Come accade ormai ciclicamente, nell’ultimo periodo si è tornato a parlare di una delle misure di politica economica più discusse nell’ultimo decennio: del Superbonus 110%. E non per uno ma per ben due motivi.
Il primo ha a che fare con i conti pubblici, e a discapito di quanto voglia la vulgata mediatica, in questi giorni l’ISTAT ha rivisto il prodotto interno lordo generato proprio negli anni di questa misura. In particolare, nella sua nota si può leggere come ‘il Pil nominale del 2021 è risultato superiore di circa 21 miliardi e nel 2022 e 2023, rispettivamente, di 34 e 43 miliardi.’
E buona parte della revisione – circa 18 miliardi sul triennio in più – si devono proprio ai nuovi conti sul settore delle costruzioni. In questo senso tra il 2021 ed il 2023 questo settore ha registrato gli aumenti maggiori, trainando così tutta la crescita, rispettivamente del +21,9% nel 2021, +16,4% e 2023 +6,7%.
In un mondo normale dunque, la politica, in particolare governativa, avrebbe dovuto fare un mea culpa per aver demonizzato e demolito una misura che ha portato il pil finalmente sopra i livelli del 2008, l’anno precedente alla crisi finanziaria targata Lehman Brothers.
Invece, dato che in parallelo alle stime più alte per l’ultimo triennio l’ISTAT ha fatto sapere che la crescita acquisita al terzo trimestre del 2024 era lo 0,4% e non lo 0,6%, qualcuno nei pressi di via XX Settembre dev’essersi più che risentito. Probabilmente pensando che la miglior difesa fosse l’attacco, il ministro dell’economia Giorgetti avrà ben pensato di difendersi dall’assunto ormai palese dei dati, che mostrano una compressione del PIL dovuto anche alla fine del Superbonus voluta del governo, lanciando l’ennesimo attacco strumentale.
Ed è così che tra un sacrificio per tutti ed una dichiarazione alle commissioni parlamentari il ministro leghista è riuscito a veicolare la falsa idea di un ulteriore attacco ai cittadini che legittimamente avevano applicato il Superbonus. ‘Rivedere le rendite catastali per chi ha riqualificato la propria casa con l’aiuto dei bonus edilizi.’ Così titolava in questi giorni l’ANSA ed a ruota molti giornali.
L’ennesima caciara politica, di lotta alle streghe, per lasciare negli italiani un pessimo ricordo di una delle misure che invece hanno rilanciato, numeri alla mano, la crescita del paese.
Infatti, ciò che capziosamente è stato fatto passare come una punizione per quegli ingordi cittadini che avessero applicato il Superbonus è in realtà legge dal…1939!
Avete capito bene, chi realizza un qualunque intervento significativo di riqualificazione; dunque, non solo utilizzando il bonus 110% che migliora l’edificio, secondo parametri ben delineati, è tenuto da decenni a comunicare l’aggiornamento catastale verificati poi da opportuni controlli comunali. E’ bene ricordare che la rendita catastale è indispensabile per calcolare correttamente l’IMU o l’ISEE, ma le sanzioni, tranne nei casi eclatanti, sono generalmente di qualche centinaio di euro.
Dunque a cos’è servita l’uscita scomposta di Giorgetti? A qualche titolo di giornale di sicuro, a lasciare un ricordo peggiore della realtà del Superbonus, ma soprattutto a lasciare intendere subdolamente che chi utilizza legittimamente i bonus edilizi può essere danneggiato dallo stato anche in maniera postuma. Peccato, caro ministro, che una comunicazione del genere sortisce solo paura negli investimenti e dunque meno spesa. Non sorprendetevi dunque, quando l’ISTAT rivedrà nuovamente al ribasso la crescita causata dal vostro governo.
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