Hai commesso un errore nel 730? Scopri quando la dichiarazione infedele diventa reato penale e fa rischiare fino a 4 anni e 6 mesi di carcere.
Mentire nella dichiarazione dei redditi (o non presentarla affatto) comporta gravi conseguenze per il contribuente che vanno da pesanti sanzioni amministrative fino ai casi più gravi per i quali è previsto anche il carcere.
Se si indica nella dichiarazione dei redditi un reddito inferiore a quello realmente percepito o si indicano passività (costi deducibili) più alte di quelle reali si può essere puniti con sanzioni amministrative o con la reclusione. Mentire nel modello 730 o nel modello Redditi equivale a presentare una dichiarazione infedele e sia che l’errore sia intenzionale o involontario, i rischi restano gli stessi.
Quando una dichiarazione è considerata infedele e quali rischi si corrono? Vediamo insieme cosa accade e come si può regolarizzare la propria posizione.
Mentire nella dichiarazione dei redditi
Lo Stato ritiene che un contribuente abbia mentito nella dichiarazione dei redditi tutte le volte che gli errori, voluti o no, comportano il pagamento di meno imposte di quelle realmente dovute.
Una dichiarazione risulta infedele quando presenta uno degli errori seguenti:
- si dichiarano redditi più bassi di quelli percepiti;
- si indicano costi deducibili superiori o inesistenti.
La dichiarazione è considerata infedele, con tutti i rischi che ne conseguono, anche se l’errore non è stato commesso intenzionalmente. Il confine tra evasione dolosa e l’errore contabile, in questo caso, è più sottile di quanto si possa pensare.
Quando mentire nella dichiarazione dei redditi è reato
Quando le menzogne contenute nella dichiarazione dei redditi presentata sono talmente gravi si sfocia nel reato penale che può essere punito con la reclusione da un minimo di 2 a un massimo di 4 anni e 6 mesi. In base a quanto previsto il decreto legislativo 158 del 2015, che ha depenalizzato la dichiarazione infedele (articolo 4 del decreto legislativo 74 del 2000) si è perseguibili penalmente nel caso ricorrano entrambe le seguenti condizioni:
- le imposte evase sono pari o superiori a 150.000 euro;
- l’importo dei redditi non indicati in dichiarazione supera il 10% di quelli indicati (o comunque supera i 3 milioni di euro).
Da tenere presente che il limite di 150.000 euro è riferito all’imposta evasa e questo presuppone un occultamento di redditi di gran lunga superiore. Se le imposte evase e il reddito non dichiarato, invece, si mantengono al di sotto di queste soglie, non si sfocia nel reato penale e non si rischia la reclusione, ma si è soggetti, in ogni caso, a sanzioni amministrative molto pesanti.
Se mentire non è reato, quanto costa?
Nel caso in cui la dichiarazione infedele non sfoci nel penale, come abbiamo detto sono previste pesanti sanzioni. La regola generale per la dichiarazione infedele fissa la sanzione al 70% della maggiore imposta dovuta con una soglia minima di 150 euro.
Precedentemente la sanzione era dal 90% al 180%, percentuale che poteva anche raddoppiare l’imposta evasa: il legislatore oltre ad abbassare la percentuale ha eliminato il range variabile per evitare l’eccessiva discrezionalità da parte degli uffici.
La sanzione base del 70% può essere ridotta nei seguenti casi:
- al 35% se l’infedeltà della dichiarazione deriva da errori temporali su quando dichiarare un costo o un ricavo, a patto che non vi sia danno per l’Erario;
- nel caso in cui il contribuente presenti una dichiarazione integrativa in tempi brevi utilizzando il ravvedimento operoso.
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