Bilancio Juventus 2026, tutti i dati di fatturato e patrimonio del club più tifato d’Italia

Emanuele Di Baldo

30 Settembre 2026 - 13:28

La società di calcio unita al nome della famiglia Agnelli da oltre un secolo chiude il bilancio 2025/2026 con un negativo di 66 milioni di euro

Bilancio Juventus 2026, tutti i dati di fatturato e patrimonio del club più tifato d’Italia

Dal +12% di dicembre al -10% di fine settembre. Il titolo Juventus a Piazza Affari racconta meglio di qualsiasi analisi la parabola dei conti bianconeri nel 2026. Il bilancio 2025/26, approvato dal CdA il 29 settembre, si chiude con una perdita consolidata di 66 milioni di euro, in peggioramento rispetto ai 58,1 milioni dell’esercizio precedente: è il nono esercizio consecutivo in rosso. E il giorno dopo il titolo ha perso oltre il 10% in apertura, scivolando sotto 1,68 euro per azione.

Lo scorso dicembre il copione era opposto, con una Juventus in corsa per tutte le competizioni e un “futuro roseo” con l’AD Damien Comolli (poi sollevato dall’incarico appena sei mesi più tardi). Exor aveva respinto all’unanimità la proposta di Tether da 1,1 miliardi di euro cash (2,66 euro per azione) e il mercato aveva premiato il no con un balzo del 12%. “La Juventus non è in vendita”, aveva ribadito John Elkann, ricordando un legame con la famiglia Agnelli che dura da oltre un secolo. Nove mesi dopo quella linea resta, ma costa: il CdA proporrà all’assemblea del 3 novembre un aumento di capitale fino a 250 milioni, con 60 milioni già anticipati da Exor.

Il motivo è tutto nei numeri: ricavi sotto i 500 milioni, debito in crescita e un patrimonio netto ridotto al minimo. Per capire dove si è inceppato il rilancio bisogna allora guardare ai dati: quanto fattura la Juventus, da dove arrivano i ricavi e cosa raccontano davvero i conti del club bianconero.

Il fatturato torna sotto quota 500 milioni (e pesa l’addio al Mondiale per Club)

Il fatturato della Juventus è tornato sotto i 500 milioni di euro. Nel bilancio 2025/26, chiuso al 30 giugno 2026, ricavi e proventi si fermano a 474,7 milioni, contro i 529,6 milioni dell’anno precedente: 54,9 milioni in meno, pari a un calo del 10,4%.

Un passo indietro che, a guardare meglio, non intacca il cuore del business. I ricavi operativi, cioè quelli al netto della gestione dei calciatori, restano quasi stabili: 416,9 milioni contro i 419,9 del 2024/25. La differenza la fanno le due voci che un anno fa avevano spinto il fatturato: player trading e diritti televisivi. Il modello di business bianconero regge, insomma, ma quando la Juve esce dalle grandi competizioni il fatturato non risponde più presente.

Diritti TV, stadio e sponsor (il mix che spiega il calo)

Il grosso della flessione passa dai diritti televisivi e proventi media, scesi di 31,9 milioni. Di questi, 27 milioni sono legati al venir meno dei ricavi della FIFA Club World Cup, mentre 4,3 milioni dipendono da minori diritti audiovisivi della Serie A. Nella stagione 2025/26 la Juventus ha comunque giocato la Champions League, ma il sesto posto in campionato le è costato l’accesso alla prossima edizione, sostituita dall’Europa League.

Più brillante, invece, la componente commerciale, che un anno fa era il punto debole. Sponsorizzazioni e pubblicità crescono di 20,3 milioni grazie all’entrata a regime degli accordi con Stellantis Europe e Visit Detroit, tornando stabilmente sopra i 120 milioni. Altri 8,1 milioni arrivano da altri ricavi e proventi, soprattutto per la conclusione positiva della controversia con IMG.

