Come fotografare le stelle cadenti (anche dal telefono)

Emanuele Di Baldo

10 Agosto 2026 - 16:59

È in arrivo la notte di San Lorenzo con le sue stelle cadenti. Ecco come fotografare i cieli stellati con il proprio smartphone o con la macchina fotografica

Come fotografare le stelle cadenti (anche dal telefono)

È in arrivo la notte di San Lorenzo, l’appuntamento che ogni estate riporta gli occhi all’insù a caccia delle cosiddette lacrime di San Lorenzo, le stelle cadenti visibili dalla Terra in questo periodo dell’anno. Si tratta di un rito annuale che in moltissimi vogliono immortalare. Ma come si fotografano le stelle cadenti?

La buona notizia è che non serve una macchina fotografica ultimo modello, né uno smartphone con un comparto tecnico costosissimo. Serve però un metodo. C’è una ragione se le stelle cadenti sembrano sempre «più belle dal vivo» che in foto: una meteora dura un attimo, la luce è sottile e nel frattempo tu stai combattendo con buio, condensa e impostazioni. Con un procedimento semplice e ripetibile, invece, puoi alzare di molto le probabilità di portare a casa una scia pulita, magari sopra un paesaggio italiano che racconta già metà della storia.

Il procedimento, in fondo, è simile a quello per fotografare le stelle «normali», anche se l’effetto finale non è quello di luci puntiformi, quanto di strisce luminose. Vediamo allora come impostare tutto: quando uscire, dove piazzarsi, come regolare la macchina (o il telefono) e come evitare gli errori che ti fanno tornare a casa con 200 scatti «vuoti».

Quando e dove fotografare le stelle cadenti?

Per fotografare le meteore servono tre condizioni: buio, cielo sereno e uno sciame attivo. Se ne manca una, la serata si complica.

Date 2026: non fissarti solo su San Lorenzo

In Italia la notte di San Lorenzo è tradizionalmente quella del 10 agosto, ma lo sciame delle Perseidi - quello che la maggior parte delle persone associa alle stelle cadenti estive - è in realtà attivo per settimane. Nel 2026 le Perseidi sono attive dal 17 luglio al 24 agosto, con un picco previsto nella notte tra il 12 e il 13 agosto, e non il 10 come vuole la tradizione delle «lacrime di San Lorenzo».

A dettare i tempi non è il calendario liturgico, ma una variabile molto meno romantica: la Luna. Una Luna luminosa «sbianca» il cielo e mangia le meteore più deboli, lasciandone percepire solo le più brillanti. E qui arriva la vera notizia dell’anno: il 12 agosto 2026 cade la Luna nuova. Il novilunio è previsto attorno alle 17:37 GMT, poco prima dell’inizio del massimo esteso dello sciame. Tradotto: proprio nella notte del picco il nostro satellite sarà praticamente assente dal cielo, non emetterà alcun chiarore e saranno visibili anche le meteore meno intense. L’Unione Astrofili Italiani definisce quelle del 2026 condizioni ottimali, e l’International Meteor Organization indica per il massimo delle Perseidi una frequenza teorica fino a circa 100 meteore all’ora (ZHR 100) in cieli davvero bui.

Anche le notti del 9, 10 e 11 agosto offriranno comunque l’occasione di vedere brillanti meteore sfrecciare in cielo, soprattutto dopo la mezzanotte, seppure in numero inferiore rispetto al picco. Dal punto di vista scientifico, le Perseidi non sono stelle che cadono, ma frammenti della cometa 109P/Swift-Tuttle che bruciano nell’atmosfera terrestre quando la Terra attraversa la scia di detriti lasciata dalla cometa.

Un dettaglio in più per gli appassionati: il 12 agosto 2026 sarà una giornata astronomica ricchissima. Nella stessa data si verificherà anche un’eclissi solare totale, la cui fascia di totalità attraverserà Groenlandia, Islanda, Spagna settentrionale e un lembo del Portogallo nord-orientale; dall’Italia sarà visibile come eclissi parziale. Il mese si chiuderà poi con un’eclissi parziale di Luna il 28 agosto.

Per le finestre precise (attività, picco stimato, radiante) affidati a fonti ufficiali o molto autorevoli:

  • International Meteor Organization (IMO): calendario e aggiornamenti sugli sciami meteorici;
  • UAI e INAF: approfondimenti e guide per l’osservazione del cielo.

Dove: serve buio vero (non «un po’ fuori città»)

La regola di base per fare buoni scatti al cielo, alle stelle e alle stelle cadenti è non trovarsi in un luogo con forte inquinamento luminoso. La presenza di luci artificiali può peggiorare notevolmente l’effetto finale della foto, fino a renderlo del tutto invisibile. La regola è brutale ma onesta: più ti allontani dall’inquinamento luminoso, più aumentano le chance.

