STMicroelectronics precipita sotto i 53 euro in avvio di seduta. Un calo del 6,70% oggi che porta il ribasso cumulato dal top del 22 giugno a 69,2 euro a -25%. La discesa mette in discussione l’intero rally che ha triplicato il suo valore in Borsa in meno di sei mesi, basato sulla fiducia cieca nel ciclo dell’AI.
Ora quella fiducia è finita, ovunque: SK Hynix crolla dell’11,5%. SoftBank cede il 6,27%. Tokyo Electron perde il 4%, Advantest il 5,93%. Il panico è globale. TSMC ha rilanciato il capex Forecast fra i 60 e i 64 miliardi di dollari. Risultati positivi, certo. Il mercato però ha visto solo il rischio: la spesa potrebbe rivelarsi eccessiva. Il mercato ha iniziato a chiedersi se i giganti dei chip sanno davvero quale sarà la domanda reale di circuiti per l’AI nei prossimi tre anni, o se stanno semplicemente muovendo capitali alla cieca, scommettendo che il ciclo non si arresti.
STM arriverà alla trimestrale del 23 luglio con le ossa già rotte. A quel punto, i target di Bank of America a 88 euro diventeranno il simbolo della follia collettiva di un mercato che voleva credere che l’AI avrebbe risolto tutto.
Da ASML a STM, il mercato sa che il ciclo non regge
ASML ha fatto numeri strepitosi. Ricavi e margini oltre il target, guidance rilanciata verso l’alto, piano di espansione della capacità produttiva fino al 2030. Deutsche Bank ha alzato il target grazie alle prospettive sui margini che dovrebbero toccare il 56% nella seconda metà del 2026. Eppure ad Amsterdam il titolo crolla (-4,6%).
ASML è l’unico produttore al mondo di macchine EUV per i chip più avanzati. Se ASML ha un’elevata visibilità sugli ordini e sulla domanda reale di tutti i produttori (Samsung, TSMC, Intel), ma il prezzo crolla comunque, allora il ciclo dell’AI è una bolla totale e gli investimenti nei data center stanno per collassare.
Perché? Perché il mercato sa che ASML guadagnerà per 18-24 mesi dalle macchine già ordinate. Ma dopo, quando la domanda di inferenza AI rallenta e si scopre che non c’è bisogno di 10 trilioni di dollari di capex nei data center per l’AI globale come i mercati hanno creduto, allora le macchine di ASML non troveranno più clienti.
STM è in una posizione peggiore: è diversa da TSMC (che almeno vende alla massa), non è ASML (che vende le macchine e incassa in fretta). STM vende chip per automotive, sensori industriali, applicazioni più «normali». Ha guadagnato dalla scia del boom dell’AI, non dalla necessità strutturale. Quando il boom rallenta, STM è il primo a soffrire.
Il vero test sarà il 23 luglio. Se STM dirà «la domanda di chip per l’AI rimane robusta», allora il mercato capirà che la paura è sovradimensionata. Se invece STM dirà «aspettiamo segnali più chiari dai nostri clienti principali», allora avremo il nostro verdetto: il ciclo era una bolla, ASML rimane forte solo sulla carta, e STM scenderà dritto sotto 48 euro.
Fino a dove può scendere STM (cosa succede da qui al 23 luglio)
Il supporto a 59,9 euro è caduto senza pietà. Adesso STM viaggia a ritmo sostenuto verso area 48, senza aspettare la trimestrale. Ma sotto 48 non c’è niente.
Tecnicamente, tra 35 e 48 euro non c’è volume: nessuno ha mai comprato STM a 45 o 42 durante la salita. Quel vuoto significa che se il prezzo cala sotto 48 e il mercato capisce che il ciclo dell’AI è una bugia, il titolo non si ferma a 45. Continua dritto fino al vero supporto, a 28,6 euro.
Il 23 luglio, quando STM pubblicherà i risultati, il titolo sarà un termometro di quanto il mercato ancora crede (o non crede) al ciclo dell’AI.
Con una guidance solida, STM potrebbe rimbalzare verso 58-60 euro in pochi giorni. Dopo tre settimane di vendite strutturali, è però difficile credere nella ripresa del rally verso il target di Morgan Stanley a 78 euro. Ancor più lontani i target di Jeffries (82 euro) e di HSBC (84 euro). Chi ha dubbi (Goldman Sachs, Barclays, JPMorgan con rating Neutral) vede comunque il titolo tra 58 e 71 euro.
Se STM delude, se il management non si sbilancia e aspetta conferme, allora il mercato sa che il ciclo è finito. Il crollo non si ferma a 48. Cade nel vuoto fino a 28,6, dove finalmente il mercato sa che qualcuno compra ancora.
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