Parliamo di portafoglio: quanti hanno azioni USA in questo momento? A giudicare dai record di afflussi degli ultimi mesi, la risposta sembra essere: la maggior parte degli investitori.
L’idea di detenere asset molto domandati e discussi come Google, Meta, Apple e altri grandi titoli americani è forte, ma cosa succede quando il mercato prende una piega negativa? Il vostro broker vi sta facendo soffrire facendovi vedere il capital gain al netto del tasso di cambio in euro? Perché è esattamente quello che sta accadendo.
Prendiamo un esempio concreto: una posizione su Google, acquistata ai minimi recenti di $171, sembra ancora in perdita nonostante il prezzo attuale sia salito a $174. Com’è possibile che il titolo guadagni ma il portafoglio sia in rosso? La risposta è nel tasso di cambio. Oltre alla flessione delle azioni, il dollaro ha subito una caduta significativa, anche se se ne parla poco. Questo doppio effetto penalizza chi ha investito in titoli americani e amplifica le perdite in termini di valuta locale per chi opera dall’Europa.
L’S&P 500 continua a scendere e il dollaro non aiuta
L’S&P 500 non sembra intenzionato a fermare la propria discesa e dal mercato USA stanno letteralmente scappando tutti. La fuga di capitali è evidente e non serve nemmeno attendere conferme ufficiali dai dati del NYSE o del NASDAQ: basta osservare il deflusso di capitali dal dollaro.
L’indice DXY, che misura la forza del dollaro rispetto a un paniere di valute, ha subito un vero e proprio crollo, perdendo circa il 6% dai massimi dell’anno. Questo ha un impatto significativo sul portafoglio di chi ha investito in azioni USA o direttamente in Treasury americani. Chi ha approfittato dei recenti ribassi per comprare azioni USA, ora si trova in una situazione critica: se non è in perdita per la discesa dell’S&P 500, lo è quasi sicuramente a causa del calo del tasso di cambio. Nell’ultima settimana, il dollaro ha ceduto quasi il 3%, peggiorando ulteriormente la performance degli investimenti in asset denominati in USD.
Perché in pochi parlano di questo crollo del dollaro?
La ragione principale è che molti ritenevano il dollaro «troppo alto». Solo poche settimane fa si parlava della possibilità che tornasse alla parità con l’euro, considerando l’incertezza economica europea e la forte domanda di dollari. Tuttavia, il mercato ha cambiato direzione e ora il biglietto verde sta scontando una massiccia fuga di capitali.
I mercati finanziari sanno essere ironici: non sempre le dinamiche sono guidate da logiche puramente economiche. A volte si tratta semplicemente di convenienza. Ed è proprio questa percezione che sta spingendo il dollaro verso il basso: era semplicemente troppo alto per essere sostenibile.
Quando un asset è «troppo alto» o «troppo basso»?
C’è chi direbbe che il valore di un asset è sempre relativo, ma nel mercato valutario le cose sono più nette. Un dollaro troppo forte non incentiva gli scambi commerciali in USD, riducendo la domanda e facendolo scendere. Se volessimo complicare l’analisi, potremmo guardare l’RSI, che segnalava una situazione di ipercomprato sul dollaro già da settembre 2024, suggerendo un’eventuale inversione di tendenza.
DXY, 1W
Grafico a candele settimanali del DXY. Fonte: baha.com
Ora ci troviamo nella situazione opposta, con un dollaro che potrebbe essere sottovalutato. Quali sono le implicazioni? La svalutazione potrebbe rendere il dollaro nuovamente appetibile, soprattutto se il calo delle borse proseguirà. In un contesto di rinnovato interesse per gli asset statunitensi, il biglietto verde potrebbe tornare a essere ricercato, portando a un’inversione di tendenza.