Servono quindi luoghi con minore inquinamento luminoso, come colline, montagne o spiagge isolate dai centri abitati. Per individuarli puoi usare mappe dedicate come il Dark Site Finder, il portale che mostra le zone più buie del mondo e le cui aree di cielo scuro sono oggi integrate nella light pollution map basata su dati satellitari (con layer aggiornati fino al 2022). Non sono strumenti perfetti, ma ti evitano la classica uscita «a vuoto».

In pratica:

  • evita periferie e paesi «illuminati a giorno» (anche se il cielo a occhio sembra scuro);
  • cerca un punto con orizzonte libero e pochi fari in vista;
  • arriva prima del tramonto: scegli l’inquadratura con calma e muoviti in sicurezza.

Attrezzatura: cosa conta davvero?

Non serve l’astronave, ma serve affidabilità. La combo che funziona quasi sempre è: grandangolo + treppiede + scatti continui.

Fotocamera: reflex o mirrorless (meglio se scatti in RAW)

Qualsiasi fotocamera con controlli manuali e buona tenuta agli ISO medi può andare bene. L’essenziale è poter:

  • scattare in RAW (per recuperare colore e pulire il rumore con criterio);
  • gestire manualmente tempo, diaframma e ISO;
  • mettere a fuoco in manuale senza impazzire.

Obiettivo: grandangolo luminoso = più cielo, più probabilità

La domanda «quale obiettivo scegliere?» ha una risposta pratica: grandangolo luminoso. Un 14-24 mm o un 16-35 mm è spesso ideale. Se l’apertura arriva a f/2.8 o meglio (f/2, f/1.8), hai un vantaggio reale: puoi accorciare i tempi o abbassare gli ISO mantenendo un cielo più pulito.

Treppiede e due accessori che salvano la serata

Un attrezzo essenziale è il treppiede: non deve essere «pro», deve essere stabile. Se vibra, addio stelle puntiformi. In alternativa va bene qualsiasi sistema che mantenga ferma la fotocamera o il cellulare, ma il treppiede, anche economico, resta la soluzione più semplice.

Accanto a questo, due accessori fanno la differenza:

  • scatto remoto o intervallometro (anche integrato): un comando che permette di non toccare la fotocamera durante lo scatto e di lavorare in sequenza;
  • batteria extra: al fresco notturno la batteria cala più in fretta di quanto pensi.

Impostazioni: la ricetta base per le meteore (da aggiustare sul campo)

Qui non esiste la «magia». Esiste un punto di partenza solido e un controllo rapido degli scatti. L’aspetto più importante, quello che garantisce lo scatto a un cielo notturno, è l’impostazione della macchina fotografica: bisogna selezionare un tempo di scatto più lungo rispetto al normale. Questo vuol dire che, premuto il pulsante, la macchina non scatterà istantaneamente ma impiegherà alcuni secondi.

Impostazione base consigliata (con grandangolo):

  • modalità M (manuale);
  • formato RAW;
  • diaframma: tutto aperto (es. f/1.8-f/2.8);
  • tempo: 10-20 secondi (più il grandangolo è spinto, più puoi stare lungo);
  • ISO: 1600-6400 (dipende dal buio e dalla tua fotocamera).

Esempi realistici che spesso funzionano:

  • 16 mm a f/2.8: 15 s, ISO 3200;
  • 24 mm a f/1.8: 10 s, ISO 3200;
  • 14 mm a f/2.0: 20 s, ISO 3200.

Il tempo massimo per non ottenere le scie delle stelle si stima con la classica regola del 500: si divide il numero 500 per la lunghezza focale dell’obiettivo.

500 / lunghezza focale
500 / ottica da 24 mm = 20 s

Con le fotocamere ad alta risoluzione di oggi molti astrofotografi preferiscono la più precisa regola NPF - ideata da Frédéric Michaud della Société Astronomique du Havre - che tiene conto anche di apertura del diaframma e dimensione dei pixel (pixel pitch) e restituisce tempi in genere leggermente più corti. Per un uso divulgativo, però, la regola del 500 resta un ottimo punto di partenza.

Nota importante: se il cielo ti viene «latteo» (umidità o luci lontane), spesso conviene accorciare il tempo prima ancora di alzare gli ISO. Meglio un file più scuro ma pulito, che un cielo grigio e rumoroso impossibile da salvare.

