Centaurus arriva in Italia: dopo Omicron il Covid si evolve ancora, ecco come

Chiara Esposito

29 Luglio 2022 - 21:00

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L’ISS individua il primo caso e aggiorna il quadro epidemiologico nazionale. Informazioni utili sulla nuova variante Covid-19 Centaurus.

Centaurus arriva in Italia: dopo Omicron il Covid si evolve ancora, ecco come

L’ISS, l’istituto superiore di sanità, conferma l’identificazione di un caso di BA.2.75 nel nostro Paese. Con questa sigla viene indicata la sottovariante di Covid recentemente denominata ’Centaurus’. Il campionamento attesa il primo caso in Italia ed è stato effettuato tra l’11 e il 17 luglio.

Si procederà quindi al monitoraggio ma sono diversi gli interrogativi di peso che gli esperti iniziano a porsi rispetto alle chiare evidenze di forte contagiosità: i vaccini attualmente in circolazione resisteranno anche a questa mutazione?

Si fa spazio anche il timore che Omicron 5 venga scalzata da una forma virale ben più marcata e, per cercare di ricostruire la realtà dei fatti, non resta che approfondire il quadro generale e iniziare a orientarsi grazie agli ultimi report sanitari.

Centaurus: origine del nome e diffusione globale

L’origine del nome Centaurus è piuttosto singolare. Il soprannome del ceppo secondario è stato inventato su Twitter e deriva dal nome di una costellazione di stelle che rappresenta un centauro, una creatura mitologica greca che è metà umana e metà cavallo.

Restando quindi connessi alla terminologia dell’antichità, anche se in questa forma ibrida che tocca la letteratura classica, il mondo sta iniziando a confrontarsi con l’avvenuta diffusione di una nuova forma virale e i risultati non sono molto incoraggianti.

Il quadro epidemiologico globale è infatti in continuo aggiornamento e con l’avvicendarsi continuo di nuove varianti prendono forma aree di intensa criticità e punti di maggior vulnerabilità. É così che, stando ai dati aggiornati al 16 luglio, le insorgenze isolate in tutti i continenti ammontano a 290 di cui oltre l’82% individuate in India. I numeri delle sequenze depositate dal Paese nel database Gisaid sono stati diffusi su Twitter da Raj Rajnarayanan, professore alla Arkansas State, e si vanno sommando progressivamente a partire da inizio giugno.

Con valori simili quindi il tasso di contagi da Centaurus, tra il 14 giugno e il 5 luglio, è pari al 4% dei casi presenti in tutto il territorio indiano.

Le altre positività sono state rilevate in 14 Paesi tra cui 14 episodi nel Regno Unito, 9 in USA, 6 in Nuova Zelanda, 4 in Canada, 4 in Indonesia, 3 in Giappone, 2 in Australia, Germania e Nepal, 1 in Danimarca, Lussemburgo, Martinica, Olanda e Turchia.

Centaurus potrebbe scalzare Omicron 5?

L’Italia quindi oggi si aggiunge alla lista e, nel frattempo, l’ISS aggiorna i propri dati e pubblica un report sullo stato di avanzamento e diffusione delle diverse varianti nel territorio peninsulare.

L’ultimo report attesta che oltre il 75% dei contagi è dovuto Omicron 5 (sottovariante Ba.5) e, più ad ampio spettro, il 5 luglio scorso, la variante Omicron aveva una prevalenza stimata al 100%. I risultati dell’indagine rapida condotta dall’istituto e dal ministero della Salute insieme ai laboratori regionali e alla Fondazione Bruno Kessler ha coinvolto un campione scelto dalle Regioni e Province Autonome in maniera casuale fra i positivi. Grazie alle modalità di analisi impiegate si è giunti a una certa rappresentatività geografica e, se possibile, completa anche per fasce di età diverse.

Emerge quindi che tra il 18 e il 24 luglio BA.5 è quindi all’75% seguita da BA.4 (11.6%), BA.2 (1.6%) e BA.1 (0.8%).

Sebbene in questa ripartizione si inserisca ora un singolo caso di positività Centaurus, già si inizia a parlare di un possibile «sorpasso» nei tassi di diffusione. Per far chiarezza sulla situazione nazionale, Adnkronos Salute ha interpellato Andrea Crisanti, direttore del Dipartimento di medicina molecolare dell’università di Padova.

L’esperto conferma così che la sottovariante di Omicron Ba.2.75 è «una variante che desta preoccupazione principalmente perché è modificata la regione che viene riconosciuta dagli anticorpi neutralizzanti e potrebbe quindi essere totalmente invisibile ai vaccini» ma che, al contempo, non ci sono ancora prove scientifiche sufficienti per determinare se abbia o meno il potenziale per diffondersi:

«Su questo esistono dei dati un po’ contrastanti, perché l’indice di infezione secondario».

L’accensione di una simile spia di allarme a fronte delle minime insorgenze raccolte fino a oggi è quindi tanto fondata quanto prematura.