Chi deve fare la dichiarazione dei redditi 2026?

Patrizia Del Pidio

18 Luglio 2026 - 08:42

Chi è obbligato a presentare il modello 730/2026? Guida pratica ai criteri di esonero, scadenze e novità sui redditi percepiti nel 2025.

Chi deve fare la dichiarazione dei redditi 2026?

Chi deve presentare la dichiarazione dei redditi 2026? Siamo nel pieno della stagione reddituale e questa è la domanda che assilla maggiormente i contribuenti. Il primo passo è capire chi deve presentare il modello 730/2026 obbligatoriamente e chi ne è esente.

La regola generale vuole che si dichiarino, ogni anno, i redditi percepiti nell’anno di imposta precedente. Nel 2026 si dichiareranno i redditi percepiti nel corso del 2025.

Se per alcune categorie di lavoratori e di pensionati l’obbligo è legato alla presenza di più di una Certificazione Unica, per molti altri la presentazione della dichiarazione dei redditi potrebbe rappresentare anche un’opportunità per recuperare denaro grazie alle detrazioni e alle deduzioni fiscali per le spese sostenute nell’anno di imposta precedente.

Districarsi tra obblighi ed esoneri, in ogni caso, non è molto semplice soprattutto a causa delle continue novità normative. Vediamo nel dettaglio chi è obbligato a presentare il 730/2026 e come capire se, pur rientrando nei soggetti esonerati, è più conveniente presentarlo comunque. La normativa, infatti, non impone a tutti coloro che percepiscono redditi l’obbligo dichiarativo.

Solo i lavoratori devono presentare la dichiarazione dei redditi?

Erroneamente si potrebbe essere portati a pensare che per essere obbligati alla presentazione del 730/2026 o del modello Redditi, sia necessario svolgere un lavoro dipendente o autonomo (o in alternativa percepire la pensione). La regola generale, però, prevede l’obbligo di presentazione per chi percepisce determinati redditi.

Innanzitutto, bisogna fare una distinzione: di solito, il modello 730 viene usato dai lavoratori dipendenti e dai pensionati, mentre i titolari di partita Iva usano il modello Redditi Pf.

Sia con il modello 730 che con il modello Redditi Pf è possibile richiedere le detrazioni fiscali riconosciute dalla legge, da quelle spese sanitarie a quelle per i figli a carico: ottenere i rimborsi spettanti è tra i motivi per cui conviene presentare la dichiarazione dei redditi anche se si rientra in uno dei casi di esonero.

Vediamo caso per caso chi è obbligato a presentare la dichiarazione nel 2026.

Dichiarazione dei redditi, cos’è e finalità: il contesto di riferimento

Prima di indicare chi deve fare la dichiarazione dei redditi, ricordiamo in breve che quest’ultima altro non è che un documento che i contribuenti devono presentare ogni anno alle autorità fiscali, per dare le informazioni sulle proprie entrate reddituali, sulle detrazioni e sui crediti fiscali spettanti per calcolare l’entità delle tasse da versare a conguaglio o dell’eventuale rimborso a cui si ha diritto.

Grazie alla dichiarazione dei redditi sono poi dichiarate le detrazioni fiscali (senza dimenticare le spese deducibili) a cui il contribuente ha diritto: alcune spese infatti, come ad esempio quelle sostenute per ragioni di salute, per l’istruzione o per versare alla banca gli interessi sul mutuo ipotecario richiesto per l’acquisto dell’abitazione principale, possono essere sfruttate per rendere meno gravosa l’Irpef da versare al Fisco. Si tratta appunto delle cosiddette spese detraibili.

Ecco perché appare evidente l’importanza capire come funziona la dichiarazione dei redditi e vedere altresì chi deve farla, pur non essendo occupato e non avendo dunque un reddito da lavoro.

Chi deve presentare obbligatoriamente la dichiarazione dei redditi

La dichiarazione dei redditi deve essere presentata da tutti i contribuenti che nel corso del 2025 hanno percepito redditi da lavoro, dipendente o autonomo, da pensione, redditi di terreni o fabbricati così come redditi di impresa o di capitale.

L’obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi riguarda i seguenti soggetti:

  • titolari di partita Iva anche se nell’anno di riferimento non hanno prodotto redditi;
  • soggetti che nel corso dell’anno hanno avuto più di un datore di lavoro, che hanno ricevuto più certificazioni uniche e per i quali l’imposta dovuta è superiore a 10,33 euro;
  • lavoratori dipendenti che hanno percepito indennità o somme dall’INPS (come la disoccupazione) o da altri enti sulle quali non sono state applicate ritenute;
  • lavoratori domestici (colf, badanti e babysitter);
  • lavoratori ai quali sono state erogate detrazioni d’imposta o deduzioni dal reddito non dovute, come nel caso del trattamento integrativo di 100 euro in busta paga (a tal proposito si consiglia di leggere l’approfondimento sui casi di restituzione);
  • contribuenti che hanno percepito redditi da tassare con imposta sostitutiva;
  • contribuenti che hanno percepito redditi soggetti a tassazione separata corrisposti da soggetti non tenuti ad applicare la ritenuta alla fonte a titolo di imposta;
  • contribuenti che non hanno pagato nel corso dell’anno le addizionali Irpef comunali e regionali, che verranno quindi calcolate con la dichiarazione dei redditi.
  • i contribuenti che hanno conseguito plusvalenze e redditi di capitale da assoggettare ad imposta sostitutiva da indicare nei quadri RT e RM (o T e M del modello 730).

