Sebbene già il CEO di Banco BPM Giuseppe Castagna abbia ribattutto prontamente a quelle “accuse pericolose”, a suo dire, arrivate ieri da UniCredit - la banca italiana guidata dall’AD Andrea Orcel che l’ha messa nel mirino con una OPS da 10,1 miliardi di euro circa - stamattina Piazza Meda ha diffuso un comunicato, con cui ha messo i puntini sulle “i”, smentendo le dichiarazioni a raffica diffuse alla vigilia da Piazza Gae Aulenti.
La guerra tra le due banche è ormai ufficialmente esplosa, dopo i commenti con cui UniCredit ha messo in dubbio la solidità del capitale di BAMI, in vista dell’assemblea degli azionisti che il Banco ha convocato per il prossimo 28 febbraio. Obiettivo di BPM: ricevere la benedizione dei soci riguardo al nuovo prezzo offerto per conquistare la controllata Anima Holding, su cui ha lanciato una OPA agli inizi di novembre.
Contestualmente alla pubblicazione dei risultati di bilancio relativi al 2024, Banco BPM ha annunciato infatti la decisione di alzare l’offerta a 7 euro, inserendo nel suo calendario degli eventi societari del 2025 la convocazione dell’assemblea degli stakeholders per il prossimo 28 febbraio. All’ordine del giorno la possibilità che Banco BPM Vita incrementi da 6,20 euro (cum dividendo) a 7 euro (cum dividendo) il corrispettivo offerto agli azionisti del gruppo del risparmio gestito e anche la facoltà, ove ritenuto opportuno, di rinunciare in tutto o in parte a una o più delle condizioni di efficacia apposte nell’Offerta. Proprio la decisione di Castagna di alzare il prezzo dell’OPA su Anima è stata la molla che ha fatto scattare UniCredit che, nella giornata di ieri, ha snocciolato i vari punti deboli che, a suo avviso, il CET1 di Banco BPM presenterebbe. Oggi si è fatto sentire il Banco BPM, smentendo tutto. L’Odissea di Borsa continua, mentre nuove notizie e rumor confermano come tutto ruoti da un po’ attorno al colosso delle assicurazioni Generali.
Banco BPM smentisce tutte le dichiarazioni di UniCredit su CET1 e Danish Compromise
Ieri UniCredit ha accusato BAMI di non essere stata trasparente nel comunicare al mercato la possibilità di riuscire a utilizzare il Danish Compromise per conquistare Anima, minacciando al contempo di ritirare l’OPS lanciata su Piazza Meda. Oggi si è fatto sentire il Banco BPM, smentendo tutto.
Sempre ieri, ai microfoni di Bloomberg, il CEO del Banco Giuseppe Castagna aveva accusato UCG - poco dopo la diffusione del comunicato - di voler condizionare il voto dei soci nell’assemblea convocata per la fine del mese dal Banco per affrontare il dossier Anima.
Oggi Banco BPM ha ribattuto a Orcel con un comunicato ufficiale, presentando a UniCredit e a Piazza Affari tutti i punti di forza di BAMI e ribadendo come il prezzo offerto da UCG non sia giusto: asserzione, quest’ultima, che era finita più volte sotto i riflettori di Piazza Affari.
Intanto, ha affermato l’istituto di credito guidato da Castagna, “UniCredit ha diffuso solo ieri un comunicato stampa, a mercati aperti, contenente peraltro mere supposizioni che riguardano Banco BPM, Banco BPM Vita e l’Offerta”.
Banco BPM ha fatto poi precisazioni riguardo al nodo del Danish Compromise. Prima cosa, “Banco BPM ritiene di dover confermare, preliminarmente, che la delibera assembleare, ove approvata, non comporterà di per sé alcuna rinuncia all’applicazione del regime del c.d. Danish Compromise alla partecipazione Anima, detenuta attraverso Banco BPM Vita, a cui tale regime già si applica, rimanendo pertanto impregiudicata la facoltà per il Consiglio di Amministrazione di valutare le azioni più opportune da adottare nel prosieguo dello svolgimento dell’Offerta nell’interesse del propri azionisti”.
Proprio sul Danish Compromise, si è soffermata la banca, visto che quei dubbi che sono stati sollevati dalla stessa BCE sulla capacità di Piazza Meda di utilizzare tale strumento sono stati rimarcati da Orcel spesso e volentieri, proprio per ribadire come il prezzo dell’OPS di UCG su Banco BPM fosse giusto (in quanto Anima non è stata ancora acquistata da Piazza Meda).
