Se hai comprato BOT negli ultimi mesi pensando di fare la scelta più sicura, potresti aver rinunciato senza saperlo a rendimenti molto più alti.
Nelle ultime settimane si è verificato un movimento importante sul mercato obbligazionario italiano: i rendimenti dei BTP sono tornati a salire, spinti dall’aumento dello spread e dalla discesa dei prezzi del BTP future. Un segnale che ha riacceso l’attenzione degli investitori, ma anche le preoccupazioni.
Alla base di questo movimento c’è un mix di fattori geopolitici e macroeconomici. Le tensioni internazionali e il rialzo del prezzo del petrolio, tornato sopra i 100 dollari al barile, hanno alimentato il timore di nuove pressioni inflazionistiche e, di conseguenza, di un possibile ritorno a politiche monetarie più restrittive. Tuttavia, questo scenario non è affatto scontato. Le indicazioni della Banca Centrale Europea e il consenso degli analisti indicano, almeno nel breve periodo, una fase di stabilizzazione o lieve discesa dei tassi.
Percezione e realtà sul mercato obbligazionario
È proprio questa divergenza tra percezione e realtà a creare opportunità. Se le tensioni dovessero rientrare rapidamente, il mercato potrebbe correggere altrettanto velocemente, riportando i prezzi obbligazionari verso l’alto.
Nel frattempo, molti risparmiatori continuano a rifugiarsi nei BOT a 12 mesi, che offrono rendimenti intorno al 2% lordo. Si tratta di strumenti semplici: si acquistano sotto 100, non pagano cedole e vengono rimborsati a 100 alla scadenza. Investendo 10.000 euro, il guadagno netto dopo un anno è di circa 175 euro: un rendimento certo, ma limitato.
Il ritorno dei BTP sotto la pari
Guardando oltre i BOT, emergono opportunità che molti stanno ancora sottovalutando. Alcuni BTP con scadenza intorno ai 5 anni quotano oggi sotto la pari e offrono rendimenti superiori al 3% netto.
Tra questi, due titoli in particolare meritano attenzione: il BTP Tf 0,6% agosto 2031 (ISIN IT0005436693), con cedola dello 0,6%, prezzo intorno a 87 e duration modificata pari a 5,07, e il BTP Tf 0,95% dicembre 2031 (ISIN IT0005449969), con cedola dello 0,95%, prezzo intorno a 88 e duration modificata pari a 5,31. Entrambi vengono rimborsati a 100 alla scadenza.
Cedole, rimborso e rendimento complessivo
Il punto chiave è che questi titoli permettono di combinare cedole e guadagno in conto capitale. Investendo 10.000 euro, si acquista un valore nominale più elevato, intorno a 11.400 euro. A scadenza, il rimborso a 100 genera un guadagno significativo, a cui si sommano le cedole incassate nel tempo. Il risultato complessivo può arrivare a circa 1.800–1.900 euro netti in cinque anni.
Questo elemento segna una differenza importante rispetto ai BOT. Nel BOT il rendimento deriva in sostanza dallo scarto tra prezzo di acquisto e rimborso finale. Nei BTP sotto la pari, invece, il rendimento si costruisce su più componenti e diventa più interessante proprio perché il prezzo di partenza è inferiore a 100.
Il ruolo della duration modificata
Ma è proprio la duration modificata a spiegare il vero equilibrio tra rischio e opportunità. Una duration di circa 5 anni implica che per ogni variazione dell’1% dei tassi, il prezzo del titolo può muoversi di circa il 5% in direzione opposta.
In uno scenario di rialzo dei tassi dell’1%, il prezzo di un BTP acquistato a 87 potrebbe scendere temporaneamente verso area 82–83. Questo si tradurrebbe in una perdita potenziale di circa 500 euro su un investimento di 10.000 euro. Tuttavia, è fondamentale comprendere un aspetto spesso trascurato: queste perdite sono solo teoriche se il titolo viene mantenuto fino alla scadenza.
Tenere fino a scadenza o vendere prima
Ed è proprio questo il punto centrale della strategia. L’investimento in BTP sotto la pari ha senso soprattutto se l’obiettivo è portarli fino alla scadenza. In questo caso, infatti, le oscillazioni di prezzo nel breve periodo diventano irrilevanti, perché il rimborso avverrà comunque a 100 e le cedole continueranno a essere incassate regolarmente.
Al contrario, in uno scenario di riduzione dei tassi dell’1%, il prezzo potrebbe salire verso area 91–92, generando un guadagno immediato anche senza attendere la scadenza. È proprio in questi movimenti che si crea il valore aggiunto rispetto ai BOT, che non beneficiano in modo significativo delle variazioni dei tassi.
Il confronto con gli altri strumenti di risparmio
Oggi i BTP offrono rendimenti superiori non solo ai BOT, ma anche ad altri strumenti molto diffusi tra i risparmiatori italiani. I buoni fruttiferi postali si fermano intorno all’1,5% lordo, mentre i conti deposito offrono mediamente tra il 2% e il 2,5% lordo. I BTP, invece, superano il 3% netto, con il vantaggio aggiuntivo del possibile recupero del prezzo.
Il confronto, quindi, non è solo numerico ma strategico. Il BOT è uno strumento semplice e stabile, adatto a esigenze di breve periodo. Il BTP, invece, è uno strumento che richiede maggiore consapevolezza, ma che offre anche un potenziale di rendimento più elevato per chi ha un orizzonte temporale coerente.
Cosa osservare davvero in questa fase
In un contesto come quello attuale, limitarsi ai BOT può significare accontentarsi di rendimenti contenuti senza cogliere le opportunità presenti sul mercato obbligazionario. Per molti risparmiatori, oggi, il vero rischio non è la volatilità dei prezzi, ma quello di restare fermi su strumenti che rendono troppo poco.
Per questo motivo, prima di scegliere tra BOT e BTP, può essere utile guardare non soltanto al rendimento immediato, ma anche alla scadenza, al prezzo di acquisto, alla duration e alla propria capacità di mantenere il titolo nel tempo. È qui che si gioca la differenza tra una scelta soltanto prudente e una scelta più efficiente.