Cinque per mille: come funziona, calcolo e a chi destinarlo

Caterina Gastaldi

3 Maggio 2022 - 17:28

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Il cinque per mille è una quota Irpef che lo stato ripartisce, su istruzioni del cittadino, a organizzazioni no profit: ecco come funziona, il calcolo e a chi destinarlo.

Cinque per mille: come funziona, calcolo e a chi destinarlo

Introdotto nel 2006 e stabilizzato definitivamente nel 2014, il 5 per mille è una quota sul reddito che si può scegliere di devolvere ad alcune realtà no-profit facenti parte di elenchi specifici che vengono compilati annualmente.

Pur non essendo obbligatorio selezionare un ente a cui devolvere il 5 per mille, questa abitudine è entrata a far parte della vita dei contribuenti. Scopriamo come viene calcolato e come funziona: una breve guida per chiarire alcuni punti.

Cinque per mille: cos’è e novità

Un contribuente può scegliere, nel momento in cui viene stilata la dichiarazione dei redditi, Certificazione Unica, 730 o Modello Unico, di destinare una quota del proprio Irpef a un ente a sua scelta.

In questo modo viene destinato il 5 per mille delle proprie imposte effettive alla realtà no-profit che si preferisce. Questo significa che persone con un Irpef più alto avranno la possibilità di destinare somme maggiori rispetto a qualcuno con un Irpef basso.

Per quel che riguarda il cittadino, l’utilizzo del 5 per mille non è una spesa in più, ma è una forma di finanziamento per le organizzazioni diverse, tra cui realtà no- profit, istituti di ricerca scientifica, o università, per esempio. Viene così dato il potere al contribuente di decidere a chi destinare una parte del proprio gettito Irpef, vincolando lo Stato alle proprie volontà.

Come funziona il cinque per mille

Trattandosi di una percentuale sull’Irpef di ogni cittadino, il suo valore aumenta con l’aumentare delle tasse che si vanno a pagare. Per esempio, se si pagassero 1000 euro di Irpef, in questo caso si potrebbero devolvere 5 euro a una realtà di propria scelta.

Dal 2006, anno della sua comparsa, è diventata anche una forma di sostentamento, a volte indispensabile per la prosecuzione dei lavori, per quelle realtà che ne beneficiano.

Le organizzazioni in questione devono rispettare una serie di parametri formali e richiedere l’accreditamento al riparto del 5 per mille per poterne essere destinatarie, e possono essere di tipo sia pubblico, sia privato.

Chi sono i beneficiari del 5 per mille

Ogni anno l’elenco permanente degli accreditati viene aggiornato e modificato a seconda delle richieste fatte nell’anno precedente, aggiungendo iscritti e apportando revoche in caso di mancanza del rispetto dei requisiti richiesti.

A poter beneficiare del 5 per mille e quindi far parte di questo elenco sono diversi tipi di realtà:

  • enti di ricerca sanitaria, ovvero quelle realtà che fanno ricerche in campo medico per la cura di malattie, come per esempio la cura dei tumori;
  • enti e organizzazioni di volontariato, come Onlus, cooperative sociali, Ong, Enti ecclesiastici con cui il Governo abbia stipulato patti, associazioni e fondazioni private che operano in diversi settori, associazioni di promozione sociale;
  • attività sociali svolte dal Comune di residenza del contribuente;
  • associazioni sportive dilettantistiche che siano state riconosciute dal Coni;
  • enti di ricerca scientifica e dell’Università;
  • associazioni ed enti senza fini di lucro di diverso tipo, che si possono occupare, per esempio, di valorizzazione del territorio e dei beni culturali, o protezione del territorio.

All’interno di queste categorie rientrano tutte quelle realtà a cui è possibile scegliere di devolvere il proprio 5 per mille, come Medici Senza Frontiere o Save the Children, per esempio.

È possibile consultare l’elenco completo scaricandolo dal sito dell’Agenzia delle Entrate, che conta un totale di 236 pagine e 12458 Onlus diverse.

Dove va il 5 per mille se non si sceglie in dichiarazione

Non essendo obbligatorio scegliere una realtà a cui devolvere il 5 per mille, è possibile anche lasciare in bianco lo spazio dedicato a questa opzione.

In questo caso la percentuale del proprio Irpef che sarebbe andata a una realtà no-profit di propria scelta, finirà semplicemente nelle casse dello Stato italiano, che in questo caso non sarà vincolato a una volontà espressa dal cittadino.

La scelta di devolvere il 5 per mille a una specifica realtà o meno non comporta nessun aumento d’imposta.

Che differenza c’è tra 5 e 8 per mille

Così come il 5 per mille, anche l’8 per mille non comporta una spesa in più, ed è calcolato in base a una percentuale dell’imposta fissa sui redditi delle persone fisiche. Anche in questo caso il cittadino può scegliere dove inviare una parte del suo gettito Irpef, selezionando la realtà che preferisce da un’apposita lista.

La differenza maggiore è legata al fatto che l’8 per mille è destinabile solo a realtà religiose che abbiano stipulato un apposito patto con lo Stato italiano, o allo stato stesso. Attualmente all’interno della lista sono presenti le seguenti confessioni religiose.

  • Chiesa Cattolica;
  • Chiesa Valdese e Unione delle Chiese metodiste e valdesi;
  • Unione delle Chiese Avventiste del Settimo Giorno;
  • Assemblee di Dio in Terra;
  • Unione delle comunità Ebraiche italiane;
  • Comunità Luterane italiane;
  • Unione Evangelica Battisti d’Italia;
  • Sacra arcidiocesi ortodossa d’Italia ed esarcato per l’Europa meridionale;
  • Chiesa Apostolica in Italia;
  • Unione Induista italiana;
  • Unione Buddista italiana;
  • Istituto Buddista Soka Gakkai;
  • Stato Italiano.

Nel caso in cui si andasse a scegliere lo Stato italiano, si può andare a selezionare in che modo si preferisce che venga utilizzato, come per la gestione di disastri naturali o conservazione dei beni culturali.

Come il 5 per mille, anche per l’8 per mille si può decidere di non indicare una specifica realtà. In questo caso però l’importo verrà ripartito in modo proporzionale tra tutte quelle presenti nella lista.

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