Il cacao torna al centro dell’attenzione dopo uno degli anni più movimentati della sua storia recente. Dai massimi record del 2024 alla violenta discesa del 2026, il mercato ha attraversato oscillazioni che difficilmente possono essere spiegate osservando soltanto il grafico dei prezzi.
C’è infatti un’altra variabile da considerare: la stagionalità. Il cacao è una commodity agricola caratterizzata da un ciclo produttivo molto preciso e proprio l’avvicinarsi dell’autunno introduce una fase dell’anno particolarmente interessante. A questo punto il nodo centrale è capire quale significato attribuire al minimo del 2026 a 3.128 e se il successivo recupero stia modificando in modo significativo la struttura del mercato. Per comprenderlo è utile mettere insieme tre elementi: andamento dei prezzi, livelli tecnici e ciclo stagionale.
Dal record del 2024 al minimo del 2026: cosa racconta il grafico
La dimensione del movimento diventa evidente partendo dal massimo storico.
Nell’ultimo trimestre del 2024 il cacao raggiunse infatti un picco nell’area dei 12.900 dollari per tonnellata. I dati storici disponibili indicano un massimo intorno a 12.900 dollari nel dicembre 2024. Da quelle quotazioni è iniziato un processo di ridimensionamento estremamente profondo.
Il 2026 si è aperto a 6.341, ma successivamente le quotazioni sono precipitate fino al minimo annuale di 3.128. Il massimo dell’anno è stato invece raggiunto a 6.644. La distanza tra massimo e minimo significa che, nell’arco dello stesso anno, il cacao ha perso temporaneamente oltre il 50% rispetto al massimo annuale.
Oggi il quadro è nuovamente cambiato. Con prezzi nell’area dei 6.034 dollari, il cacao ha recuperato circa il 93% dal minimo di 3.128. Allo stesso tempo rimane ancora molto distante dal record storico del 2024. Ed è proprio la posizione del minimo annuale a rendere interessante il grafico.
Il livello di 3.128 si è formato infatti a stretto contatto con la media mobile a 21 periodi calcolata su base trimestrale. Per l’analisi grafica si tratta di un riferimento di lungo periodo particolarmente significativo: non dimostra che sia stato costruito definitivamente un minimo, ma rende quella zona un punto tecnico da conservare nella mappa del mercato.
Anche la struttura di breve e medio periodo è migliorata. Le quotazioni si trovano attualmente sopra la media mobile a 21 giorni, sopra quella a 21 settimane e sopra la media mobile a 200 giorni. Tre riferimenti temporali differenti che, in questa fase, si trovano quindi dalla stessa parte del prezzo.
C’è tuttavia un ostacolo importante. Il recupero si è arrestato in prossimità della media mobile a 21 mesi. È un dettaglio interessante perché mette a confronto due forze differenti: il miglioramento della struttura di breve-medio periodo e una resistenza dinamica appartenente invece a un orizzonte temporale molto più lungo. Nella mappa tecnica attuale, il primo supporto di breve periodo può essere individuato nell’area di 5.098, mentre 6.328 rappresenta una prima resistenza significativa.
Quest’ultimo livello assume ancora maggiore importanza considerando che l’anno era iniziato a 6.341: il mercato sta quindi tornando a confrontarsi proprio con l’area dalla quale era partita la grande discesa del 2026.
Non si tratta di indicazioni operative, ma di livelli utili per comprendere dove il mercato potrebbe fornire nuove informazioni sulla propria struttura.
Perché da settembre la stagionalità del cacao diventa particolarmente interessante
Il grafico, da solo, racconta soltanto una parte della storia. Secondo l’International Cocoa Organization, l’anno del cacao va dal 1° ottobre al 30 settembre. La produzione è fortemente stagionale e nei principali Paesi produttori esistono normalmente un raccolto principale e uno secondario.
In Costa d’Avorio, primo produttore mondiale, il main crop si concentra indicativamente tra ottobre e marzo, mentre il mid-crop si sviluppa prevalentemente tra maggio e agosto. Una struttura simile caratterizza il Ghana, dove il raccolto principale si sviluppa approssimativamente tra settembre e marzo.
Questo significa che settembre e ottobre rappresentano una vera cerniera temporale per il mercato del cacao. È il periodo nel quale termina una stagione e iniziano ad arrivare informazioni sempre più concrete sulla successiva produzione africana. La relazione tra raccolti e prezzi, naturalmente, non è meccanica. Un raccolto abbondante non determina automaticamente un ribasso e uno scarso raccolto non produce necessariamente un rialzo immediato. Prezzi, scorte, domanda dell’industria, posizionamento degli operatori, valuta e condizioni meteorologiche interagiscono continuamente.
La storia recente lo dimostra molto bene. Durante il raccolto principale 2023/2024, le difficoltà produttive in Costa d’Avorio e Ghana, il calo degli arrivi e la riduzione delle scorte contribuirono alla straordinaria accelerazione delle quotazioni. A fine marzo 2024 i prezzi risultavano aumentati di circa il 180% rispetto all’inizio della stagione; nell’aprile successivo furono raggiunti nuovi record. Ed è proprio il meteo una delle variabili da osservare con maggiore attenzione anche oggi. Nell’agosto 2026 Reuters ha segnalato il rafforzamento di El Niño, ricordando come gli episodi particolarmente intensi abbiano storicamente avuto conseguenze sulla produzione di cacao, soprattutto nell’Africa occidentale.
L’ICCO, nelle stime pubblicate a maggio, ha rivisto il bilancio mondiale 2024/2025 indicando un surplus globale di circa 48.000 tonnellate, con produzione stimata in 4,723 milioni di tonnellate e grindings per 4,628 milioni. Il mercato si trova quindi davanti a un equilibrio molto diverso da quello che accompagnò l’esplosione dei prezzi del 2024. Eppure proprio questo rende i prossimi mesi particolarmente interessanti dal punto di vista dell’analisi.
Da una parte abbiamo un cacao che è passato da 12.900 circa a 3.128 e successivamente è risalito verso 6.034. Dall’altra stiamo entrando nel periodo dell’anno nel quale il mercato comincerà progressivamente a valutare il nuovo raccolto principale dell’Africa occidentale.
La combinazione tra stagionalità e struttura grafica merita quindi attenzione. Il minimo annuale a 3.128, formatosi in prossimità della media mobile trimestrale a 21 periodi, rimane il grande riferimento di lungo periodo. Più vicino ai prezzi attuali, invece, la fascia 5.098-6.328 delimita una prima area tecnica all’interno della quale il mercato sta cercando una nuova direzione.
Soprattutto, c’è un livello che potrebbe diventare simbolicamente importante: 6.341, cioè il prezzo di apertura del 2026.
Dopo essere precipitato a 3.128 e aver recuperato quasi il 93%, il cacao è tornato praticamente nell’area dalla quale era iniziato l’anno.
Ed è probabilmente questa la fotografia più interessante: dopo otto mesi di enorme volatilità, il cacao si ritrova quasi al punto di partenza, ma con una struttura tecnica profondamente diversa e proprio mentre si avvicina l’inizio del nuovo anno del cacao.
Le prossime settimane potranno quindi offrire indicazioni preziose non tanto per prevedere dove andranno i prezzi, quanto per capire se il recupero dal minimo del 2026 stia modificando realmente la struttura di medio-lungo periodo oppure se il mercato continui a muoversi all’interno del grande processo di assestamento iniziato dopo i record del 2024. È una distinzione che, sul cacao, potrebbe fare tutta la differenza.