Banco BPM risponde ad accuse Danish Compromise. La frase sul CET1 ratio
Banco BPM ha fatto notare che UniCredit ha asserito che, in relazione alla condizione di efficacia dell’Offerta legata alla conferma del cd. Danish Compromise, il gruppo (BAMI) “ non avrebbe dato informativa al mercato circa la probabilità che tale favorevole regime possa trovare effettiva applicazione”.
Cosa assolutamente non vera, ha ribattuto la banca guidata dal CEO Giuseppe Castagna, ricordando di avere invece “tenuto aggiornato il mercato in merito all’evolversi delle interlocuzioni con la Banca Centrale Europea (si veda il comunicato stampa diffuso da Banco BPM Vita lo scorso 20 gennaio) che, come indicato, sta proseguendo le proprie valutazioni con il coinvolgimento della European Banking Authority ”.
Banco BPM si è detta tra l’altro fiduciosa nella capacità di potere far ricorso al Danish Compromise: “La Banca ribadisce la propria convinzione, basata sulle previsioni regolamentari vigenti e non su calcoli probabilistici, circa l’applicabilità di tale trattamento regolamentare alla partecipazione in Anima che sarà acquisita all’esito dell’Offerta ”.
In ogni caso, è stato rimarcato il fatto che “ Banco BPM manterrà un CET1 ratio superiore al 13% alle date di riferimento del piano, anche in caso di mancata applicazione del Danish Compromise alla partecipazione in Anima e anche tenendo conto della remunerazione degli azionisti con un payout all’80% ”.
Banco BPM, da UniCredit “rappresentazione errata e fuorviante”
In definitiva, l’istituto ha fatto notare che, nel diffondere “proprie elaborazioni numeriche sui potenziali impatti sul CET1 ratio di Banco BPM derivanti da un’eventuale mancata conferma del Danish Compromise su Anima” UniCredit ha fatto “ una rappresentazione errata e fuorviante, frutto di deduzioni elaborate da un soggetto terzo al Gruppo Banco BPM che ha promosso un’offerta interamente in azioni, peraltro sin dal primo giorno a sconto rispetto al corso del titolo Banco BPM, a detrimento degli azionisti di Banco BPM”.
Tutto, in una situazione di evidente “mancanza di chiarezza” nello stesso procedimento che Piazza Gae Aulenti avrebbe adottato nel fare quelle previsioni sul CET1 della sua preda:
“Nell’ipotizzare da parte di Banco BPM un CET1 ratio al di sopra del 13% alle date di riferimento del piano” - ha spiegato il Banco - UniCredit si è infatti “basata sul CET1 ratio di Banco BPM al 31.12.2024, dato che non
verrà in alcun modo impattato dall’acquisizione di Anima”.
Banco BPM, ma UniCredit che dice riguardo a Commerzbank e a Generali?
Oltre a smentire i conti in tasca che praticamente UniCredit ha fatto a Banco BPM, la banca guidata da Castagna ha manifestato un chiaro stupore per la raffica di rilievi che Piazza Gae Aulenti ha fatto nella giornata di ieri, in un momento in cui tra l’altro, ha ricordato BAMI, il gruppo è impegnato su ben tre fronti:
non solo su quello relativo all’OPS lanciata su Banco BPM, ma anche sul fronte tedesco, vista la mossa lanciata sulla seconda banca tedesca Commerzbank, e anche su quello che ruota attorno al colosso assicurativo italiano Generali, secondo più di una indiscrezione il vero motivo che starebbe dietro all’altra OPS che sta agitando Piazza Affari: quella lanciata alla fine di gennaio da MPS-Banca Monte dei Paschi di Siena su Mediobanca e che, a fronte dello shock di Piazza Affari, ha ricevuto subito l’assist del governo Meloni, a sua volta spaventato da quell’accordo che il Leone di Trieste ha siglato con i francesi di Natixis. Accordo che, secondo tutta la politica italiana, rischierebbe di andare a detrimento della logica risparmi degli italiani in Italia, meglio ancora convogliati nei BTP, promossa da questo esecutivo.
Strategia tra l’altro ora più che attuale che mai, visto il BTP Più, quinta edizione del BTP Valore in corso di emissione dal MEF.
Il blitz di UniCredit in Generali, e il secondo atto appena annunciato
Nella giornata di domenica 2 febbraio 2025, UniCredit, a seguito dei rumor diffusi da Il Sole 24 Ore, ha annunciato di “ detenere una partecipazione di circa il 4,1% nel capitale sociale di Generali, acquisita nel tempo sul mercato”, aggiungendo che “ la quota è un puro investimento finanziario della banca che supera in modo significativo le sue metriche di rendimento e ha un impatto trascurabile sul CET1 ”.
