La carriera politica, il pensiero, lo stipendio e il patrimonio di uno dei volti più estremi e crudeli di Israele: ecco chi è davvero Ben-Gvir
Se Israele è condannato continuamente da un’ampia fetta della politica internazionale, lo si deve soprattutto all’invasione di Gaza e alla questione palestinese. Ma non è un caso che ai volti della governance israeliana ci siamo abituati negli ultimi mesi come non mai, da Netanyahu in giù. Tra questi, sui social purtroppo rimbalzano le gesta di Ben-Gvir, uno dei personaggi più estremi e controversi degli attuali piani alti israeliani.
Membro della Knesset israeliana e Ministro della sicurezza nazionale, è forse l’emblema più spinto della propaganda e del potere ebraico, anche oltre il diritto internazionale. La riprova definitiva la si è avuta nelle ultime ore con l’ennesimo scherno dell’equipaggio della Global Sumud Flotilla, l’iniziativa umanitaria che da più di un anno, a più riprese, sta cercando di raggiungere Gaza pacificamente per aiutare le popolazioni oppresse. Tra derisione e invito - nemmeno troppo velato - alle torture, Ben Gvir si è lasciato andare a video di dileggio talmente estremi da essere scaricati dallo stesso primo ministro Netanyahu.
Ma chi è davvero Ben-Gvir e quanto guadagna un pezzo grosso come lui all’interno del sistema politico israeliano? Proviamo a capire meglio come funzionano economia e retribuzione ai piani alti dello Stato di Israele.
Ben-Gvir, ovvero il braccio armato dell’estrema destra israeliana
Nato nel 1976 a Mevaseret Zion, sobborgo di Gerusalemme, da una famiglia di origini ebraiche irachene, Itamar Ben-Gvir ha abbracciato l’estremismo così presto e così radicalmente da essere considerato troppo pericoloso persino dall’esercito israeliano, che lo ha esentato dalla leva proprio a causa dei suoi trascorsi politici.
Adolescente durante la Prima Intifada, si avvicina ai movimenti giovanili di Kach e Kahane Chai - partiti poi banditi dallo stesso governo israeliano in quanto organizzazioni terroristiche - e a 18 anni ha già alle spalle decine di incriminazioni. Nel 2007 arriva la condanna definitiva per istigazione al razzismo e sostegno a un’organizzazione terroristica. Condanna che non gli impedisce però di diventare avvocato, specializzandosi nella difesa di ebrei israeliani accusati di reati legati al terrorismo.
Per anni il suo salotto ospita un ritratto di Baruch Goldstein, il massacratore che nel 1994 uccise 29 fedeli musulmani in una moschea di Hebron. Il ritratto sparisce solo in vista delle elezioni del 2020, per opportunismo elettorale.
Oggi Ben Gvir vive in un insediamento illegale a Hebron, in Cisgiordania, e comanda la polizia che un tempo lo arrestava e le carceri in cui è stato detenuto. Non è ironia della sorte: è la traiettoria coerente di un’ideologia che ha sempre confuso la forza con il diritto, e che nella crisi della Flotilla ha trovato il suo palcoscenico più osceno.
Quanto guadagna Ben-Gvir? Cosa sappiamo tra stipendio e patrimonio
Capire quanto guadagna Ben-Gvir significa prima di tutto capire come funziona la retribuzione pubblica in Israele, un sistema regolato per legge e periodicamente aggiornato dal Comitato Finanziario della Knesset. Secondo quanto riportato dal Times of Israel nel maggio 2025, un ministro del governo Netanyahu percepisce uno stipendio lordo mensile di 58.274 shekel, equivalenti a circa 13.400 euro: una cifra che, al netto delle imposte, scende però a circa 5.550 euro netti al mese. Per fare un confronto, i semplici membri della Knesset - come lo era Ben-Gvir prima di diventare ministro - si fermano a 47.582 shekel lordi mensili, pari a poco più di 12.000 euro.
Sul fronte del patrimonio personale, invece, i dati pubblicamente accessibili sono scarsi: non risultano dichiarazioni patrimoniali dettagliate né stime ufficiali sul suo capitale accumulato negli anni di carriera forense, durante i quali si è specializzato nella difesa di ebrei israeliani accusati di reati legati al terrorismo.
Quel che è certo è che il vero capitale di Ben Gvir non è misurabile in shekel: con soli sei seggi alla Knesset, il suo partito Otzma Yehudit tiene in scacco l’intero governo Netanyahu, che senza il suo appoggio cadrebbe. Un potere di ricatto politico che, nei fatti, vale ben più di qualsiasi busta paga ministeriale.
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