La stagione del petrolio è finita. In Arabia Saudita il nuovo oro nero fa rima con hi-tech, o meglio, con l’intelligenza artificiale.
Il governo guidato da Mohammed Bin Salman ha infatti deciso di sviluppare svariati settori strategici per smarcare la crescita economica del Paese dalle risorse energetiche. Quali settori? Il turismo è in cima alla lista di MBS, insieme al binomio sport/e-sport, alla cultura ma anche e soprattutto alla tecnologia.
I riflettori di Ryadh sono infatti puntati sull’intelligenza artificiale (IA), innovazione fondamentale per consentirgli di dominare (ed esportare) nel mondo una delle risorse più ambite dell’era digitale: la potenza di calcolo.
Come ha spiegato il New York Times in un lungo approfondimento, non a caso, nel nord-ovest dell’Arabia Saudita dovrebbe presto sorgere un data center da 5 miliardi di dollari che fornirà potenza di calcolo sufficiente per consentire ai programmatori di raggiungere l’Europa per sviluppare intelligenza artificiale. Sulla costa opposta, intanto, un altro complesso multimiliardario potrebbe essere utilizzato dagli sviluppatori di intelligenza artificiale in Asia e Africa.
La strategia di Bin Salman è semplice: trasformare la ricchezza petrolifera dell’Arabia Saudita in influenza tecnologica. Poche nazioni, del resto, possono eguagliare l’energia a basso costo, le risorse finanziarie e la vastità territoriale del Regno, e questi sono proprio gli ingredienti di cui le aziende tecnologiche hanno bisogno per gestire i vasti e dispendiosi data center alla base dell’Ia.
Dal petrolio all’Ia
L’Arabia Saudita ha già avviato trattative con i giganti tecnologici americani per l’utilizzo dei suoi futuri data center. I dirigenti di OpenAI, Google, Qualcomm, Intel e Oracle, per esempio, sono in prima fila, mentre MBS è atteso da una visita negli Stati Uniti. Tra gli interessati all’IA saudita troviamo una lunga schiera di attori, come l’xAI di Elon Musk, Amazon e Microsoft, soltanto per restare negli Stati Uniti.
Humain, la nuova azienda statale creata da Bin Salman e che coordina molti progetti di intelligenza artificiale, nei prossimi anni potrebbe arrivare a gestire circa il 6% del carico di lavoro di intelligenza artificiale mondiale. Secondo Synergy Research Group, questo potrebbe portare l’Arabia Saudita, che attualmente gestisce meno dell’1%, da un ruolo marginale a un ruolo secondario nella fornitura di potenza di calcolo, solo a Stati Uniti e Cina.
In generale, Ryadh sta costruendo tre importanti complessi di data center destinati ad aziende straniere, che potrebbero essere almeno il 30% più economici per le attività di intelligenza artificiale rispetto a quelli degli Usa. I permessi di costruzione, se invece prendiamo il lato burocratico, vengono rilasciati in poche settimane, mentre i cavi sottomarini e le reti in fibra ottica consentono a circa quattro miliardi di persone in tre continenti di raggiungere gli hub.
Tra sfide e opportunità
C’è chi fa però notare che l’Arabia Saudita ha una scarsa competenza in materia di intelligenza artificiale. Alcuni mettono in guardia da una sovrabbondanza globale di capacità di calcolo, con governi e aziende che si affrettano a costruire data center più velocemente di quanto ne possano trarre profitto (c’è il rischio di una bolla?).
Bisogna poi considerare che MBS mantiene eccellenti rapporti con Trump ma che accoglie con favore anche gli investimenti cinesi. DeepSeek, l’azienda cinese di Ia, utilizza data center di proprietà di Aramco, il colosso petrolifero saudita.
In ogni caso, sottolinea il NYT, c’è molto più della semplice capacità dell’Arabia Saudita di trasformare la propria economia da uno stato petrolifero. Bin Salman vuole usare l’intelligenza artificiale per esercitare la stessa influenza che il suo regno ha ottenuto grazie al petrolio. Ci riuscirà? È presto per dirlo.
Intanto Ryadh può vantare Humain, sostenuta dal fondo sovrano saudita da circa 1.000 miliardi di dollari, e già attivissima. A maggio, l’azienda ha annunciato che avrebbe costruito data center, investito in start-up e sviluppato servizi di intelligenza artificiale. Ha quindi annunciato intese per l’acquisto di semiconduttori da Nvidia, AMD e Qualcomm. Ha stretto un accordo da 5 miliardi di dollari con Amazon per costruire un’infrastruttura di intelligenza artificiale. Ha anche rilasciato un chatbot arabo autodefinito, un laptop con intelligenza artificiale e uno strumento che prende appunti durante le riunioni.