Bonus spesa, il Comune li paga ancora: fino a 700 euro, ma si rischiano sanzioni

Antonio Cosenza

22 Marzo 2021 - 09:50

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Buoni spesa, fino a 700 euro per le famiglie in difficoltà economica. Ma i Comuni fissano dei paletti per bloccare i furbetti (i quali rischiano sanzioni molto severe).

Bonus spesa, il Comune li paga ancora: fino a 700 euro, ma si rischiano sanzioni

Ci sono alcuni Comuni che pagano ancora i buoni, o bonus, spesa.

Sono diversi gli aiuti riconosciuti alle famiglie in questo lungo periodo di pandemia: il Decreto Sostegni appena approvato dal Governo, ad esempio, stanzia le risorse per nuovi pagamenti del Reddito di emergenza, ma ci sono anche Comuni che hanno ripreso ad erogare dei buoni spesa per un valore che può arrivare a 700 euro.

Un aiuto importante in quanto permette alla famiglie in grande difficoltà economica di avere un aiuto per l’acquisto dei beni di primaria necessità.

Non si tratta di una novità assoluta: i bonus spesa, infatti, sono stati rifinanziati lo scorso dicembre dal Decreto Ristori ter, con il quale sono stati stanziati 400 mila euro per permettere ai Comuni di riconoscere questi aiuti ai più bisognosi. Le amministrazioni locali nel frattempo si sono attrezzate e mentre ci sono città che hanno completato l’erogazione dei buoni ce ne sono altre che stanno partendo solamente adesso.

Buoni spesa, stretta per i furbetti: più paletti e controlli

Va detto che la prima tranche di pagamenti dei buoni spesa non ha funzionato come si sperava. La fretta di partire ha fatto sì che i Comuni pubblicassero dei bandi poco “blindati”, permettendo anche a molti furbetti di farne richiesta. E non è un caso se la Guardia di Finanza è ancora alla ricerca di coloro che ne hanno approfittato, richiedendo i bonus spesa anche se non necessario.

Per questo motivo ci sono città che si sono prese più tempo per pagare questa nuova tranche di buoni spesa, individuando una serie di paletti per far sì che gli aiuti vengano riconosciuti solamente a chi ne ha effettivamente bisogno. Ad esempio, non è possibile richiedere i buoni spesa se nel contempo si percepisce il Reddito di Cittadinanza, o comunque se ci sono persone nel nucleo familiare che lavorano, prendono una pensione o sono percettori di NASpI.

Gli importi dei buoni spesa variano a seconda del Comune: ogni amministrazione, infatti, ha deciso in autonomia i criteri per il calcolo degli importi - premiando ovviamente le famiglie più numerose e con maggiori difficoltà economiche - nonché sui paletti necessari per limitare la platea dei beneficiari. Ci sono realtà, comunque, dove in presenza di determinate condizioni viene riconosciuto un importo fino a 700,00€ grazie ai buoni spesa.

Buoni spesa, la nuova tornata: quali Comuni stanno partendo solo ora

Come anticipato, ci sono Comuni che già hanno completato i pagamenti di questa nuova tranche di buoni spesa. Ad esempio, a Milano sono già avanti, come tra l’altro a Bari.

Parte solamente adesso, invece, il Comune di Roma, mentre a Napoli per il momento è previsto solamente un bonus aggiuntivo rispetto a quello già erogato nel 2020, con precedenza per coloro ne hanno già beneficiato lo scorso anno. Ma si stanno attivando per questa seconda tranche di buoni spesa anche: Torino, Venezia, Padova, Bologna, Bergamo, Rimini, Ancona e Potenza.

Soffermiamoci per un attimo sul Comune di Roma. L’amministrazione capitolina ha deciso di cambiare attivando una procedura più veloce ma allo stesso tempo più sicura. Sono previsti, infatti, dei paletti anti-furbetti e viene stabilito che la richiesta potrà essere effettuata, entro il 15 giugno, avvalendosi del supporto del CAF. Saranno questi a verificare il possesso dei requisiti, quali: ISEE inferiore a 8.000,00€, residenza a Roma ed essere in regola con la cittadinanza.

Iter simili sono stati scelti nelle altre città che stanno partendo con il pagamento dei nuovi buoni spesa: ad esempio, a Venezia la procedura è stata spostata sul digitale, abbandonando quindi la distribuzione cartacea dei tagliandi, mentre a Bologna viene stabilito che le domande possono essere presentate solamente tramite gli sportelli sociali presenti in città, dimostrando con tanto di documenti le difficoltà economiche.

Il tutto con l’intento di “bloccare” i furbetti, i quali sono ormai sotto la lente d’ingrandimento della Guardia di Finanza. Con il rischio di dover restituire fino al triplo delle somme percepite o - nella peggiore delle ipotesi - di dover pagare una sanzione pari a 25.000€.

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