Fatto salvo chi è obbligato a presentare la dichiarazione dei redditi, ogni contribuente, poi, dovrà verificare se è tenuto alla presentazione del modello Redditi o se, invece, può utilizzare anche il modello 730.

Anche i disoccupati devono presentare la dichiarazione dei redditi?

Il senso comune porta a pensare che i soggetti obbligati a presentare la dichiarazione dei redditi siano sostanzialmente i lavoratori e i pensionati (questi ultimi a specifiche condizioni), ma in verità non ci sono soltanto loro tra i contribuenti obbligati alla presentazione. Ci sono, ad esempio, anche lavoratori dipendenti e pensionati che non sono obbligati a presentare il 730 e allo stesso tempo sono obbligati alla presentazione alcuni soggetti che non percepiscono redditi da lavoro o da pensione.

Anche chi è senza lavoro può essere tenuto a fare la dichiarazione dei redditi, ma l’obbligo scatta in presenza di specifici limiti di reddito, che tra poco vedremo.

Abbiamo appena detto che lo stato di disoccupazione non equivale a un esonero dall’obbligo dichiarativo. Per fare un tipico esempio pratico, pensiamo al proprietario di un’ulteriore abitazione oltre a quella in cui vive, che sceglie di darla in affitto a un inquilino, tenuto al pagamento del canone mensile. Ebbene, in questo caso il proprietario sarà tenuto a presentare la dichiarazione dei redditi indicando il reddito da locazione sul quale è chiamato a versare l’Irpef (se non ha esercitato per la locazione il regime della cedolare secca).

Ma è anche vero che l’esonero dalla dichiarazione dei redditi spetta a chi ha un reddito da abitazione principale, incluse le relative pertinenze e altri fabbricati non posti in affitto. Così prevede la legge. Tuttavia questi ultimi non devono essere ubicati nello stesso Comune dell’abitazione principale. Pertanto non vale l’esonero nell’ipotesi in cui il fabbricato non locato sia collocato nello stesso Comune dell’abitazione principale.

Affitto locale commerciale

In linea generale, dunque, sono tenuti a presentare la dichiarazione i contribuenti che hanno percepito redditi fondiari ossia da fabbricati, ed è anche il caso di chi affitti un locale commerciale. Se una persona disoccupata possiede un locale commerciale e lo affitta a un’attività commerciale o un’azienda, il reddito che scaturisce da questo affitto è considerato un reddito fondiario e andrà dichiarato anch’esso.

Si tratta del caso tipico di chi possiede un locale adibito a negozio affittato a un esercente commerciale, che incassa un canone mensile in cambio. Ebbene, in questo caso il proprietario sarà tenuto a fare la dichiarazione dei redditi, anche se disoccupato e titolare di Naspi.

Redditi di capitale e redditi diversi

Analogamente è tenuto a fare la dichiarazione chi, pur senza lavoro, abbia redditi di capitale (prodotti dagli investimenti finanziari o da altre forme di utilizzo del capitale). Si tratta di redditi che scaturiscono da investimenti in strumenti finanziari come azioni, obbligazioni, fondi comuni di investimento e varie altre forme di attività finanziarie.

Inoltre, come spiega l’Agenzia delle Entrate nel proprio sito web, l’Irpef è dovuta dalle persone fisiche anche per il possesso dei cosiddetti redditi diversi, elencati nell’art. 67 del Testo unico delle imposte sui redditi.

Chi percepisce la Naspi deve presentare la dichiarazione dei redditi?

Veniamo ora ad un punto su cui spesso vi sono dubbi. L’indennità di disoccupazione Naspi non è sempre da dichiarare. In buona sostanza se, ad esempio, il contribuente, nell’anno di imposta di riferimento, ha avuto come reddito esclusivamente la Naspi e, perciò, ha una sola Certificazione Unica emessa dall’istituto di previdenza, la dichiarazione dei redditi può anche non essere presentata. Ma attenzione perché non deve aver incassato alcun altro reddito.

Infatti, se nel corso dell’anno precedente i redditi incassati sono differenti, l’obbligo di presentazione della dichiarazione dei redditi sussiste e la Naspi andrà così indicata nel documento come reddito da lavoro dipendente o assimilato.

