Una pianificazione patrimoniale approssimativa rischia di compromettere la nostra serenità futura e di coinvolgere anche i nostri cari in tale situazione. In genere queste crisi si risolvono con una svendita dei beni accumulati con sacrificio.
Un patrimonio più facilmente gestibile è la dimostrazione concreta dell’amore nei confronti di noi stessi e dei nostri cari: e una buona pianificazione successoria metterà i nostri cari in condizione di vivere in in tranquillità ed armonia, evitando litigi e conflitti.
Oggi tratteremo un aspetto del rischio di avere troppi immobili.
Non sto parlando solo della pianificazione della successione, ma anche di come affrontare serenamente gli anni finali della nostra vita, quando potremmo essere più deboli.
Grazie ai progressi nella medicina viviamo più a lungo, ma è importante considerare che con l’avanzare dell’età, diventeremo più deboli e potremmo non essere in grado di amministrare facilmente il nostro patrimonio.
I dati ci dicono che, a struttura fiscale invariata, entro il 2050 il gettito fiscale derivante dalle successioni in Italia raddoppierà. Questo perché facciamo meno figli e i patrimoni verranno ereditati da un numero limitato di persone: la concentrazione di ricchezza, anche se si mantenesse inalterata la franchigia attuale, genererà un elevato gettito di imposta di successione.
Si sta creando cioè un “imbuto immobiliare ereditario”, poiché la maggior parte del patrimonio privato italiano, circa i due terzi del totale, consiste in beni immobiliari.
Gli immobili richiedono deflussi di denaro, sia per pagare le tasse ordinarie che per la manutenzione ed esiste un rischio concreto che, quando saremo fisicamente deboli, potremmo trovarci in difficoltà per carenza di liquidità. E costringerci a svendere.
La liquidità degli affitti potrebbe non bastare per affrontare contemporaneamente gli impegni per la nostra cura, la sussistenza dei nostri cari, la manutenzione del patrimonio.
Ma non solo: i nostri eredi potrebbero essere difficoltà a pagare le imposte successorie.
La soluzione? Non esiste una risposta universale; ogni situazione va valutata caso per caso.
Un modo semplice per affrontare il problema potrebbe essere la cessione della nuda proprietà dell’immobile all’erede o a un terzo. Questa soluzione permette di sfruttare le attuali e vantaggiose franchigie sull’imposta di successione ma è anche la meno efficiente: per patrimoni di un certo spessore esistono opzioni di diritto italiano più interessanti.
Resta il fatto che un elemento chiave per ogni decisione razionale è la valutazione accurata delle alternative: nel caso della nuda proprietà le cifre oggi proposte per la transazione sono calcolate applicando al valore dell’immobile una percentuale indicata dalle tabelle del Ministero dell’Economia.
Tuttavia, queste tabelle servono principalmente a stabilire la distribuzione delle imposte tra il nudo proprietario e l’usufruttuario, ma non servono a determinare il reale valore di mercato del diritto che viene scambiato, e quindi a stabilire la convenienza o meno dell’operazione.
Quindi se state considerando un ventaglio di opportunità di investimento e tra queste c’è l’acquisto di una nuda proprietà, non dovreste fare i conti usando le tabelle ministeriali che vi proporranno il notaio o l’agente immobiliare: di questi tempi sono esageratamente sbilanciate a favore dei venditori.