"Questa campagna di censura impedisce al messaggio di Mr. Kennedy di raggiungere milioni di elettori. Rende anche più difficile per i gruppi che sostengono la sua campagna amplificare il suo messaggio attraverso fonti pubbliche”.
La libertà di espressione è uno dei pilastri fondamentali della democrazia, ma purtroppo sembra essere sempre più minacciata, come dimostra l’ennesimo caso di censura portato avanti dalle Big Tech ai danni del candidato alle primarie democratiche Robert Kennedy Jr.
Questa volta, la censura avrebbe coinvolto Google e YouTube, con accuse pesanti che arrivano a toccare persino il Presidente Joe Biden e i federali.
La censura ai danni di Kennedy
La candidatura di Robert Kennedy Jr. sembra rappresentare una minaccia per l’establishment politico, tanto che si è scatenata una campagna di censura sui suoi contenuti diffusi online.
Kennedy ha preso una posizione decisa, intentando una causa contro Alphabet, la società madre di Google e YouTube, per le azioni di limitazione dei suoi contenuti sulla piattaforma.
“In queste circostanze, YouTube è un attore statale che ha violato i diritti del Primo Emendamento”, si legge nelle 27 pagine della denuncia. “Questa denuncia riguarda la libertà di parola e le misure straordinarie che il governo degli Stati Uniti ha intrapreso sotto la guida di Joe Biden per mettere a tacere le persone che non vuole che gli americani ascoltino”.
Kennedy ha anche intentato un’azione legale collettiva contro Biden e il governo degli Stati Uniti a marzo per aver tentato di indurre Facebook, Google e Twitter a “censurare discorsi protetti dalla Costituzione”.
Secondo quanto affermato da Kennedy nella denuncia, la censura sarebbe stata ordinata direttamente dal governo degli Stati Uniti sotto la guida di Joe Biden, in un’atmosfera di coercizione politica. Da evidenziare che Kennedy essendo candiato alle primarie del Partito democratico è anche un «avversario» di Biden alle prossime presidenziali e questa accusa riveste un ruolo ancora più complesso.
Questa presunta interferenza del governo nella libertà di parola suscita gravi preoccupazioni riguardo alla manipolazione dell’informazione e al diritto dei cittadini di esprimere le proprie opinioni politiche senza restrizioni.
Il boicottaggio del candidato democratico
Una delle evidenze presentate da Kennedy riguarda la rimozione di un video del suo comizio in New Hampshire, uno Stato cruciale per le primarie democratiche. Questo atto di censura impediva ai potenziali elettori di accedere a un discorso importante per la sua campagna elettorale, limitando così la sua possibilità di raggiungere nuovi sostenitori e di competere con gli altri candidati, tra cui lo stesso Biden.
In risposta, Google ha dichiarato a The Independent: “YouTube applica le sue Linee guida della community in modo indipendente, trasparente e coerente, indipendentemente dal punto di vista politico. “Queste affermazioni sono prive di merito e non vediamo l’ora di confutarle”.
Le possibili conseguenze
La denuncia rischia di scoperchiare il Vaso di Pandora e portare nella aule di tribunale quanto già emerso con inchieste quali i Twitter Files e i Facebook Files, trascinando la Casa Bianca in una bufera peggiore del Watergate.
È inaccettabile che una piattaforma come YouTube, che è diventata un’importante piazza digitale per il discorso politico, possa essere utilizzata per censurare opinioni diverse da quelle promosse dal governo degli Stati Uniti.
La censura su Google ha colpito molti americani, il cui punto di vista differiva dalle narrazioni ufficiali. La campagna di censura contro Kennedy è solo uno dei tanti esempi che dimostrano il livello senza precedenti di controllo esercitato su un importante candidato presidenziale.
È interessante notare che altre piattaforme social come Facebook e Twitter hanno rispettato le regole elettorali e smesso di censurare le dichiarazioni di Kennedy dopo l’annuncio della sua candidatura: “A differenza di altre società tecnologiche – in particolare Facebook e Instagram e Twitter – YouTube non hanno trattato il signor Kennedy in modo diverso ora che è un candidato politico”, viene infatti specificato nella denuncia.
In questa vicenda, Google sembra essere l’eccezione, il che solleva sospetti riguardo agli interessi governativi dietro la piattaforma.
Il fatto che il governo non possa censurare i suoi critici direttamente, ma possa farlo attraverso entità private come Google, è motivo di grave preoccupazione per la democrazia americana.
La libertà di espressione è un diritto costituzionale sacro che dovrebbe essere protetto, soprattutto quando si tratta di discorso politico. Il caso di Robert Kennedy Jr. mette in discussione la libertà degli elettori di esprimere le proprie opinioni, ascoltare diverse voci e pensare con la propria testa.