Cassa integrazione: non sarà mai pagata a chi non è ancora arrivata?

Cassa integrazione: l’INPS ha completato le operazioni per il pagamento delle domande presentate entro maggio 2020. Cosa rischia chi ancora non la riceve?

Cassa integrazione: non sarà mai pagata a chi non è ancora arrivata?

Cassa integrazione, l’INPS fa chiarezza sulle procedure per il pagamento ma allo stesso tempo spaventa coloro a cui questa non è stata ancora liquidata.

Nel dettaglio, l’INPS in queste ore ha comunicato che alla data del 14 giugno sono state “sostanzialmente completate” le operazioni per il pagamento delle integrazioni salariali a favore dei lavoratori contenuti nelle denunce SR41 regolarmente presentate dalle aziende fino al 31 maggio scorso.

Nel dettaglio, su un totale di 2.343.389 domande ne sono state completate 2.314.435: questo significa che dovrebbero mancare all’appello meno di 40.000 lavoratori, per i quali comunque la cassa integrazione dovrebbe essere liquidata a breve.

Sembra però che il numero di coloro che attendono la cassa integrazione sia più alto rispetto alle cifre ufficiali indicate dall’INPS. Questo potrebbe significare che per il resto dei lavoratori c’è stato un problema, con l’INPS che in quel caso potrebbe non occuparsi più della domanda facendo gravare il pagamento della cassa integrazione sull’azienda stessa.

Cassa integrazione: non sarà mai pagata a chi ancora non la riceve?

Per rispondere a questa domanda bisogna come prima cosa far luce sulle novità introdotte dal nuovo decreto sulla cassa integrazione che ha aggiunto altre quattro settimane nel monte complessivo a disposizione delle aziende.

Tra le novità del nuovo provvedimento c’è quella che salvaguarda l’INPS da eventuali ritardi procedurali. Nel dettaglio, si stabilisce che l’INPS non debba pagare la cassa integrazione - che graverà sull’azienda stessa - nel caso in cui questa, dopo aver presentato una prima richiesta contenente degli errori che hanno reso impossibile la liquidazione del contributo, non presenti una seconda istanza - corretta come da indicazioni dell’INPS - entro il termine dei 30 giorni.

In caso contrario la cassa integrazione sarà pagata direttamente dall’azienda.

Quindi potrebbe succedere che un lavoratore non abbia ancora ricevuto la cassa integrazione per problemi legati alla domanda iniziale. In tal caso spetta comunque all’azienda inviare una nuova richiesta entro i 30 giorni suddetti; se questo termine verrà sforato non c’è comunque alcun rischio per il lavoratore il quale in un modo o nell’altro percepirà quanto di diritto, o dall’INPS o dall’impresa stessa.

Cassa integrazione: l’INPS ha completato le procedure per i pagamenti

Sostanzialmente l’INPS sta completando le procedure per la liquidazione delle domande di cassa integrazione presentate lo scorso mese. Quindi per coloro che nei prossimi giorni non riceveranno quanto spetta potrebbe esserci stato un vizio amministrativo che ne ha bloccato la domanda; in quel caso spetterà all’azienda inviare un nuovo SR41 corretto, mentre al lavoratore non resta che attendere.

Con questa nuova modalità, quindi, l’INPS ritiene di aver eliminato una delle cause principali dei ritardi nei pagamenti della cassa integrazione: le richieste sbagliate e presentate in ritardo.

Vedremo, adesso che le regole sono cambiate, se effettivamente i tempi per il pagamento verranno ridotti.

Per il momento, comunque, l’INPS ha completato le relative procedure di liquidazione per un totale di quasi 4,2 milioni di pagamenti in termini di prestazioni mensili. Per quanto riguarda quelle presentate le prime due settimane di giugno ne sono state lavorate 629.494 su un totale di 896.868.

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