Cloudflare è di nuovo in down: problemi al pannello e alle API mandano offline un’ampia lista di servizi, da X a Spotify, Canva, Fortnite e persino DownDetector, causando disservizi globali.
Nelle prime ore di oggi 5 dicembre, Cloudflare, il colosso statunitense che garantisce infrastruttura (caching, CDN, sicurezza) a una platea enorme del web in tutto il mondo, ha registrato una nuova grande interruzione di servizio.
Nella sua pagina di status, l’azienda ha segnalato “problemi con il pannello di controllo di Cloudflare e le API correlate”.
Il problema — che riguarda un’ampia lista di siti e servizi - sta generando disservizi anche sui portali di monitoraggio di downtime come DownDetector.
Cloudflare è in down (ancora). La lista dei servizi che non funzionano
Secondo le segnalazioni raccolte a livello internazionale, la lista delle piattaforme colpite è lunga e include servizi d’uso quotidiano e piattaforme in tutto il mondo. Tra le vittime (anche temporanee) del blackout elenchiamo:
- X (ex Twitter)
- Spotify
- Canva
- Fortnite,
- Roblox,
- Shopify,
- DownDetector.
Ma quando anche i siti di monitoraggio dei servizi online risultano inaccessibili, diventa difficile capire la protata reale del problema.
Utenti in moltissime aree geografiche si sono ritrovati oggi davanti a pagine con messaggi di errore, come “500 Internal Server Error”, classico segno di problemi lato server o infrastrutturali.
Metà di internet è “in tilt”
Secondo numerose fonti internazionali, il down di Cloudflare è percepito come massivi, non una semplice interruzione locale, ma un blackout globale.
Molti utenti si sono riversati su social e forum lamentando l’impossibilità di accedere a servizi fondamentali per lavoro, comunicazione, intrattenimento o e-commerce.
Le conseguenze concrete? Andiamo dall’impossibilità di usare app, blocco di piattaforme creative (es. Canva), di social e informazione (X), ma anche di servizi di streaming. Un mix che ha trasformato la mattina ordiena di molti utenti in attesa, frustrazione e perdita - per alcuni - di ore di lavoro online.
In molti casi, è diventato impossibile anche verificare il problema perché, come detto, i siti di monitoraggio del downtime risultano a loro volta inaccessibili.
Perché capita di nuovo e e perché è grave
Cloudflare gestisce oggi una fetta enorme del traffico web mondiale: CDN, caching, sicurezza, autenticazione, protezione dagli attacchi DDoS, distribuzione di contenuti. Quando un’azienda con un ruolo così centrale crolla, l’effetto domino è inevitabile.
E non è la prima volta che succede. Già poche settimane fa, un blackout di Cloudflare aveva causato problemi globali, coinvolgendo servizi popolari come ChatGPT e altri. Questo rende l’episodio odierno ancora più allarmante, perché un secondo grande disservizio in poche decine di giorni mina la fiducia nel “backbone” di gran parte di internet.
Il problema è strutturale. Quando una o poche piattaforme infrastrutturali gestiscono gran parte del traffico globale, la soglia per il collasso sistemico si abbassa drasticamente. Un guasto in una compagnia può tradursi in blackout generalizzati.
Per le aziende e i creatori digitali, diventa sempre più urgente pensare a strategie alternative, come avere backup, diversificare hosting e CDN, ridurre la dipendenza da un singolo fornitore. Per gli utenti, è un promemoria netto e inconfondibile che su internet l’accessibilità non è garantita. Anche le piattaforme più solide che usiamo tutti i giorni possono saltare per aria in un attimo.
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