BRICS in espansione: cosa potrebbe comportare per i mercati finanziari globali?

Tommaso Scarpellini

6 Luglio 2023 - 17:10

Le novità sul BRICS sollevano interrogativi sui mercati finanziari globali: potenziali opportunità di investimento e impatti geopolitici.

BRICS in espansione: cosa potrebbe comportare per i mercati finanziari globali?

Le recenti evoluzioni riguardanti il BRICS hanno suscitato grande interesse tra analisti ed esperti di geopolitica e finanza, generando molteplici interrogativi sul futuro dei mercati finanziari globali. Quali sono le possibili prospettive da considerare?

Che cos’è il BRICS e come mai è così importante a livello globale?

Prima di esaminare più approfonditamente il tema, è necessario fornire una definizione dettagliata del BRICS, un termine ampiamente discusso ma spesso poco compreso. Il BRICS è un acronimo che identifica un gruppo di paesi emergenti: Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica. Si tratta di un’entità geopolitica che riunisce nazioni caratterizzate da alcune caratteristiche comuni, come l’aspirazione a un ruolo più influente nella politica mondiale. I paesi BRICS sono spesso considerati con un elevato potenziale di crescita economica, sebbene tale potenziale non si sia sempre tradotto in una reale espansione economica. Il gruppo si è ufficialmente formato nel 2006, con la prima riunione dei capi di Stato e di governo tenutasi nel 2009, con l’obiettivo di promuovere la cooperazione economica e politica tra i suoi membri.

I membri del BRICS cercano di creare un ambiente indipendente rispetto al protezionismo commerciale, come evidenziato dalla presenza della Banca di Sviluppo del BRICS, un’istituzione finanziaria multilaterale che fornisce finanziamenti per progetti infrastrutturali e di sviluppo all’interno dei paesi membri. Questa situazione talvolta suscita timori riguardo al BRICS come una potenziale minaccia all’ordine mondiale, in modo non convenzionale per le economie occidentali. Tuttavia, dal punto di vista teorico, il BRICS non costituisce un’effettiva alleanza militare o politica, poiché i suoi membri mantengono la piena indipendenza in vari aspetti.

Sebbene sia un confronto non del tutto lineare, alcuni vedono il BRICS come una sorta di replica del G7 occidentale, che riunisce le principali economie avanzate del mondo per discutere di questioni economiche, politiche e di sicurezza globale. È importante non confondere il G20, che invece è un forum più ampio che include le principali economie del mondo, tra cui i membri del G7 e altri paesi come Cina, India, Brasile, Russia e Sudafrica, che sono anche membri del BRICS.

In termini di valori politici ed economici, i paesi occidentali tendono ad allinearsi maggiormente con l’ordine internazionale dominato dagli Stati Uniti e con le principali istituzioni finanziarie internazionali, come il Fondo Monetario Internazionale (FMI) e la Banca Mondiale. Al contrario, i paesi del BRICS spesso cercano di promuovere una maggiore diversità e un ruolo più significativo per i paesi emergenti nel sistema internazionale.

Le ultime novità riguardanti il BRICS spaventano gli analisti

Recenti voci riguardanti l’espansione del numero di Paesi BRICS, che sembrano in parte mirare alla potenza mondiale delle economie occidentali, stanno suscitando preoccupazioni riguardo agli sviluppi sociali, politici ed economici che potrebbero derivare da questa eventualità in un momento storico come quello attuale. In molti si aspettano che l’Arabia Saudita, l’Indonesia, gli Emirati Arabi Uniti e l’Egitto entreranno a far parte del gruppo, mentre la richiesta dell’Etiopia è ancora incerta. Tale decisione potrebbe e dovrebbe essere presa durante il vertice di leadership di agosto, ospitato dal Sudafrica, e segnerebbe l’attuazione di un piano di espansione a lungo atteso. Attualmente, ben 25 paesi sono interessati ad aderire al gruppo, suscitando sempre più interesse sulla questione.

Sebbene si parli comunemente di paesi attualmente poco sviluppati, il termine «mercati emergenti» si riferisce anche a paesi che presentano forti prospettive di sviluppo, come ad esempio molti paesi africani. Considerando solo Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa, le nazioni BRICS rappresentano attualmente oltre il 42% della popolazione mondiale. Nonostante non siano ancora paesi estremamente sviluppati e non contribuiscano in modo predominante al prodotto interno lordo mondiale, il loro peso è costantemente cresciuto negli ultimi 20 anni, a scapito dei paesi del G7.

Cosa potrebbe comportare per i mercati finanziari globali?

Questo tipo di dinamiche potrebbe attrarre investimenti provenienti da economie esterne, offrendo opportunità di diversificazione per gli investitori globali e influenzando direttamente la distribuzione globale degli investimenti. Ciò potrebbe ridurre gradualmente la dipendenza dai mercati delle economie occidentali. Tale sviluppo potrebbe stimolare ulteriormente la crescita dei paesi appartenenti al BRICS, creando nuove opportunità commerciali e avendo un impatto significativo sulle relazioni internazionali dal punto di vista geopolitico.

Tuttavia, è importante sottolineare che queste conseguenze potrebbero richiedere molto tempo per concretizzarsi. Gli Stati Uniti rimangono ancora il centro economico e finanziario globale di riferimento, e l’Europa è strettamente dipendente dalle decisioni prese al di là dell’oceano. Di conseguenza, è improbabile che si verifichi un cambiamento drastico e improvviso dell’ordine mondiale, come alcuni complottisti sostengono.

Inoltre, è difficile immaginare un rapido processo di de-dolarizzazione, considerando l’importanza e la dimensione globale del mercato dei capitali statunitense. Allo stesso modo, l’espansione del BRICS, soprattutto con l’inclusione dell’Arabia Saudita, potrebbe avviare una tendenza geopolitica con potenziali impatti sulle dinamiche economiche e finanziarie globali. Secondo Bloomberg Economics, già un terzo del prodotto interno lordo mondiale è generato da nazioni non democratiche, il che suscita alcune preoccupazioni.

In conclusione, è importante valutare attentamente le implicazioni di tali sviluppi, tenendo conto dei tempi necessari per il loro effettivo manifestarsi. L’equilibrio di potere globale rimane ancora ampiamente influenzato dalle economie occidentali, e qualsiasi ed eventuale (raro) cambiamento significativo richiederà un processo graduale e complesso.