Messa a fuoco: l’errore numero 1 (e come evitarlo davvero)

La frase «metto su infinito e via» è una trappola: il simbolo ∞ sull’obiettivo non è sempre preciso. Il metodo affidabile è la messa a fuoco in manuale:

  1. passa a MF (fuoco manuale);
  2. in live view, ingrandisci una stella luminosa (o una luce lontana);
  3. regola finché la stella diventa il punto più piccolo possibile;
  4. fai uno scatto di test e controlla al 100%;
  5. se serve, blocca la ghiera con un pezzetto di nastro di carta.

Sì, è noioso. No, non puoi saltarlo.

Rumore e riduzione su lunga esposizione: quando attivarla e quando no

Per ridurre rumore e hot pixel:

  • disattiva lo stabilizzatore se sei su treppiede;
  • esponi correttamente (un file troppo sottoesposto diventa rumoroso quando lo «tiri su» in post);
  • valuta la riduzione rumore su lunga esposizione solo se fai pochi scatti selezionati.

Perché con cautela? Perché quella funzione scatta un «fotogramma nero» dopo ogni foto e ti dimezza la quantità di scatti utili. E con le meteore il volume conta.

Strategia sul campo: come aumentare le probabilità senza impazzire

Le stelle cadenti arrivano a ondate. Anche per questo l’orario migliore è quello dopo la mezzanotte, quando il radiante si alza in cielo. La strategia giusta, allora, è la costanza:

  • scegli un’inquadratura ampia con un primo piano interessante;
  • avvia una sequenza continua (10-20 s, 1 s di pausa) e lasciala lavorare;
  • resta in posizione almeno 60-90 minuti: spesso la differenza è tutta lì;
  • controlla ogni tanto la condensa sulla lente e la nitidezza.

Se vuoi un risultato più «da copertina», puoi pensare anche a uno stacking delle meteore in post-produzione, unendo più scie sullo stesso sfondo. Ma prima porta a casa lo scatto singolo: è quello che ti fa capire se la tecnica è a posto.

Composizione: non fotografare solo il cielo

La meteora è il colpo di fortuna. La foto, invece, la costruisci tu. Un trucco che funziona spesso è ragionare in termini di storia: cosa sta succedendo in quel luogo? Sei su un crinale, su una spiaggia, davanti a un profilo di monti? Un buon primo piano trasforma una scia nel cielo in uno scatto memorabile.

Indicazioni pratiche:

  • spesso funziona 2/3 di cielo e 1/3 di terra (ma non è una legge);
  • evita lampioni nel frame: creano flare e «sporcano» il cielo;
  • se vuoi schiarire il primo piano, usa una torcia calda per 1-2 secondi durante lo scatto, con mano leggerissima.

Smartphone: si può fotografare una stella cadente? Sì, e nel 2026 sempre meglio

Buone notizie anche per chi non ha una reflex: gli smartphone moderni hanno modalità Notte e, in molti casi, una vera e propria modalità Astrofotografia. Il principio tecnico è lo stesso che gli astrofotografi usano da anni con software dedicati, solo automatizzato: il telefono scatta molti fotogrammi in sequenza (nel caso dei Pixel, ad esempio, fino a 15-16 esposizioni da circa 16 secondi), poi li allinea e li combina per ridurre il rumore e far emergere il dettaglio.

Nel 2026 i top di gamma offrono modalità astro «a un tocco» capaci di restituire dettagli di stelle, costellazioni e Via Lattea: tra i migliori figurano il Samsung Galaxy S26 Ultra e il Google Pixel 10 Pro, mentre Samsung punta anche sulla cosiddetta Nightography basata su intelligenza artificiale.

Restano però limiti strutturali: sensore piccolo, rumore e algoritmi che a volte «inventano» dettagli.
Se vuoi provarci, ecco cosa conta davvero:

  • treppiede o supporto stabile (obbligatorio): molte modalità astro non si attivano nemmeno se il telefono rileva movimento;
  • niente zoom digitale;
  • apri tutto il diaframma e usa un obiettivo grandangolare (esistono anche lenti aggiuntive per smartphone, non essenziali);
  • messa a fuoco in manuale;
  • ISO tra 800 e 1600;
  • abbassa il bilanciamento del bianco (in alternativa imposta la modalità luce artificiale);
  • abbassa la luminosità dello schermo: aiuta i tuoi occhi e non «inquina» lo scatto;
  • scatta in sequenza (time-lapse o tante foto): la meteora deve capitare nel frame;
  • se c’è una modalità «Astro», attivala e lascia il telefono fermo per diversi minuti.

Per un uso social può bastare. Per un risultato pulito e lavorabile, la fotocamera resta un altro campionato.

Argomenti

# Spazio
# estate