Bonus neonati da 100 euro l’anno, quando si potranno utilizzare e per cosa

Emanuele Di Baldo

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La Manovra 2027 prevede un fondo previdenziale per i nuovi nati, alimentato dallo Stato fino ai 18 anni. La gestione dovrebbe essere affidata all’INPS

Bonus neonati da 100 euro l'anno, quando si potranno utilizzare e per cosa

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Un salvadanaio intestato al bambino, aperto all’INPS fin dalla nascita e «sigillato» fino alla maggiore età. È la novità forse più interessante - almeno fino ad adesso - della Manovra 2027, approvata dal Consiglio dei ministri: un fondo previdenziale per i nuovi nati nel quale lo Stato verserà, secondo fonti di governo citate dall’ANSA, 100 euro all’anno per ogni neonato fino al compimento dei 18 anni. Sulla carta, 18 versamenti valgono 1.800 euro di contributo pubblico, ai quali si potranno sommare le cifre messe da genitori e parenti.

La misura nasce da una proposta del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e si inserisce in una legge di Bilancio da circa 26 miliardi di euro, che la premier Giorgia Meloni ha presentato mettendo al primo posto proprio famiglia e natalità. Un tema caldo non solo per l’attuale governo ma, in generale, per il trend sempre più cupo che ha preso il nostro Paese: secondo l’Istat, nel 2025 in Italia sono nati appena 355mila bambini (-3,9% rispetto al 2024), con la fecondità scesa al minimo storico di 1,14 figli per donna.

Il bonus aiuterà in qualche modo ad uscire dalla crisi delle nuove nascite? Solo il tempo lo dirà. In ogni caso, non si tratterebbe di una somma da incassare subito sul conto corrente dei genitori, e questo è un concetto importante da comprendere.
Comunque, il disegno di legge deve ancora affrontare l’esame delle Camere e diversi aspetti, dalla platea dei beneficiari alle modalità di adesione, restano da scrivere. Ecco cosa sappiamo.

Bonus neonati da 100 euro: come funziona il salvadanaio previdenziale

Il meccanismo, illustrato dalla stessa Meloni nella conferenza stampa sembra alquanto lineare: per ogni bambino che nasce l’INPS aprirà una posizione previdenziale individuale, una sorta di piccolo salvadanaio nel quale lo Stato verserà la propria quota. Negli anni successivi genitori e familiari potranno continuare ad alimentarlo con versamenti propri, facendo crescere il capitale fino alla maggiore età.

Ci sono però ancora delle discrepanze, anche nel racconto politico. Le fonti di governo riportate dall’ANSA parlano di 100 euro ogni anno fino ai 18 anni, mentre in conferenza stampa la premier ha fatto solo riferimento a una quota iniziale di 100 euro di benvenuto, lasciando poi ai familiari il compito di incrementare il conto. Un omissis? Si vedrà al momento dell’ufficialità.

D’altro canto, il presidente dell’INPS, Gabriele Fava, ha salutato la scelta come una svolta per la previdenza italiana: finora la pensione si cominciava a costruire con il primo impiego, mentre adesso «inizia dalla nascita». La dotazione finale, comunque, è molto più leggera di quella ipotizzata qualche mese fa. A settembre lo stesso Fava aveva proposto una dote pubblica di almeno 1.000 euro l’anno per ogni nuovo nato, con un costo stimato in circa 355 milioni di euro annui per ciascuna generazione, mentre al Mef era circolata l’ipotesi di 50 euro al mese per i primi tre anni di vita (1.800 euro in tutto). Con 100 euro l’anno e circa 355mila nati, l’esborso per ogni nuova generazione si ferma invece intorno ai 35,5 milioni di euro annui, praticamente un decimo dei rumors della scorsa estate.

Chi ne ha diritto: tutti i neonati o solo alcuni?

Al momento non ci sono requisiti prestabiliti e chiari. La misura dovrebbe comunque essere universale, dato che Meloni ha parlato di ogni bambino che nasce, senza indicare soglie di reddito familiare, e ad oggi non è stato comunicato alcun limite ISEE. Ancora una volt, sarà il testo della legge di Bilancio, ed eventualmente i successivi provvedimenti attuativi, a stabilire la decorrenza esatta, il peso di residenza e cittadinanza, il trattamento di adozioni e affidamenti e, soprattutto, se l’apertura della posizione sarà automatica oppure subordinata a una domanda all’INPS. Fino ad allora, dare per scontato che tutti i neonati siano ammessi senza eccezioni sarebbe prematuro.

Per evitare equivoci, il nuovo fondo va tenuto distinto dal Bonus nuovi nati già in vigore. Quest’ultimo, introdotto dalla legge di Bilancio 2025, è un contributo una tantum di 1.000 euro per ogni figlio nato, adottato o in affidamento preadottivo, riservato ai nuclei con ISEE non superiore a 40.000 euro, calcolato al netto dell’Assegno unico, e da richiedere all’INPS entro 120 giorni dall’evento, a pena di decadenza. Una misura di logica opposta ai 100 euro in un fondo (che accantona risorse per il futuro del neonato), poiché mette subito in tasca liquidità a mamma e papà.

Quando si potranno usare i soldi e per cosa

Come altri nodi, anche questo è da sciogliere in maniera definitiva. Secondo quanto annunciato dalla stessa premier, la somma «non sarà tassabile, non sarà pignorabile, non sarà utilizzabile fino ai 18 anni». Raggiunta la maggiore età, il ragazzo o la ragazza potrà riscattare il capitale per tre finalità:

iscriversi all’università, avviare un’attività oppure lasciarlo dove si trova, continuando ad alimentarlo come forma di previdenza complementare. Prima dei 18 anni, invece, il salvadanaio potrà essere aperto solo in caso di emergenza straordinaria e con l’autorizzazione del giudice tutelare.

Restano sul tavolo diverse questioni pratiche: se il riscatto avverrà in un’unica soluzione o in più tranche, quali documenti serviranno per dimostrare la finalità della spesa, come verranno gestite e investite le somme, con quale profilo di rischio e a quali costi etc etc. Finché queste regole non saranno nero su bianco, non è possibile stimare alcun rendimento. L’unica cifra certa, ad oggi, è quella dei versamenti.

Il modello del Trentino-Alto Adige e il tentativo della Manovra 2026

L’idea non nasce dal nulla. In Italia esiste già un modello regionale: la Regione autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol, attraverso Pensplan, riconosce ai nuovi nati un incentivo versato direttamente nel fondo pensione intestato al minore, con un contributo nel primo anno e 200 euro per ciascuno dei quattro anni successivi, a condizione che la famiglia versi almeno 100 euro l’anno.

A livello nazionale, invece, un primo tentativo era arrivato già durante l’iter della Manovra 2026, con un emendamento di Fratelli d’Italia che prevedeva un fondo INPS attivabile entro tre mesi dalla nascita: almeno 100 euro dalla famiglia e 50 euro dallo Stato. Una proposta allora rimasta su carta.

Quando entra in vigore il bonus da 100 euro?

L’iter prevede, dopo il via libera del Consiglio dei ministri del 28 ottobre, il passaggio alla fase parlamentare, durante la quale il testo potrà essere modificato. La manovra deve essere approvata entro il 31 dicembre - come ogni anno - per evitare l’esercizio provvisorio e, di norma, entra in vigore dal 1° gennaio 2027. Il governo ha indicato proprio il 2027 come anno di avvio dei versamenti, ma la decorrenza concreta del fondo dipenderà dalle disposizioni definitive e dagli eventuali passaggi attuativi.

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