Come gestire al meglio i tuoi soldi tra azioni, obbligazioni e liquidità

Stefano Vozza

15 Maggio 2025 - 07:53

Massimizzare il rendimento minimizzando i rischi e i costi di gestione del portafoglio. Vediamo come farlo al meglio

Come gestire al meglio i tuoi soldi tra azioni, obbligazioni e liquidità

Chi lo ha detto che per gestire un portafoglio servano per forza strategie astruse e/o prodotti di investimento che altri non possiedono?

Niente di più falso dalla realtà. La “semplicità” spesso ripaga meglio di qualunque congettura mentale, per più motivi:

  • battere i mercati (specie il capitale di rischio) sul medio lungo termine è difficile, e a larghi tratti impossibile. Il pensiero umano è guidato da emozioni, aspettative e sensazioni spesso di parte e non neutrali, mentre i mercati li guida o il buy o il sell;
  • non si è “ossessionati” dalla ricerca del giusto timing di entrata o di uscita dei mercati, ossia dalla ricerca del minimo o massimo;
  • si riducono i costi di gestione e il numero degli interventi su un dato portafoglio. Ancora, si evitano eventuali sovrapposizioni di prodotti e/o il dover intervenire tante volte con il rischio di creare più confusione che altro.

Vediamo allora come gestire al top i tuoi soldi, che siano 20.000 o 2 milioni di euro, tra azioni, obbligazioni e liquidità.

La strategia del permanent portfolio per gestire un capitale

Negli anni si sono sviluppate molte strategie di investimento per soddisfare le esigenze dei risparmiatori. Tra quelle relativamente semplici e con un buon rapporto rischio-rendimento c’è il permanent portfolio di Harry Brown. È una strategia di lungo termine che guarda all’essenza e che ricerca la protezione al capitale in ogni fase del ciclo economico. Essa prevede che il capitale, di qualunque dimensione esso sia, sia scisso in 4 asset class (25% a componente):

  • azionariato: la fiche più rischiosa del portafoglio ma dalla quale sono attesi i maggiori ritorni sul lungo termine;
  • obbligazionario: la componente a rischio contenuto per coniugare costanti flussi cedolari in ingresso e stabilità del portafoglio nel tempo;
  • oro: è il bene rifugio per eccellenza dove gli operatori cercano riparo quando regna l’incertezza o il panico sui mercati finanziari;
  • strumenti monetari di liquidità: gestiscono la componente liquida del portafoglio senza rinunciare al ritorno anche sul breve termine.

Quali strumenti di investimento scegliere?

Per la componente azionaria l’ideale sarebbe un indice globale ponderato per il peso del PIL mondiale (USA, Europa, Oriente) comprensivo di tutti i settori produttivi. Qui la scelta dell’MSCI World potrebbe rivelarsi vincente rispetto a un indice più sbilanciato sui mercati emergenti o un singolo Stato sovrano (ad esempio il solo Ftse Mib). Un comparto economico, o una nazione, o un gruppo di Stati affini, espongono a maggiori rischi rispetto all’indice globale.

La filosofia di fondo potrebbe restare la stessa anche per la componente obbligazionaria. Invece di prediligere esclusivamente bond sovrani o corporate, si potrebbe optare per un fondo “aggragate” su obbligazioni dal rating discreto. Se esso è troppo alto, in genere ci rimette il rendimento; se è tropo basso, ne risente la qualità del portafoglio. Ancora, data l’attuale fase dei tassi si possono ottenere buoni risultati anche senza spostarsi sulle lunghe scadenze.

Per la fiche sul bene rifugio basterà inserire un portafoglio uno strumento che ne replichi (meglio di tipo fisica che non sintetica) il trend. Per le prime tre componenti (azioni, bond, oro) la scelta può ricadere su un fondo comune di investimento o un fondo passivo (l’ETC nel caso dell’oro). I fondi passivi sarebbero più economici dei primi, ma presuppongono una base di conoscenza e preparazione dell’investitore.

Infine sugli strumenti di liquidità si può optare per un titolo sovrano a scadenza entro i 12 mesi (18 max), per esempio, che sia molto liquido sul secondario. In alternativa pensiamo ai conti deposito, ma che siano svincolabili all’occorrenza.

Come gestire al top € 20.000 o 2 milioni di euro tra azioni, obbligazioni e liquidità

Niente vieta di ritoccare i pesi del 25% in favore dell’una o altra asset class in base alla propria propensione al rischio e/o obiettivo di fondo. L’ideale sarebbe non stravolgere la strategia più di tanto per non inficiare i punti di forza del metodo:

  • facilità di implementazione;
  • abbattimento dei costi e dei tempi di gestione del portafoglio;
  • contenimento del rischio in qualsiasi contesto di mercato, e quindi bassa volatilità dei portafoglio nel suo complesso;
  • buone performance nel tempo. Al riguardo gli studi e le serie storiche hanno dimostrato come essa sia capace di generare sul lungo termine rendimenti annualizzati robusti, in genere superiori agli obbligazionari medi puri.

Ancora, una volta stabilite le quote per componente poi è importante ribilanciarle a cadenza periodica (1/2 volte l’anno) per evitare il predominio di un’asset class sulle altre. In altri termini, parte dei proventi derivanti da una fonte andrebbero dirottati sulle altre per tenere inalterate le quote 25%-25%-25%-25%, o altri pesi se così deciso.