Batterie elettriche, il boom del litio scatena le proteste. In Sudafrica gli agricoltori si ribellano

Emanuela Ceccarelli

16 Agosto 2026 - 17:21

La corsa al litio per le batterie della transizione ecologica scatena la rabbia degli agricoltori in Sudafrica. Tra terre a rischio e posti di lavoro minacciati, cosa succede.

Batterie elettriche, il boom del litio scatena le proteste. In Sudafrica gli agricoltori si ribellano

Da anni ormai si sente parlare di transizione ecologica e di abbandono dei combustibili fossili come petrolio e carbone. Al centro di questa svolta c’è il litio, un metallo leggero estremamente prezioso, diventato il componente chiave per costruire le batterie ad alta capacità che alimentano le automobili elettriche, ma anche gli smartphone e i sistemi di stoccaggio per le energie rinnovabili, come il solare e l’eolico.

Con l’aumento della domanda a livello globale, il valore del litio è schizzato alle stelle, spingendo molti Paesi a scavare nel proprio territorio alla ricerca di giacimenti. Tuttavia, l’estrazione di questo minerale richiede grandi miniere a cielo aperto. Proprio questa caratteristica rischia di avere ripercussioni devastanti sull’ambiente locale, travolgendo soprattutto chi vive di agricoltura. Le prime conseguenze a livello socio-politico si stanno verificando in Sudafrica, dove le ambizioni di rilancio economico della nazione contrastano con il malcontento e le paure di migliaia di agricoltori.

L’impatto delle licenze di esplorazione sulle comunità rurali

Il governo del Sudafrica ha deciso di puntare sui minerali critici, stimati dalle autorità per un valore complessivo di circa 40 miliardi di rand (circa 2,2 miliardi di dollari). Durante un intervento in Parlamento a febbraio, il presidente Cyril Ramaphosa li ha definiti un settore industriale in piena espansione, capace di creare posti di lavoro e rafforzare le industrie del Paese.

Tuttavia, l’accoglienza della popolazione è tutt’altro che entusiasta. Sulla costa sud-orientale, nella provincia di KwaZulu-Natal, la ricerca del litio sta mettendo in allarme le comunità rurali. I dati del Ministero delle Miniere mostrano che i permessi di esplorazione già concessi nel 2023 coprono circa 73.000 ettari, un’area più grande della città di Pretoria, capitale del Sudafrica. In particolare, la zona interessata dai permessi coinvolge ben 117 fattorie e persino tratti di spiaggia.

Oltre all’impatto ambientale, a preoccupare è anche quello economico complessivo. L’associazione locale South Coast Guardians Association (SCGA) denuncia che, se tutti i permessi di ricerca si trasformassero in miniere vere e proprie, le conseguenze per la zona sarebbero catastrofiche. A rischio ci sono circa 30.000 posti di lavoro legati ai settori dell’agricoltura, dei servizi e del turismo.

Uno dei settori maggiormente a rischio è quello della filiera dello zucchero, considerando che lo zuccherificio della zona lavora ogni anno 2 milioni di tonnellate di canna da zucchero prodotte da 2.000 piccoli agricoltori e 600 grandi aziende commerciali. Joe Nkala, consulente per la coltivazione della canna da zucchero per i piccoli agricoltori, ha denunciato:

Il futuro dell’agricoltura qui è perduto. I miei figli dovranno trovarsi una nuova vita.

Il dilemma della transizione ecologica tra ambiente e sussistenza

La crisi climatica e le recenti tensioni geopolitiche internazionali, con le relative ripercussioni sul petrolio, stanno spingendo gli investimenti verso l’energia pulita. Analizzando i numeri generali della transizione energetica, le tecnologie pulite richiedono meno materia prima rispetto ai combustibili tradizionali. In particolare, uno studio del Breakthrough Institute del 2024 ha mostrato che il carbone richiede l’estrazione di 1.180 tonnellate di materiale per gigawatt, contro le sole 59 tonnellate dell’eolico e 45 del solare (inclusi i minerali per le batterie).

Nonostante questa maggiore efficienza, l’impatto locale delle miniere a cielo aperto è estremamente gravoso. Nel villaggio di Magog, nella provincia orientale del KwaZulu-Natal, alcuni abitanti hanno testimoniato come le esplosioni nei cantieri abbiano causato crepe nelle case di mattoni e sollevato grandi nubi di polvere, provocando problemi respiratori e costringendo diverse famiglie ad abbandonare le proprie abitazioni, in alcuni casi già demolite per far spazio alle miniere.

Tuttavia, il direttore della compagnia SA Lithium, Ian Harbottle, difende le operazioni spiegando che la miniera esistente ha creato oltre mille posti di lavoro e che le 150 famiglie ricollocate hanno accettato di trasferirsi ottenendo condizioni migliori. Harbottle assicura poi che la miniera rispetta le norme ambientali e non scarica acqua nei fiumi, riutilizzandola nei bacini interni per i processi produttivi o per abbattere le polveri.

Una posizione non condivisa dagli agricoltori locali, timorosi che l’espansione dei cantieri minerari possa degradare in modo permanente l’acqua e il suolo, cancellando così la possibilità di coltivare la terra per le generazioni future.
Si tratta di una paura non immotivata, considerando che dagli Stati Uniti al Portogallo gli scarti delle rocce hanno già compromesso la qualità del terreno. Il caso del Sudafrica sottolinea la necessità di bilanciare la fame globale di energia pulita con la sopravvivenza economica di chi vive della terra.

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