Proprio su questi altri due dossier aperti da UniCredit - Generali e la tedesca Commerzbank - si è soffermato il Banco, che ha fatto notare come, invece di rilasciare dichiarazioni non corrispondenti al vero su Banco BPM, forse Orcel avrebbe dovuto chiarire e dovrebbe tuttora chiarire, quelli che sono i suoi piani su Commerzbank e Generali:
“Stupisce, altresì, che UniCredit, mentre fornisce indicazioni sul CET1 ratio di Banco BPM insinuando dubbi sulla sostenibilità dei target da questa comunicati al mercato, non ritenga opportuno produrre a sua volta esaustivi chiarimenti in merito alle iniziative recentemente avviate dalla stessa (come ad esempio gli investimenti in Commerzbank e Generali) in termini sia di impatto a regime sul proprio CET1 ratio sia di chiarezza del complessivo disegno strategico”.
UniCredit è stata di nuovo strigliata anche riguardo al fattore Russia. Banco BPM ha parlato di “rischi collegati all’esposizione in Russia, che continua ad essere quantificata in potenziali massimi 55bps nonostante gli accantonamenti già effettuati e comunicati al mercato”.
Tutte informazioni su Commerzbank, Generali e l’esposizione verso la Russia che, secondo Banco BPM UniCredit dovrebbe fornire, soprattutto se si considera l’OPS lanciata sul Banco: “Tali informazioni assumono rilevanza determinante, nel contesto di un’OPS in cui agli azionisti di Banco BPM sono offerte azioni UniCredit, per consentire ai destinatari dell’OPS la valutazione dei profili di rischio a cui sarebbero esposti aderendo all’offerta”.
UniCredit al centro di rumor su partita Generali in vista rinnovo CDA e mire Delfin-Caltagirone
Nuove indicazioni e rumor sul dossier UniCredit-Generali sono stati intanto diffusi, nelle ultime ore. Dalle partecipazioni rilevanti pubblicate dalla Consob, è emerso di fatto che Orcel ha continuato a salire in Generali,
arrivando a detenere una partecipazione complessiva aggregata pari al 5,229%, in salita dal precedente 5,118%. La Consob ha precisato che, di questa quota, il 4,184% è costituito da diritti di voto, riferibili ad azioni.
Il Sole 24 Ore ha riportato inoltre in via esclusiva che, in base a quanto si è appreso, nei giorni scorsi si è tenuto un incontro riservato tra il numero uno della banca di piazza Gae Aulenti, Andrea Orcel, e l’amministratore delegato del Leone, Philippe Donnet.
“Non è noto il contenuto del dialogo tra i due manager, ma è evidente che il meeting cade in un momento delicato alla luce della contesa per il rinnovo dei vertici del Leone, i cui destini saranno decisi dall’assemblea prevista il prossimo 8 maggio. In questo scenario, UniCredit è destinata ad avere un peso rilevante, visto che oggi detiene un pacchetto di azioni del 5,229% (il 4,184% del quale con diritti di voto riferibili ad azioni, il resto è in posizioni lunghe).”
Si sta per aprire un nuovo capitolo della guerra tra i principali azionisti del Leone di Trieste? Guerra tra l’altro che va avanti da un po’, che da un lato ha visto la principale azionista Mediobanca, finita ora nel mirino di MPS-Monte dei Paschi di Siena blindare la guida del CEO di Generali, Philippe Donnet, e dall’altro lato i grandi nomi della finanza italiana Delfin, la cassaforte holding della famiglia Del Vecchio e l’imprenditore romano Francesco Gaetano Caltagirone?
Secondo le fonti Mediobanca dovrebbe presentare una lista di maggioranza, candidando il CEO Philippe Donnet e il presidente Andrea Sironi: non si esclude dunque un patto tra Mediobanca e UniCredit pro-Donnet volto a fermare gli altri due azionisti di peso di Generali, Delfin e Caltagirone che, secondo le indiscrezioni riportate da Il Corriere, potrebbero presentare una lista ridotta e aspettare l’esito dell’OPS di MPS su Mediobanca.
Se MPS conquistasse Mediobanca, Delfin e Caltagirone avrebbero infatti la carta perfetta da giocare per chiedere il cambiamento della composizione del CDA di Generali.
Di fatto, se l’OPS andasse a buon fine - scrive Il Corriere della Sera - cioè al controllo di Mediobanca, MPS si ritroverebbe a governare il 13,1% che Piazzetta Cuccia detiene in Generali. A quel punto i soci del Leone potrebbero chiedere il cambiamento del board della compagnia, proponendo questa volta anche nuovi vertici.
Delfin e Caltagirone, a quel punto, potrebbero riuscire magari a concretizzare il loro sogno, ovvero a mettere il punto alla gestione di Generali da parte del francese Philippe Donnet.