i clienti pagano a 120 giorni e i fornitori vanno pagati a 30, o quando il magazzino cresce più delle vendite. Gli indici di liquidità servono a intercettare questo rischio.

  • Il current ratio confronta l’attivo corrente (liquidità, crediti esigibili entro l’anno, rimanenze) con le passività correnti, cioè i debiti da pagare entro dodici mesi. Sotto 1 l’azienda ha più debiti a breve che risorse per coprirli.
  • Il quick ratio è più severo, perché toglie dal calcolo il magazzino, che non sempre si vende in fretta e al prezzo di bilancio. È l’indice da guardare con più attenzione prima di concedere una dilazione a un cliente: un valore intorno a 1 vuol dire che crediti e liquidità bastano a coprire i debiti a breve anche senza vendere la merce in giacenza.

Solidità e debiti: quanto pesa il capitale di terzi?

L’indice di indipendenza finanziaria è il rapporto tra patrimonio netto e totale attivo. Indica quanta parte di ciò che l’azienda possiede è stata pagata dai soci e non dai creditori. Sopra il 50% l’impresa si finanzia soprattutto con mezzi propri, tra il 30% e il 50% la struttura è considerata equilibrata, sotto il 20% la dipendenza dai finanziatori esterni è forte.

Per valutare il debito si parte dalla posizione finanziaria netta (PFN): debiti verso banche e altri finanziatori meno la liquidità disponibile. Due rapporti la rendono leggibile.

  • PFN / patrimonio netto: quanti euro di debito finanziario ci sono per ogni euro dei soci. Sotto 2 la situazione è considerata buona, sopra 5 l’impresa è sottocapitalizzata.
  • PFN / EBITDA: quanti anni di margine operativo servirebbero per ripagare il debito. Le linee guida della BCE sulle operazioni a leva, pubblicate a maggio 2017, considerano ad alto rischio i finanziamenti che portano il debito complessivo oltre 6 volte l’EBITDA. Nella prassi molte banche si fermano prima, a 4 o 5. Se la PFN è negativa, l’azienda ha più liquidità che debiti finanziari.

Il debito in sé non è un problema: imprese industriali, logistica e immobiliare ne usano molto per finanziare gli investimenti. Il problema nasce quando cresce più in fretta della capacità di generare margini.

Un esempio con i numeri

Prendiamo una Srl ipotetica con questi dati di bilancio:

  • ricavi: 4.000.000 euro;
  • EBITDA: 400.000 euro;
  • reddito operativo: 250.000 euro;
  • utile netto: 150.000 euro;
  • totale attivo: 3.000.000 euro, di cui 1.500.000 di attivo corrente (500.000 sono rimanenze);
  • patrimonio netto: 900.000 euro;
  • passività correnti: 1.100.000 euro;
  • debiti finanziari: 1.200.000 euro, liquidità 200.000 euro, quindi PFN di 1.000.000 euro.

Gli indici risultano così:

  • EBITDA margin: 10%;
  • ROS: 6,3%;
  • ROI: 8,3%;
  • ROE: 16,7%;
  • current ratio: 1,36;
  • quick ratio: 0,91;
  • indipendenza finanziaria: 30%;
  • PFN / patrimonio netto: 1,1;
  • PFN / EBITDA: 2,5.

La lettura: l’azienda guadagna bene e il debito è sostenibile, dato che con due anni e mezzo di margine potrebbe ripagarlo. Il punto debole è la liquidità. Il current ratio di 1,36 è nella fascia da monitorare e il quick ratio di 0,91 è poco sotto 1: senza vendere il magazzino, crediti e cassa non coprono del tutto i debiti a breve. Se fosse un tuo cliente, prima di allungare i termini di pagamento varrebbe la pena chiedere come vanno gli incassi.

Gli errori da evitare

Il più frequente è guardare un solo anno. Un indice preso da solo è una fotografia: confrontato con i due o tre esercizi precedenti mostra se l’azienda sta migliorando o peggiorando. Un current ratio di 1,3 in salita da 0,9 racconta una storia diversa da un 1,3 in discesa da 2.

Il secondo è confrontare aziende di settori diversi. Per trovare imprese davvero simili il punto di partenza è il codice ATECO, affiancato da fatturato e area geografica.

Il terzo è non accorgersi degli eventi straordinari. La vendita di un immobile può gonfiare l’utile di un anno, una svalutazione può affossarlo. Prima di trarre conclusioni conviene leggere la nota integrativa e la relazione sulla gestione, quando c’è, per capire da dove arrivano i numeri.

Settori e casi in cui gli indici cambiano

Le soglie viste finora valgono per le imprese industriali, commerciali e di servizi. In alcuni casi vanno lette in un altro modo:

  • società di servizi senza magazzino: senza rimanenze current ratio e quick ratio coincidono, e conta soprattutto quanto in fretta incassano i crediti;
  • immobiliari: le rimanenze sono immobili da vendere, quindi il quick ratio dice poco e un debito elevato è normale. Più utile il rapporto tra debiti e valore degli immobili;
  • holding: i ricavi sono spesso dividendi delle partecipate, quindi l’EBITDA conta poco. Meglio guardare il bilancio consolidato del gruppo;
  • startup: nei primi anni EBITDA e utile negativi sono normali. Più che la redditività conta quanta cassa resta e per quanti mesi basta;
  • banche e assicurazioni: hanno schemi di bilancio propri, fissati dalla Banca d’Italia e dall’IVASS, e si valutano con indicatori di vigilanza come il CET1 ratio per le banche e l’indice di solvibilità Solvency II per le compagnie. Gli indici di questa guida non si applicano.

Se i numeri cambiano molto da un anno all’altro senza una ragione evidente, la nota integrativa di solito spiega riclassificazioni e operazioni straordinarie. Se restano dubbi, la persona giusta a cui chiedere è il commercialista o, per un’azienda con cui lavori, l’ufficio amministrativo dell’azienda stessa.

Come calcolarli con Money Aziende

Su Money Aziende la scheda di ogni azienda riporta ricavi, EBITDA, utili e dipendenti degli ultimi bilanci depositati, fino a sette anni. Con questi dati si ricavano subito l’EBITDA margin e l’andamento nel tempo.

Inoltre, la funzione Confronto aziende mette due imprese una accanto all’altra con margine EBITDA e margine netto dell’ultimo bilancio. Per gli abbonati mostra anche ROE, ROI e ROS.

Per gli indici che richiedono lo stato patrimoniale completo, come liquidità e PFN, serve il bilancio integrale: dalla sezione Documenti e Visure si può scaricare il bilancio ottico, ovvero la copia del documento depositato al Registro delle imprese.

Articolo revisionato da Giorgia Paccione il

Commenti

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Ma alla fine, tutto dipende anche da come si muove il mercato, no? Certi indici possono essere fuorvianti. E se poi il sole e il fisco agevolato sono dall’altra parte, che ce ne facciamo di un bilancio solido?

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