Anche lo stadio continua a dare segnali positivi. Gli incassi delle gare casalinghe di campionato, dello Stadium Tour & Museum, del J|hotel e di J|medical toccano nuovi record, con J|hotel e J|medical che registrano anche il miglior utile netto e cash flow dalla rispettiva apertura. Dunque, il potenziale commerciale che dodici mesi fa era solo rimandato si è concretizzato. Il problema è che da solo non basta.

Player trading: da leva finanziaria a voce in frenata

C’è poi il capitolo più delicato, quello del player trading, che nel bilancio 2025 era tornato a essere una leva importante, con 109,7 milioni di euro di proventi, di cui 89,7 milioni sotto forma di plusvalenze. Nel 2025/26 la musica cambia: i proventi dalla gestione dei diritti dei calciatori calano di 51,9 milioni, ed è proprio questa la prima causa della discesa del fatturato.

Insomma, senza cessioni importanti, il riequilibrio dei conti rallenta. E il mercato in entrata continua a pesare, visto che le campagne trasferimenti hanno assorbito 102,4 milioni netti di cassa nel corso dell’esercizio.

I costi scendono (il vero cambio di passo)

Se i ricavi spiegano perché il fatturato scende, i costi raccontano l’unico vero passo avanti del 2025/26. I costi operativi scendono a 363,6 milioni di euro, contro i 405,7 milioni dell’anno precedente: 42,1 milioni in meno, anche qui pari al 10,4%. Stavolta il taglio non è solo strutturale, ma anche consistente.

Il risparmio arriva da 13,5 milioni in meno per i prestiti di calciatori, 10,5 milioni sul costo del personale tesserato, 9,5 milioni sugli oneri accessori legati ai diritti pluriennali e 8,2 milioni sui servizi esterni, complice la riduzione delle consulenze legali. Anche ammortamenti e accantonamenti netti scendono di 3,4 milioni, a 150,5 milioni, mentre gli oneri finanziari netti calano di 1,3 milioni.

Questo passaggio può sfuggire al tifoso ma non all’investitore: la Juventus sta spendendo meglio. Il guaio è che, nel frattempo, incassa meno.

Il rosso torna a salire (e il mercato lo punisce)

Il risultato finale è una perdita netta di 66 milioni di euro, contro i 58,1 milioni dell’anno precedente: 7,9 milioni in più. Il risultato operativo peggiora da -29,9 a -39,4 milioni, quello prima delle imposte da -50 a -58 milioni.

A pesare sono anche gli oneri non ricorrenti: la cessazione anticipata dei rapporti con l’allenatore della prima squadra maschile e il suo staff e con l’amministratore delegato, alcune svalutazioni sui diritti dei calciatori e la sanzione UEFA legata al Settlement Agreement. La sola capogruppo chiude con un rosso di 67,2 milioni, che il CdA proporrà di coprire con l’utilizzo parziale della riserva da sovrapprezzo azioni.

Ed è su questo peggioramento, unito alla prospettiva di una nuova ricapitalizzazione, che il titolo è crollato in Borsa, con una capitalizzazione scesa intorno ai 777 milioni di euro.

Debiti in crescita, patrimonio al minimo

Il debito resta un tema centrale. L’indebitamento finanziario netto post IFRS 16 sale a 331,1 milioni di euro, dai 280,2 milioni di un anno fa: 50,9 milioni in più. L’attività operativa ha generato 37,8 milioni di cassa e l’aumento di capitale di novembre 2025 ne ha portati altri 67, ma non è bastato a compensare i 102,4 milioni assorbiti dal mercato, i 35,2 milioni di investimenti (di cui 23 per l’acquisto del J|hotel) e i 17,7 milioni di interessi passivi.

Oltre la metà delle passività finanziarie, 190,3 milioni, è legata agli immobili del club: Allianz Stadium, sede, Juventus Training & Media Center Continassa e J|hotel, che secondo perizie esterne valgono sul mercato significativamente più del valore iscritto a bilancio. Nel frattempo la struttura del debito è stata riequilibrata anche con l’emissione di un bond da 150 milioni con scadenza a 12 anni.

