Petrolio in salita, rendimenti in aumento e mercati azionari sorprendentemente tranquilli. Una divergenza insolita potrebbe nascondere un segnale più profondo.
Il petrolio torna a correre, i rendimenti dei titoli di Stato salgono e l’inflazione potrebbe smettere di scendere.
Fin qui nulla di sorprendente. Eppure, osservando i mercati più da vicino, emerge una contraddizione che molti investitori stanno ignorando.
Storicamente, quando il petrolio accelera e i tassi salgono, i mercati azionari reagiscono molto più velocemente. Questa volta invece qualcosa non torna. Ed è proprio in queste anomalie che, spesso, si nascondono i segnali più importanti. Negli ultimi mesi il prezzo del petrolio si è avvicinato nuovamente alla soglia dei 100 dollari al barile, un livello che nella storia recente ha spesso coinciso con momenti di forte pressione inflazionistica sull’economia globale. Il motivo è relativamente semplice ma estremamente potente dal punto di vista macroeconomico. L’energia rappresenta uno degli input fondamentali dell’intero sistema produttivo mondiale. Quando petrolio e gas naturale aumentano di prezzo, i costi di produzione per imprese e industrie tendono a salire rapidamente. Questo aumento dei costi viene poi trasmesso lungo tutta la catena economica, fino ai prezzi finali pagati dai consumatori. [...]
Accedi ai contenuti riservati
Navighi con pubblicità ridotta
Ottieni sconti su prodotti e servizi
Disdici quando vuoi
Sei già iscritto? Clicca qui
© RIPRODUZIONE RISERVATA