Che fine fanno le pale eoliche a fine vita? Tra riciclo, riuso creativo e nuove tecnologie, ecco come vengono gestiti i rotorblades dismessi.
Le turbine eoliche sono ormai una presenza familiare in molti paesaggi, dalle colline alle coste. Con il movimento delle pale sono in grado di trasformare il vento in elettricità senza produrre emissioni dirette. Tuttavia, anche questi impianti hanno una durata limitata e, dopo circa 20-25 anni di attività, possono essere sostituiti con modelli più moderni ed efficienti oppure smantellati del tutto.
A questo punto sorge spontanea la domanda sul destino delle turbine eoliche una volta smantellate, soprattutto in un periodo in cui si presta sempre maggiore attenzione alla sostenibilità e alla corretta gestione dei rifiuti. Se gran parte della turbina può essere recuperata senza particolare difficoltà, sono soprattutto le pale a rappresentare una delle principali sfide per l’economia circolare. Negli ultimi anni, università e startup hanno iniziato a sperimentare soluzioni innovative per evitare che queste componenti diventino semplicemente dei rifiuti.
Perché le pale eoliche sono così difficili da riciclare
Una turbina eolica è composta principalmente da acciaio, cemento, rame e alluminio, tutti materiali che possono essere recuperati e riutilizzati con tecnologie già consolidate. Si stima che circa il 90% dell’intera struttura della turbina sia riciclabile.
Il problema delle pale del rotore nasce dall’esigenza di creare una componente che sia al tempo stesso leggera e resistente alle sollecitazioni continue per decenni. Per questo motivo vengono realizzate con materiali compositi, in particolare plastica rinforzata con fibra di vetro e, nei modelli più recenti, anche con fibra di carbonio. Questa combinazione di materiali rende il riciclo particolarmente complesso. Le fibre e le resine sono infatti strettamente legate tra loro e separarle in modo efficiente richiede processi costosi e tecnologicamente avanzati.
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Cosa succede oggi alle pale dismesse
Contrariamente alla credenza diffusa, almeno in Europa le pale delle turbine non vengono semplicemente interrate. La normativa europea non consente di smaltirle in discarica come soluzione ordinaria e il settore sta puntando sempre di più sul recupero dei materiali e sul riutilizzo.
Una delle strade più battute consiste nel triturare le pale e utilizzare il materiale così ottenuto in ambito industriale, per esempio nei cementifici, dove parte delle componenti può essere recuperata durante il processo produttivo.
Dai ponti ai mobili, la seconda vita delle pale
Negli ultimi anni sono nate diverse iniziative di upcycling, cioè di riutilizzo creativo delle pale eoliche. In Irlanda, per esempio, alcune pale eoliche sono state trasformate nella struttura portante di un ponte pedonale. Grazie alla loro forma aerodinamica e all’elevata resistenza meccanica, possono infatti sostenere carichi importanti anche dopo aver concluso il loro ciclo di vita come componenti di una turbina eolica.
Numerose startup stanno poi ripensando questi elementi come oggetti di design e arredo. Dalle panchine ai tavoli, passando per fioriere e piccole abitazioni, le possibilità sono numerose e dimostrano come un materiale considerato problematico possa diventare una nuova risorsa.
Il futuro dell’eolica: pale completamente riciclabili
Nonostante le numerose possibilità di riutilizzo, la sfida resta aperta. Molti dei parchi eolici, infatti, sono stati installati tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila, e stanno quindi raggiungendo progressivamente il termine della loro vita operativa.
In diversi casi gli impianti vengono sottoposti a repowering, cioè vengono sostituiti con turbine più moderne e capaci di produrre molta più energia sfruttando lo stesso sito. Di conseguenza, il problema della gestione delle pale dismesse è destinato ad assumere un ruolo sempre più centrale.
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Per questo motivo numerosi centri di ricerca e aziende stanno lavorando a una nuova generazione di pale eoliche costruite con materiali facilmente recuperabili. Tra i progetti più noti c’è il programma europeo RECREATE, che coinvolge istituti di ricerca impegnati nello sviluppo di nuovi compositi riciclabili destinati all’energia eolica. L’obiettivo è progettare turbine pensando fin dall’inizio allo smontaggio, così da recuperare una quota sempre maggiore dei materiali utilizzati.