Le parole della Bce a favore di un taglio dei tassi già a ottobre hanno spinto il settore obbligazionario, con i Btp in gran spolvero. Analizziamo allora quanto sta avvenendo e soprattutto i livelli grafici da monitorare.
L’indicatore più sensibile ha mosso decisamente al ribasso, il che equivale a un netto rialzo della quotazione del titolo di riferimento. Lo yield è sceso infatti dal 4% di inizio luglio al 3,33% del 1° ottobre, con una variazione avvenuta in maniera abbastanza direzionale, al contrario di quanto si è registrato sulle scadenze più lunghe. Il livello del 3,5% risultava come un supporto significativo e la sua rottura al ribasso è una svolta eloquente.
Non c’è da escludere però che possa tornare a costituire un livello di recupero in presenza di un rafforzamento di breve termine. Nel caso invece di un’ulteriore corsa dei prezzi dei Btp e quindi di una discesa dei rendimenti occorre monitorare i seguenti valori:
1°) 3,33% (come detto già toccato ieri)
2°) 3,22%
3°) 3,02% e quindi di fatto il 3%.
Siccome questi rimandi in percentuale possono apparire troppo tecnici è il caso di analizzare il comportamento in termini di quotazioni del decennale di riferimento, che fra l’altro è interessante per chi voglia esporsi su scadenze non troppo lunghe.
In questa fase eccolo il Btp utilizzato come sottostante per il calcolo del rendimento del decennale.
Btp 3,85% 2034: Isin IT0005584856 – titolo emesso a marzo 2024 – scadenza 1/7/2034 – quotazione di apertura oggi a 104,72 Eur – minimo dell’anno a 97,6 Eur – massimo dell’anno a 105,15 Eur – spread denaro/lettera sui 5 pb.
Il suo grafico evidenzia una netta accelerazione da inizio settembre ma purtroppo mancano riferimenti di lungo periodo con cui analizzare i trend.
Altrettanto importante è seguire il future e soprattutto quello lungo, relativo alle scadenze da 8,5 a 11 anni, salito dai 118,6 punti di inizio agosto ai 122,2 punti di ieri. L’analisi grafica evidenzia che questi valori corrispondono a successive importanti resistenze su base storica. Ora quindi il derivato sui Btp si trova ad affrontare un livello toccato già più volte in passato e dimostratosi sempre significativo nell’individuazione di aree di inversione o di sostegno dei trend. Attualmente c’è da credere che quello dei 122,2 si confermerà di sostegno quando superato con una certa forza.
Una conferma del tutto? La fornisce un altro derivato, in realtà non sempre adeguatamente seguito dai professionisti finanziari. Si tratta del Btp future short term, riferito alle scadenze da 2 a 3 anni: da inizio settembre ha messo a segno due avvisi di netto rimbalzo: il primo con un cosiddetto “gap up” di apertura fra le sedute del 5 e del 6 settembre; il secondo con la rottura al rialzo della resistenza dei 107,6 punti, avvenuta il 24 settembre.
Dopo settimane di incertezze si è registrato un insieme di segnali rialzisti per le quotazioni dei Btp. Ora ci sono solo due ostacoli nella loro corsa: il primo viene dal petrolio, con un’eventuale crisi geopolitica che potrebbe rialimentare inflazione; l’altro è interno e consiste in eventuali bocciature del Documento programmatico di bilancio 2025 da parte dell’Unione europea, con possibili effetti negativi sul giudizio dei conti pubblici italiani da parte delle agenzie di rating, il cui primo appuntamento è previsto per il 18 ottobre.
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