Città fantasma e province spendaccione: i problemi nascosti dell’economia cinese

Federico Giuliani

4 Novembre 2024 - 07:47

Negli ultimi anni in Cina numerose province hanno sperperato l’equivalente di miliardi e miliardi di dollari in progetti sostanzialmente inutili.

Città fantasma e province spendaccione: i problemi nascosti dell’economia cinese

Se l’economia della Cina ha rallentato la colpa non è soltanto delle tensioni internazionali, della guerra commerciale con gli Stati Uniti e delle guerre che infiammano mezzo mondo. A pesare come un macigno sulla schiena del Dragone troviamo infatti una tendenza interna al Paese stesso, troppo spesso ignorata ma conseguenza silenziosa di un’errata pianificazione statale.

Stiamo parlando delle province spendaccione che, nel corso degli anni, hanno sperperato l’equivalente di miliardi e miliardi di dollari in progetti sostanzialmente inutili. Gli stessi, di fatti, che hanno prosciugato le casse statali e costretto la leadership del Partito Comunista Cinese a chiudere i rubinetti del governo centrale.

Accanto alle famigerate città fantasma, ovvero gruppi di maxi palazzoni creati in mezzo al nulla che hanno generato intere aree residenziali abbandonate a se stesse, troviamo tante altre costruzioni finite in malora. Un esempio? A Dushan, una contea con una popolazione di poco più di 350.000 abitanti nella provincia sud-occidentale di Guizhou, nel 2020 l’amministrazione locale era orgogliosa di presentare sul web alcuni dei suoi progetti faraonici.

Tra questi spiccava un poco funzionale edificio in legno alto 99,9 metri che la contea sperava potesse ricevere un riconoscimento globale. Il governo di Dushan avrebbe in seguito ammesso di aver richiesto “prestiti sconsiderati”, promettendo di correggere i propri errori trasformando alcuni edifici inutilizzati in spazi più redditizi dal punto di vista commerciale.

Il danno era però ormai fatto. Dalla contea di Dushan così come dai governi locali di tante altre province. Soprattutto le più depresse, che in passato non hanno badato a spese nel pianificare infrastrutture e costruzioni senza senso.

Progetti in malora, soldi buttati

I governi locali hanno cercato in tutti i modi di risollevare le sorti dei loro progetti falliti, ma il più delle volte non sono stati in grado di coprire i buchi di bilancio generati dalla combinazione di due fattori: le scarse vendite di terreni e le irrisorie entrate fiscali derivanti dallo sfruttamento di costruzioni spesso neppure terminate.

Di conseguenza, e come spiegato dal South China Morning Post, gli oneri del debito di queste amministrazioni – sommati tra loro - sono stati così significativi da ostacolare la ripresa economica del Paese. A questo si devono poi aggiungere: la crisi immobiliare che ha scosso la Cina, la debole fiducia dei consumatori e le pressioni deflazionistiche.

“I governi locali hanno generalmente un certo margine per aumentare le entrate alternative, ma è improbabile che queste compensino completamente i divari di entrate derivanti dal calo delle voci di entrate tradizionali, come le vendite di terreni”, ha spiegato Wenyin Huang, analista del credito presso S&P Global Ratings.

E quindi? Semplice: c’è chi teme che, senza un ulteriore sostegno finanziario da parte del governo centrale, località come Dushan potrebbero non essere in grado di far fronte ai propri debiti. Alimentando lo spettro di un effetto domino che ricadrà sull’intera economia cinese. A proposito di Dushan, questa contea ha speso 200 milioni di yuan per la struttura in legno, 30 milioni di yuan per la torre dell’orologio e 5,6 miliardi di yuan per una città a tema.

Il ritorno delle città fantasma

Lan Foan, ministro delle Finanze cinese, ha fatto sapere che il suo ministero avrebbe effettuato uno scambio di debito una tantum su una scala che sarebbe stata la «più grande degli ultimi anni», insieme al continuo utilizzo di quote obbligazionarie per la risoluzione del debito. Questo, ha proseguito Lan, dovrebbe consentire ai governi locali di allocare più risorse per lo sviluppo dell’economia e per rafforzare la fiducia delle imprese.

Ricordiamo che molte delle città di terzo e quarto livello, in Cina, sono state costruite con la promessa di diventare centri economici. A causa degli alti costi di investimento o della mancanza di opportunità economiche, molte di loro non sono tuttavia riuscite ad attrarre un adeguato numero di abitanti. I cinesi definiscono queste città come luoghi che non hanno una base economica, una popolazione numerosa e le cui case sono per lo più buie di notte.

Negli ultimi anni, oltre la Muraglia si è assistito anche all’aumento di un altro tipo di città fantasma: quelle costituite da vere e proprie comunità, parzialmente costruite ma abbandonate da costruttori in difficoltà. E qui gli Stati Uniti e le tensioni internazionali non hanno voce in capitolo...