Bitcoin, cosa (e chi) c’è dietro la sua discesa?

Stefano Masa

20 Marzo 2024 - 16:11

Cosa - o per meglio dire - chi c’è dietro alla discesa del Bitcoin dai suoi nuovi massimi storici?

Bitcoin, cosa (e chi) c’è dietro la sua discesa?

“La vera domanda è: a chi vendiamo questa roba?”. Questo primo trimestre dell’anno è stato caratterizzato da una cronaca finanziaria pressoché quotidiana riconducibile all’andamento della criptovaluta per eccellenza Bitcoin.

Un susseguirsi di notizie, frenetiche, a tratti asfissianti per coloro che, pur non essendo interessanti, ne hanno comunque subìto l’influenza al pari di una sorta di contagio. Queste nostre considerazioni sono un’esagerazione? Decisamente no, anzi, riteniamo siano “minimali” in questa breve sintesi e, per scalzare eventuali dubbi, sfidiamo chiunque a dimostrare il contrario a tale FOMO 2024.

Già sul finire dello scorso anno le aspettative erano molte ed i relativi target price avevano raggiunti valori alla “per n” (x2, x3, ecc), poi, “il mercato” (se può così definirsi) ha iniziato a colmare il divario tra questo bisogno di conferma e la necessaria realtà dei fatti.

Con un Bitcoin inizialmente in area 42.500 dollari (31 dicembre 2023) si è prima distinta una fase di incertezza con una lateralità prolungata poi culminata in un downside identitario di nuovi minimi (violazione di quota 39.000 dollari a gennaio).

A seguire, invece, ecco giungere la tanto attesa escalation rialzista che, a beneficio dei rispettivi possessori, ha tramutato la loro ricchezza virtuale in apparente realtà. Il tutto in poco più di qualche settimana. Sette nello specifico. Sfiorati i 74.000 dollari per ogni Bitcoin, l’intera community detentrice avrà quasi sicuramente festeggiato all’ormai imminente raddoppio del capitale YTD (year to date). Ma, come poi accaduto, la realtà, quella reale e non virtuale, ha presentato (per il momento) un conto salato.

Ammonta a -15% il ritracciamento avvenuto rispetto ai recenti massimi: il tutto in sole sette giornate.

Potrebbe apparire banale, ma tali specifiche temporali sono ancor più utili se contestualizzate alle performance. Quindi: +74% in circa sette settimane e -15% in soli sette giorni.

Tralasciando rimandi ad eventuali significati concernenti la numerologia, il saldo negativo di queste ultime giornate risulta oggettivamente sbilanciato sia se raffrontato al rapporto rischio/rendimento su base weekly sia attraverso la comparazione con il primo e maggior ritorno registrato da inizio anno.

In molti potrebbero replicare giustificando tale (spiccata) indole ai ribassi quale caratteristica implicita allo strumento stesso ma, duole ammetterlo, a questo rimando di “inefficienza” così evidente, fino al quasi raggiungimento di quota 74.000 dollari, non si rilevano numerose tracce. Almeno scritte. Unica eccezione e, probabilmente tra le poche, noi, che su queste pagine illustravamo - ex ante - la stima di perdita potenziale (a cinque e dieci giorni) mediante l’impiego dell’indice Value at risk (VaR). Per opportuna conoscenza, questo richiamo all’“averlo scritto” non ha alcun intento autocelebrativo, ma vuole sottolineare come sia ancora parziale l’in-formazione in dote agli stessi investitori.

Grafico Bitcoin (BTC/USD) Grafico Bitcoin (BTC/USD) Andamento giornaliero

Archiviato questo, or, diamo uno sguardo all’imminente domani. Senza nulla togliere all’halving, è innegabile come - da inizio anno - l’arrivo e la crescita messa a segno dai vari ETF sul mondo Bitcoin (l’IBIT di BlackRock in testa) abbia cadenzato e motivato gran parte dei commenti ai precedenti rialzi conseguiti.

Parallelamente, però, è anche opportuno ricordare come il recente ribasso abbia catalizzato su di sé il ridimensionamento delle posizioni detenute da un importante player del settore (rif. GBTC di Grayscale). Sulla base di queste evidenze, ed escludendo volutamente il corollario ad esse basato su report contraddistinti da ennesimi valori record, è fondamentale rilevare come a ciascuna operazione di vendita corrisponde un reciproco acquisto assorbendo, di fatto, la size oggetto di negoziazione.

Pertanto, addossare le responsabilità del recente downside ad un unico soggetto appare, fino a prova contraria, solo un semplice e superfluo esercizio di cronaca. Viceversa, se volessimo rimanere su questo campo minato alla ricerca di un (eventuale) “colpevole”, allora, potremmo serenamente “accusare” i compratori (e non i venditori) poiché, nonostante le rosee aspettative sul futuro della moneta virtuale, hanno pesantemente penalizzato i corsi mediante le loro proposte di acquisto ad un prezzo troppo basso rispetto ai valori di mercato.

La replica è scontata: questo è il mercato e questa è la legge della domanda e dell’offerta. Tutto vero ma con un “ma”. Tale assioma accademico è alla base di una situazione di “mercato ideale” ovvero a parità di informazioni e trasparenza. Oggi, invece, focalizzando l’attenzione al solo recente ribasso, qualche dubbio sul precedente paradigma può sorgere.

Ed ecco il ritorno alla citazione iniziale: «La vera domanda è: a chi vendiamo questa roba?». Un quesito che, ad alcuni attenti cultori dei molti film a sfondo finanziario, non susciterà sorpresa. Si tratta della celebre pellicola del 2011, Margin Call, interpretata da Kevin Spacey (Sam Rogers), Jeremy Iron (John Tuld) e tanti altri. Senza andare nello specifico, nel corso di una inaspettata riunione notturna, i due citati attori, alla presenza dei principali esponenti aziendali (Tuld in veste di numero uno della società), hanno dato vita a un franco e crudo confronto sull’effettiva valenza e motivazione alla base di una operazione di vendita (intero portafoglio) di titoli detenuti.

Ne riportiamo l’intero scambio:

«La vera domanda è: a chi vendiamo questa roba?
// Alle stesse persone a cui abbiamo venduto negli ultimi anni e a chiunque altro voglia comprare.
// Ma John, se fai così, tu ucciderai il mercato per anni. È finita. E venderai qualcosa che sai che non ha valore.
// Noi vendiamo ad acquirenti disponibili all’attuale prezzo di mercato. Semplicemente, per riuscire a sopravvivere.
// Ma non venderai più niente a nessuno di quelle persone per il resto della tua vita.
// Lo so benissimo.
// Lo sai?
// E tu lo sai? Siamo al dunque Sam. Te lo dico io, siamo al dunque!».

Senza creare alcun allarmismo, oggi, nella realtà dei fatti e non come in un film, facendo bene attenzione e particolare silenzio, sembra si possa percepire il suono di quelle parole. Fate attenzione. Provate. Ascoltate. In ordine sparso. «Te lo dico io, siamo al dunque!», «…siamo al dunque!». E ancora: «Lo so benissimo», «Lo sai?», «E tu lo sai?».

E voi?

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