Il potenziale nascosto del biogas in Italia: 15 miliardi di metri cubi al 2050 per l’indipendenza energetica, l’economia circolare e bollette più leggere.
Tra le risorse rinnovabili che potrebbero cambiare il futuro energetico dell’Italia un posto di primo ordine è ricoperto dal biogas, normalmente considerato uno scarto. Secondo uno studio realizzato da Snam e dal Consorzio Italiano Biogas (CIB), il nostro Paese potrebbe arrivare a produrre fino a 15 miliardi di metri cubi all’anno entro il 2050. Una quantità tale da poter contribuire a ridurre la dipendenza dalle importazioni di gas naturale, rafforzando al tempo stesso il percorso verso la decarbonizzazione e valorizzando il ruolo del settore agricolo nell’economia circolare.
Da dove arriva il biogas e perché è considerato una risorsa strategica
Il biogas nasce dalla digestione anaerobica, un processo naturale attraverso il quale i batteri degradano sostanze organiche in assenza di ossigeno. In parole semplici, materiali che normalmente verrebbero considerati scarti possono essere recuperati e trasformati in una fonte di energia. Tra questi troviamo residui agricoli, la frazione organica dei rifiuti urbani e perfino i reflui zootecnici.
Il gas così ottenuto può essere utilizzato direttamente oppure sottoposto a un processo di purificazione che permette di ottenere il biometano, un particolare combustibile rinnovabile con caratteristiche simili al gas naturale. Il biometano può quindi essere immesso nella rete del gas esistente oppure utilizzato in altri settori, come i trasporti e alcune attività industriali.
Come potrà essere utilizzato in Italia?
Nel 2015 Snam e CIB ritenevano sostenibile una produzione di circa 8 miliardi di metri cubi di biometano ottenuti prevalentemente attraverso la digestione anaerobica di matrici agricole e rifiuti organici. Oggi abbiamo una gestione più efficiente delle filiere agricole e grazie alla disponibilità di nuove biomasse e all’avanzamento tecnologico il potenziale stimato sale fino a 15 miliardi di metri cubi.
Questo dato indica la quantità di biogas che il sistema italiano potrebbe raggiungere sviluppando gli impianti necessari e valorizzando le risorse presenti sul territorio. Si tratta di una prospettiva particolarmente interessante per l’Italia, considerando la grande dipendenza dall’importazione di combustibili fossili. Ogni metro cubo di gas rinnovabile prodotto internamente significa minore esposizione alle tensioni internazionali e alla volatilità dei prezzi dell’energia.
Come riduce la dipendenza energetica?
Negli ultimi anni la sicurezza energetica è diventata uno dei temi centrali della politica europea. Le crisi internazionali hanno mostrato quanto possa essere rischioso dipendere in larga misura dalle importazioni di gas naturale. In un simile contesto, il biometano viene considerato una delle molecole rinnovabili destinate ad affiancare l’elettrificazione e le altre fonti pulite. Non a caso, Snam lo inserisce infatti tra gli elementi chiave della propria strategia industriale per costruire un’infrastruttura energetica capace di trasportare, oltre al gas naturale, anche combustibili decarbonatati come biometano e idrogeno. In quest’ottica, la possibilità di utilizzare gran parte delle infrastrutture esistenti rappresenta uno dei vantaggi principali. Le reti del gas, infatti, possono già oggi accogliere quote crescenti di biometano senza richiedere la costruzione di un sistema completamente nuovo.
Quali sono le opportunità per l’agricoltura e l’economia
Grazie al biogas, le aziende agricole potrebbero ottenere una nuova fonte di reddito attraverso la valorizzazione dei sottoprodotti delle proprie attività. Allo stesso tempo, gli impianti contribuiscono alla gestione sostenibile dei reflui zootecnici e producono digestano, un materiale che può essere utilizzato come fertilizzante naturale, riducendo in questo modo il ricorso a prodotti chimici.
Anche sul fronte industriale potrebbero aprirsi nuove opportunità. Lo sviluppo degli impianti richiede infatti investimenti, competenze tecniche e occupazione specializzata, con ricadute economiche importanti nelle aree rurali. Per questo motivo, il biogas è considerato uno dei tasselli della transizione energetica italiana, insieme allo sviluppo delle energie rinnovabili elettriche e all’idrogeno.
Tuttavia, affinché i 15 miliardi di metri cubi di biogas diventino realtà saranno necessari importanti investimenti, tempi autorizzativi più rapidi e, soprattutto, un quadro normativo stabile capace di favorire la realizzazione dei nuovi impianti.