L’obbligo sussiste anche se si ha soltanto la CU dell’Inps ma si hanno altri redditi, come quelli da locazione. In poche parole con l’indennità di disoccupazione non di rado il contribuente sarà nella condizione di essere tenuto a presentare comunque la dichiarazione. Si tratta di chi ha lavorato un solo periodo dello scorso anno, come anche di chi ha altri redditi da dichiarare. E, come detto, con gli altri redditi va dichiarata anche l’indennità Naspi.

Limiti reddituali di esonero dalla dichiarazione

Abbiamo accennato sopra al fatto che il reddito effettivamente incassato può comportare l’esonero dalla dichiarazione dei redditi. Ovvero sotto una certa soglia, scatta l’esenzione dall’obbligo per il contribuente.

In questo caso, tuttavia, non bisognerà presentare la dichiarazione nel rispetto di determinati limiti di importo:

  • reddito da terreni e/o fabbricati (comprese abitazione principale e sue pertinenze) entro il limite di 500 euro;
  • reddito da lavoro dipendente o assimilato e altre tipologie di reddito nel limite di 8.500 euro per un periodo non inferiore a 365 giorni all’anno;
  • reddito da pensione e altre tipologie di reddito entro il limite di 8.500 euro all’anno per un periodo non inferiore a 365 giorni;
  • reddito da pensione, terreni, abitazione principale e pertinenze inferiore a 7.500 euro (pensione) e 185,92 (terreni);
  • redditi da assegno periodico corrisposto dal coniuge più altre tipologie di reddito (escluso l’assegno di mantenimento dei figli) entro il limite di 8.500 euro;
  • redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente e altri redditi per i quali la detrazione prevista non è rapportata al periodo di lavoro entro il limite di 5.500 euro;
  • compensi derivanti esclusivamente da attività in bande musicali e filodrammatiche che perseguono finalità dilettantistiche entro il limite di 30.658,28 euro;
  • compensi derivanti da attività sportive dilettantistiche entro i 15.000 euro.

Anche in questo caso vale la regola sopra evidenziata: deve presentare la dichiarazione dei redditi in ogni caso chi ha usufruito di detrazioni per coniuge e familiari a carico ma non ne aveva diritto e chi deve versare le addizionali Irpef regionali e comunali.

Chi non deve fare la dichiarazione dei redditi?

I contribuenti che non sono obbligati alla tenuta delle scritture contabili e che nel corso del 2025 hanno percepito redditi per i quali l’imposta dovuta è inferiore a 10,33 euro non devono presentare la dichiarazione dei redditi.

Vi sono ulteriori casi di esonero. Non devono presentare il modello 730/2026 i contribuenti che hanno percepito le seguenti tipologie di reddito:

  • redditi da abitazione principale, relative pertinenze e altri fabbricati non locati, se il fabbricato non è situato nello stesso Comune dell’abitazione principale;
  • redditi da lavoro dipendente o pensione;
  • redditi da lavoro dipendente o pensione e redditi da abitazione principale e relative pertinenze e altri fabbricati non locati se non situati nello stesso Comune dell’abitazione principale;
  • redditi da rapporti di collaborazione coordinata e continuativa compresi i lavori a progetto.

L’esonero in questo caso si applica quando i redditi sono stati corrisposti da un unico sostituto d’imposta obbligato ad effettuare le ritenute di acconto o corrisposti da più sostituti purché certificati dall’ultimo che ha effettuato il conguaglio e, inoltre, qualora spettino le detrazioni per carichi di famiglia applicate e non sono dovute addizionali Irpef.

Redditi esenti e altri casi di esonero

L’esonero dalla presentazione della dichiarazione dei redditi nel 2026 è previsto anche quando nel 2025 il contribuente è stato titolare di:

  • redditi esenti, come pensione di invalidità Inail, borse di studio, pensioni di guerra, indennità di accompagnamento, pensioni sociali, ecc;
  • redditi soggetti a imposta sostitutiva (diversi da quelli soggetti a cedolare secca), come interessi su BOT o altri titoli di debito pubblico;
  • redditi soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta, come interessi sui conti correnti bancari o postali.

Quando conviene presentare la dichiarazione dei redditi

Anche quanto non si rientra tra i soggetti obbligati a presentare la dichiarazione dei redditi è bene analizzare caso per caso se conviene comunque inviarla.

La dichiarazione dei redditi consente di portare in detrazione alcune delle spese sostenute nell’anno: si pensi ad esempio a chi ha un figlio che studia all’università e che vive in un comune diverso, oppure chi ha sostenuto particolari spese mediche e sanitarie o semplicemente chi sostiene spese per l’istruzione dei propri figli.

Sono diversi i casi in cui, seppur non essendo obbligati, conviene presentare la dichiarazione dei redditi. Un adempimento in più durante l’anno che, tuttavia, consente di beneficiare di rimborsi fiscali importanti.