Casa familiare assegnata ai figli, come funziona il collocamento paritario

Ilena D’Errico

2 Giugno 2024 - 22:32

Dopo la separazione il collocamento dei figli minori può anche essere paritario, per esempio con l’assegnazione della casa ai figli e l’alternarsi dei genitori. Ecco come funziona.

Casa familiare assegnata ai figli, come funziona il collocamento paritario

Quando i coniugi si separano e hanno dei figli minori il giudice decide per il loro affidamento e collocamento. Si tratta di due concetti distinti, anche se spesso vengono confusi. L’affidamento riguarda la potestà genitoriale, la responsabilità e il potere decisionale dei genitori rispetto alle scelte significative per la vita dei figli. In linea generale, l’affidamento è di tipo condiviso, dando priorità al diritto dei figli alla bigenitorialità.

L’affidamento esclusivo e a maggior ragione quello super esclusivo sono applicati esclusivamente in situazioni particolari, dove uno dei genitori è pregiudizievole per il benessere dei figli o comunque non è in grado - volontariamente o meno - di prendersi cura di loro. Il collocamento riguarda, invece, la residenza stabile dei figli, in quanto con la separazione si scioglie la coabitazione tra i genitori.

Viene quindi stabilito dove vivrà la prole e con quale genitore, scegliendo sostanzialmente quello che può garantire ai figli maggiore stabilità, senza turbare troppo le loro abitudini, e dedicarsi a loro. L’altro genitore ha quindi un diritto di visita per passare del tempo con i figli e contribuire alla loro educazione. Il collocamento paritario è spesso scartato, perché complicato a livello organizzativo e di armonia. La giurisprudenza, però, sta cambiando.

Collocamento paritario, cos’è e come funziona

Per collocamento paritario si intende una situazione in cui i figli non stanno prevalentemente con un genitore, ma il loro tempo viene diviso equamente - per quanto permesso dalle esigenze di ognuno - tra i due. Ci sono due modi con cui si può raggiungere questo risultato:

  • i figli si alternano tra la casa materna e quella paterna;
  • i genitori si alternano nella casa in cui abitano i figli.

Entrambe le soluzioni presentano aspetti possibilmente problematici. Affinché i figli possano alternarsi tra le case è necessario che queste siano quanto meno vicine, per non distaccarli dall’ambiente a cui sono abituati e non compromettere la vita scolastica e sociale. Anche l’alternarsi dei genitori può risultare complesso, soprattutto quando gli ex coniugi non sono in buoni rapporti.

Oltretutto, anche soltanto per ipotizzare un collocamento paritario è indispensabile che entrambi i genitori abbiano modo di seguire i figli nella crescita in egual misura di tempo, pensando quindi soprattutto alle occupazioni lavorative e allo stato di salute, senza tralasciare l’attitudine e le abitudini consolidate dal nucleo familiare.

Allo stesso tempo, quando si riesce a dividere il collocamento dei figli tra i due genitori si ottengono benefici di grande valore. Il principale è senza dubbio l’attribuzione paritaria della cura dei figli, riconoscendo ai genitori uguali diritti e doveri e spingendo affinché la gestione delle esigenze della prole sia distribuita equamente tra madre e padre.

Il collocamento prevalente presso un genitore non diminuisce i doveri e i diritti dell’altro genitore, ma nella quotidianità quest’ultimo è meno coinvolto nelle varie vicende e nel lavoro di cura, a danno di entrambi i genitori e dei figli compresi. Nonostante ciò, è evidente che possono sussistere problematiche organizzative e morali che ostano al collocamento paritario, che di norma non viene applicato se non su espressa richiesta dei genitori stessi.

Casa familiare assegnata ai figli

Ecco però inserirsi in questo contesto una rivoluzionaria decisione della Corte d’Appello di Torino (decreto n. 314 del 14 marzo 2024), che ha confermato quanto precedentemente espresso dal tribunale di Cuneo, che ha disposto il collocamento paritario dei minori nella casa familiare imponendo ai genitori di alternarsi nelle modalità e tempistiche stabilite dal giudice. La sentenza è sui generis perché i genitori non ne hanno fatto richiesta, né peraltro avevano mostrato interesse verso questa soluzione.

Resta però il fatto che il collocamento, così come le altre decisioni che riguardano i figli, deve essere valutato dando priorità agli interessi dei minori stessi, che prevalgono su quelli dei genitori. Si parla quindi di assegnazione della casa familiare ai figli, anche se di fatto l’assegnazione avviene sempre tenendo conto dei loro interessi e dunque in favore del genitore collocatario.

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