Chi ha vinto le elezioni politiche del 4 marzo 2018?

Simone Micocci

5 Marzo 2018 - 06:31

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Elezioni 2018: Centrodestra prima lista, Movimento 5 Stelle prima forza politica del Paese. Chi ha vinto quindi? Entrambi, o meglio, nessuno nei due ha vinto veramente.

Chi ha vinto le elezioni politiche del 4 marzo 2018?

Chi ha vinto le elezioni politiche 2018?

È questa la domanda che si faranno gli italiani questa mattina, quando dopo essersi svegliati daranno uno sguardo al risultato delle elezioni politiche 2018.

Al momento la situazione ci dice che la coalizione del Centrodestra è avanti con il 36,92%, con la Lega sopra al 18% e Forza Italia ferma al 13%. Pur essendo prima coalizione, però, il Centrodestra non può essere soddisfatto per l’esito delle elezioni 2018 dal momento che non ha ottenuto abbastanza voti per una maggioranza parlamentare che gli permetta di governare da sola.

All’interno del Centrodestra, quindi, ci sono vinti e vincitori: da una parte Silvio Berlusconi che non può essere certamente soddisfatto del risultato ottenuto, tant’è che lui stesso ha commentato deluso:

“Abbiamo ottenuto questo risultato perché io non ero candidabile”.

Il vincitore all’interno del Centrodestra, invece, è certamente Matteo Salvini che porta la Lega oltre il 18%, dopo il 4% ottenuto alle politiche del 2013.

Buon risultato anche quello ottenuto da Giorgia Meloni che supera la soglia di sbarramento e quindi entrerà in Parlamento.

L’altro vincitore - ma “senza corona” - di queste elezioni è il Movimento 5 Stelle che dopo il 25,55% del 2013 si conferma superando il 30% delle preferenze. Come anticipato, però, si tratta di un “vincitore senza corona” dal momento che neppure il Movimento 5 Stelle ha i numeri per governare da solo. È vero che come dice Luigi Di Maio “adesso tutti dovranno ascoltare il Movimento 5 Stelle” poiché questa è la lista più rappresentata in Parlamento, ma al momento nessuno scenario politico appare scontato.

Sconfitto invece il Centrosinistra, sia lato PD che LEU: il Partito Democratico è persino sotto al 20%, ed ha poco più di un punto percentuale di differenza con la Lega di Salvini. Fallisce anche la mossa di Grasso e D’Alema di abbandonare il PD: LEU, infatti, supera appena la soglia di sbarramento, rischiando persino di non entrare in Parlamento.

Cosa succederà adesso non è dato sapere: spetterà al Presidente della Repubblica incaricare una figura per la formazione di un nuovo Governo, il quale dovrà ottenere la fiducia da parte del Parlamento. L’impasse politica è servita, vedremo come ne uscirà il nostro Paese.

Nel frattempo potete continuare a leggere per avere maggiori informazioni su come sono stati assegnati i seggi elettorali approfondendo il funzionamento della legge elettorale.

Come funziona la legge elettorale?

Il Rosatellum-bis è un sistema elettorale misto: per il 37% dei parlamentari infatti viene utilizzato un sistema maggioritario, mentre per l’elezione del 61% quello proporzionale. Il 2% dei seggi invece sarà assegnato con il voto per corrispondenza delle circoscrizioni estere.

Per la parte di parlamentari eletti con il sistema maggioritario (il 37%) il territorio è stato così suddiviso:

  • 232 collegi uninominali per la Camera dei Deputati (di cui 6 per il Trentino e 1 per la Valle d’Aosta);
  • 116 collegi uninominali per il Senato (di cui 6 per il Trentino e 1 per la Valle d’Aosta).

In questi collegi uninominali quindi sarà eletto in Parlamento il candidato che otterrà la maggioranza relativa dei voti. Il resto dei seggi, invece, sarà assegnato con il metodo proporzionale, quindi ogni lista avrà un numero di parlamentari correlato alla quantità di voti ottenuti.

Nel dettaglio, i seggi parlamentari saranno così assegnati:

  • Camera dei Deputati (630 seggi, maggioranza 316 seggi): 232 saranno assegnati con collegi uninominali maggioritari, 386 in collegi plurinominali con liste bloccate e 12 dalla circoscrizione estero con metodo proporzionale;
  • Senato (315 seggi, maggioranza con 158 seggi): 116 saranno assegnati con metodo maggioritario, 193 con il proporzionale e 6 dal risultato della votazione nella circoscrizione estero.

Secondo quanto stimato dal professor Roberto D’Almonte nell’elaborazione pubblicata su Centro Italiani Studi Elettorali della Luiss chi vuole vincere davvero le elezioni (ottenendo una maggioranza parlamentare) avrebbe dovuto:

  • ottenere almeno il 40% dei seggi nella parte proporzionale;
  • in tal caso bisognerà ottenere almeno il 70% dei seggi uninominali nella parte del maggioritario.

Come anticipato nessuna forza politica ha raggiunto questo traguardo; ecco perché non c’è un vincitore assoluto alle elezioni ma tanti piccoli vincitori che potrebbero mettersi insieme formando un Governo delle larghe intese.

Chi vince alle Regionali?

Ricordiamo però che si è votato anche per le Regionali, ma solo in Lazio e Lombardia. Qui gli elettori hanno scelto sia il Presidente della Regione che il Consiglio Regionale.

In questo caso (lo spoglio inizierà alle 14:00) ci sarà certamente un candidato vincitore, dal momento che in entrambe le Regioni non è prevista l’ipotesi del ballottaggio. Sia nel Lazio che in Lombardia, quindi, vincerà il candidato che ha ottenuto la maggioranza relativa dei voti.

In Lombardia i 79 consiglieri regionali (l’80° è il Presidente della Regione) saranno scelti con il sistema proporzionale, ma naturalmente per il candidato che otterrà più voti è previsto un premio di maggioranza che sarà ripartito alle liste a lui collegate. Un seggio è comunque riservato al miglior perdente tra i candidati alla presidenza.

Non trattandosi di liste bloccate i seggi del Consiglio Regionale saranno distribuiti in maniera proporzionale ai candidati che hanno ottenuto il maggior numero di preferenze per ciascuna lista.

I membri del Consiglio Regionale del Lazio, invece, vengono eletti con un sistema elettorale misto: l’80% dei consiglieri tramite sistema proporzionale (in base alle preferenze ottenute e al numero di voti ottenuti da ciascuna lista) mentre il 20% viene attribuito, come premio, direttamente alle liste circoscrizionali che sostengono il presidente. In questo modo il Presidente della Regione - eletto con maggioranza relativa - avrà i numeri per governare.

Al momento, Zingaretti (Partito Democratico) sembra essere davanti nel Lazio, mentre Fontana (Centrodestra) sembra aver staccato Gori (Partito Democratico). Seguono aggiornamenti.

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