Cercasi 250 volontari per osservare opere d’arte. Lo strano annuncio dell’Università di Pisa. Come partecipare?

Laura Pellegrini

21 Aprile 2026 - 15:10

L’Università di Pisa è alla ricerca di volontari per osservare opere d’arte. I candidati dovranno rispondere a un test e raccontare ciò che li emoziona di più.

Cercasi 250 volontari per osservare opere d’arte. Lo strano annuncio dell’Università di Pisa. Come partecipare?

Quali emozioni può suscitare un’opera d’arte nelle persone? Che cosa proviamo dentro di noi quando ci fermiamo a osservare un dipinto? Perché le persone possono avere delle reazioni o sensazioni diverse di fronte alla stessa opera d’arte? Il dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa si è posto queste domande e per trovare delle risposte ha deciso di indagare in modo scientifico il rapporto tra arte ed emozioni. Per farlo, è alla ricerca di 250 volontari disponibili a osservare le opere d’arte per raccontare quali emozioni suscitano in loro.

Un annuncio che non è passato inosservato e ha attirato l’attenzione di moltissimi candidati. Non serve essere esperti o critici d’arte: possono partecipare a questa indagine persone di ogni provenienza e formazione, di tutte le età purché siano maggiorenni. Il contributo dei cittadini è fondamentale per poter mappare con precisioni sensazioni, emozioni ed espressioni che l’arte può suscitare negli esseri umani.

L’Università di Pisa cerca volontari per osservare opere d’arte

Cosa accade nel nostro cervello quando ci troviamo di fronte a un’opera d’arte? Perché un quadro astratto può generare una sensazione di pace in un osservatore e un senso di smarrimento in un altro? A queste domande sta oggi cercando di rispondere la scienza. Un esempio emblematico di questa nuova frontiera è la ricerca “Osservando l’Arte”, promossa dal Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa.

Le candidature sono aperte: tutte le persone, a prescindere dalla formazione e dalle competenze in ambito artistico, possono partecipare a questa indagine. L’unico requisito è aver compiuto almeno 18 anni. La mansione da svolgere è molto semplice: fermarsi davanti a un’opera d’arte e osservarla per capire quali emozioni o sensazioni suscita a primo impatto e dopo alcuni minuti di riflessione. L’obiettivo della ricerca dell’Università di Pisa è costruire una mappa completa delle reazioni umane alla bellezza, coinvolgendo un campione ampio e variegato.

Dopo aver osservato attentamente le opere d’arte, ciascun candidato dovrà svolgere un test semplice e rapido della durata di pochi minuti: verranno proposte una serie di domande per raccontare ciò che emoziona o suscita sensazioni particolari. La durata complessiva è di circa 10-15 minuti ma ciascun partecipante può prendersi tutto il tempo necessario per concludere il test.

Il procedimento si svolge interamente al computer in un ambiente tranquillo e controllato in modo che tutti i partecipanti siano sottoposti ai medesimi stimoli esterni.

Come partecipare alla ricerca universitaria?

I ricercatori non hanno voluto fornire indicazioni aggiuntive per non influenzare i potenziali candidati. “Studiare come le persone reagiscono alle opere d’arte ci aiuta a comprendere meglio i processi alla base delle emozioni e della percezione. Per questo abbiamo bisogno di un campione il più possibile vario: ogni partecipante offre un contributo unico alla ricerca”, ha spiegato la professoressa Elisabetta Palagi, etologa dell’Ateneo.

Per partecipare allo studio dell’Università di Pisa è necessario fissare un appuntamento scrivendo una email a [email protected]. I test si svolgono a Pisa, nella sede del dipartimento di Biologia in via Volta 6.

Alcune curiosità sul progetto

Il progetto, coordinato dalla professoressa Elisabetta Palagi, rappresenta un esperimento unico nel suo genere. Sebbene l’etologia sia tradizionalmente associata allo studio del comportamento animale, applicarla all’essere umano davanti a un’opera d’arte permette di indagare le radici biologiche della nostra sensibilità estetica.

L’obiettivo è ambizioso: mappare le emozioni umane attraverso un approccio neuroestetico, ovvero lo studio delle basi neurali per la contemplazione e la creazione di ciò che consideriamo «bello».

La ricerca si avvale del contributo di un team multidisciplinare, che vede la collaborazione di figure come Fausto Caruana e Fosca Mastrandrea, esperti nello studio delle basi cerebrali delle emozioni. Questo incontro tra biologia, psicologia e storia dell’arte suggerisce che l’esperienza estetica non sia solo un costrutto culturale, ma abbia radici profonde nella nostra evoluzione come specie.

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