Il nodo vero è il patrimonio netto consolidato, sceso a 11,5 milioni di euro: era 13,2 milioni al 30 giugno 2025 e 77,9 milioni al 31 dicembre 2025, subito dopo l’ultima ricapitalizzazione. Quello della capogruppo si attesta invece a 21,5 milioni. Ed è qui che entra in gioco, ancora una volta, Exor.

Aumenti di capitale Juventus: quasi 1,5 miliardi dal 2007

Il CdA proporrà all’assemblea degli azionisti del 3 novembre 2026 una delega per un aumento di capitale fino a 250 milioni di euro, in una o più tranche, da esercitare entro dicembre 2026 se le condizioni di mercato lo consentiranno. Le risorse serviranno a rafforzare la struttura patrimoniale e la competitività sportiva, a possibili upgrade degli asset immobiliari strategici (a partire dall’Allianz Stadium), alla valorizzazione del brand e alla sostenibilità economico-finanziaria. Exor, che detiene il 65,4% del capitale, ha già versato 60 milioni in conto futuro aumento e ha confermato che sottoscriverà la propria quota, garantendo anche l’eventuale inoptato.

I 250 milioni sono però un tetto massimo: secondo Calcio e Finanza, il fabbisogno patrimoniale per la stagione in corso e, in misura minore, per la successiva vale il 45-50% della delega, cioè circa 112,5-125 milioni. Per capire la portata dell’operazione, però, bisogna riavvolgere il nastro di quasi vent’anni:

  • 2007: 104,8 milioni per il rilancio dopo la retrocessione in Serie B, di cui 62,9 milioni versati da IFIL;
  • 2011/12: 120 milioni, approvato nel 2011 e completato a inizio 2012, con 72 milioni da Exor più altri 5,6 milioni tramite diritti rimasti sul mercato;
  • 2019/20: 300 milioni, di cui 191 milioni da Exor;
  • 2021/22: 400 milioni, di cui 255 milioni da Exor;
  • 2023/24: 200 milioni, di cui circa 128 milioni da Exor;
  • 2025: circa 98 milioni, completato a novembre, di cui circa 64 milioni da Exor;
  • 2026: fino a 250 milioni, in attesa del voto assembleare.

Gli aumenti già completati valgono circa 1,22 miliardi di euro, di cui circa 998 milioni raccolti dal 2019 in poi, mentre nei sette esercizi dal 2019/20 al 2025/26 il club ha accumulato quasi un miliardo di perdite. Con la nuova delega utilizzata per intero, il conto salirebbe a quasi 1,5 miliardi e il contributo della famiglia Agnelli-Elkann, tra IFIL ed Exor, supererebbe i 936 milioni.

Il messaggio per il mercato è semplice: Exor non molla, sostiene il club e accompagna il percorso di rientro. Un segnale che pesa almeno quanto i numeri.

Perché la Juventus punta tutto sul ritorno in Champions?

Letti così, i conti spiegano perché il 2026 sia un anno di transizione. Per il 2026/27 il club prevede ancora un risultato e un cash flow negativi, principalmente per la partecipazione all’Europa League al posto della Champions League. Un miglioramento significativo è atteso dal 2027/28, nell’ipotesi di un ritorno nella massima competizione europea e di risultati sportivi in linea con gli esercizi precedenti.

Exor ha detto no a Tether, difendendo un asset storico e identitario, e oggi conferma quella scelta con un nuovo assegno. Il mercato, però, ha colto un altro messaggio: con un patrimonio ridotto al minimo e un debito in salita, il valore della Juventus dipende più che mai dai risultati sul campo.

E il -10% in Borsa del 30 settembre, alla fine, è tutto qui: nella sensazione che la storia finanziaria della Juventus abbia ancora bisogno della Champions League per tornare ad avere senso.