Azioni Leonardo in preda alla volatilità tra premio Moody’s e grande attesa alla data clou. Tensione tra fondi e Meloni.
Manca poco più di una settimana al grande giorno che deciderà il futuro di Leonardo: quello del 7 maggio 2026, quando l’assemblea ordinaria degli azionisti darà il suo voto, oltre che al bilancio del 2025, alle liste presentate per il rinnovo dei vertici.
Quotate sull’indice Ftse Mib di Piazza Affari, le azioni Leonardo oggi, lunedì 27 aprile 2026, hanno riportato inizialmente un trend positivo, per poi scivolare in rosso, nonostante l’upgrade sul rating annunciato dall’agenzia Moody’s.
Moody’s premia Leonardo con upgrade rating
La valutazione di Moody’s sulla posizione debitoria di Leonardo è passata da “Baa3” a “Baa2”, con il miglioramento del giudizio che è stato motivato con la solida performance operativa del gruppo e il costante miglioramento dei parametri di credito.
L’agenzia di rating ha fatto notare che Leonardo è riuscita a generare un flusso di cassa libero rettificato sulla base dei criteri di Moody’s di oltre 1,5 miliardi di euro, nel periodo 2023-2025, nonostante la crescita significativa delle spese in conto capitale, dei dividendi e delle scorte.
In evidenza il calo del rapporto di indebitamento lordo e del rapporto dell’indebitamento netto.
Moody’s ha fatto notare anche altri progressi di Leonardo che, rispetto all’ultima volta in cui l’agenzia ha migliorato il rating sul debito tre anni fa, è stata capace di far balzare il fatturato di un terzo circa e l’EBITDA rettificato del 40%.
Insomma, una bella promozione per Leonardo. L’outlook è stato confermato a positivo.
Leonardo, data clou alle porte. Ma il proxy advisor boccia la lista di Meloni-MEF
Detto questo il momento clou della votazione dell’assemblea degli azionisti al nuovo CDA si avvicina e le novità non mancano.
Sotto i riflettori è il consiglio che il proxy advisor ISS Governance ha dato agli azionisti del gruppo: quello di votare per la lista di minoranza del nuovo consiglio di amministrazione, che include candidati che sono stati presentati dai gestori dei fondi che aderiscono ad Assogestioni.
La lista di minoranza è la lista n. 2, stilata da un gruppo di società di gestione del risparmio e da altri investitori istituzionali, complessivamente titolari dell’1,073% circa del capitale sociale di Leonardo, che propone come consiglieri Dominique Levy, Roberto Diacetti, Elena Grifoni, Maurizio Tucci, tutti candidati indipendenti.
No dunque alla lista presentata dal MEF, che detiene più del 30% del capitale di Leonardo, e in cui, come da rumor, risulta come grande assente il CEO Roberto Cingolani, che era stato scelto dallo stesso governo Meloni nel 2022.
La lista del MEF ha candidato alla carica di AD Lorenzo Mariani e Francesco Macrì a presidente oltre a Elena Vasco, Rosalba Veltri, Trifone Altieri, Enrica Giorgetti, Francesco Soro, Cristina Manara, per le posizioni di consiglieri.
Perché il proxy advisor ha detto no alla lista di Meloni
Il proxy ha motivato il consiglio ai soci di Leonardo di votare a favore della lista di minoranza sottolineando che, a fronte di un voto di lista classico e due sole liste, la scelta migliore è quella di sostenere la lista presentata dai fondi, al fine di rappresentare gli interessi degli azionisti di minoranza ed esercitare un controllo efficace sull’attività dei vertici.
ISS Governance ha fatto però un’eccezione, dicendosi favorevole a votare per il candidato alla presidenza di Leonardo presentato dal MEF, ovvero per Francesco Macrì.
Rimane tuttavia la notizia della bocciatura della lista del governo Meloni da parte di un proxy advisor.
E, più in generale, la prospettiva della mancata riconferma di Cingolani da parte del MEF aveva già scosso le azioni a Piazza Affari ancora prima dell’annuncio ufficiale.
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