Sprofondano sul Ftse Mib di Piazza Affari le azioni Fincantieri. Sell anche sul titolo Leonardo. Perché il fattore Trump mette sotto pressione i titoli del settore difesa.
La decisione del Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di fare marcia indietro rispetto alle minacce di dazi contro le economie europee mette sotto pressione le azioni del settore della difesa quotate a Piazza Affari.
In evidenza soprattutto il calo dei titoli Fincantieri, i peggiori del listino Ftse Mib, con un crollo del 6%.
Male anche Leonardo, che tuttavia risale dai minimi testati nelle prime ore della seduta di Piazza Affari, quando aveva ceduto oltre il 3%.
Settore difesa, oggi con Trump più che venti di guerra soffiano venti di pace
Si tratta della tipica reazione dei titoli appartenenti a questo comparto, che tendono a salire in caso di escalation delle tensioni geopolitiche e a scendere quando i venti di guerra soffiano meno forte.
Il discorso di Trump tenuto ieri al World Economic Forum di Davos, pur senza spegnere del tutto le preoccupazioni legate ai rapporti tra Stati Uniti ed Europa, ha aperto qualche spiraglio di speranza sulla possibilità che le controparti si siedano al tavolo per affrontare le questioni più cruciali: non solo quella relativa all’indipendenza della Groenlandia, finita sotto i riflettori a causa delle mire espansionistiche del Presidente americano, ma anche l’adesione al Board of Peace, il Consiglio di Pace per la ricostruzione di Gaza voluto da Trump.
I mercati guardano per ora soprattutto alla decisione di Trump di non applicare più dazi del 10% contro otto Paesi membri della Nato — Regno Unito, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Paesi Passi, Norvegia e Svezia — a partire dal prossimo 1° febbraio. Una minaccia annunciata solo pochi giorni fa, accompagnata da quella di un ulteriore incremento dei dazi fino al 25% a giugno, nel caso in cui i Paesi avessero continuato a opporsi alla conquista della Groenlandia da parte degli Stati Uniti.
La retromarcia sui dazi è arrivata dopo un incontro con Mark Rutte, segretario generale della Nato, avvenuto a Davos. Incontro che lo stesso Trump ha commentato con un post su Truth Social, definendolo “molto produttivo”.
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Rating e target price di Equita SIM su azioni Fincantieri e Leonardo
Tornando alle azioni di Leonardo e Fincantieri, entrambe quotate sul Ftse Mib di Piazza Affari, i due titoli hanno superato, con i rally scatenati dall’escalation delle tensioni geopolitiche tornata a inizio 2026, i target price indicati da Equita.
In particolare, Equita ha ribadito in una nota recente una visione positiva su Leonardo, con un target price di 55 euro, a fronte di un titolo salito fino a quota 60 euro.
Contestualmente, la SIM milanese mantiene una view neutrale su Fincantieri, con target price a 18,5 euro, rispetto a un titolo che si era avvicinato a 20 euro e che oggi, per effetto dei forti sell, oscilla attorno alla soglia di 17 euro.
Quella ipotesi tornata in auge (poi smentita) di una fusione tra Leonardo e Fincantieri
Protagoniste negli ultimi giorni, prima dell’improvviso cambio di tono di Trump, anche le voci su una possibile fusione tra i due grandi gruppi italiani della difesa, con fonti di stampa che avevano riportato le dichiarazioni del presidente di Leonardo, Stefano Pontecorvo, rilasciate in un contesto non ufficiale.
Secondo tali indiscrezioni, Pontecorvo avrebbe espresso l’auspicio di una futura fusione tra Leonardo e Fincantieri.
Le indiscrezioni sono state successivamente ridimensionate dallo stesso presidente di Leonardo che, in una nota, ha chiarito come si fosse trattato di una battuta, pronunciata in un tono “evidentemente scherzoso”:
“In occasione della mia partecipazione all’inaugurazione di Shield – Strategic Hub for Integrated Education on Leadership & Defense presso l’Università Bocconi, ho pronunciato, in tono evidentemente scherzoso, una battuta in merito a una possibile fusione tra Leonardo e Fincantieri. Mi preme precisare che tale affermazione è priva di qualsiasi intento programmatico o anticipazione strategica e non riflette alcuna ipotesi attualmente in discussione, né tantomeno l’esistenza di dossier formali relativi a operazioni industriali tra le due società”.
Così Equita aveva commentato nozze tra Leonardo e Fincantieri
La possibilità di una fusione tra Leonardo e Fincantieri era stata nel frattempo commentata così da Equita, in una nota di due giorni fa:
“Sebbene l’argomento non sia del tutto nuovo — avendo già commentato in passato dichiarazioni di esponenti politici (ad esempio nel 2022) — riteniamo che non sia all’ordine del giorno”.
Secondo Equita, due i motivi principali:
- Le due società hanno già razionalizzato la propria presenza nelle diverse aree della difesa, come dimostrato dal recente acquisto da parte di Fincantieri del business sonar e siluri di Leonardo.
- Non emergono significative sinergie industriali, soprattutto considerando il business civile di Fincantieri, che rappresenta circa il 65% del fatturato.
“Dal punto di vista puramente teorico”, aveva aggiunto Equita, “assumendo una fusione ai prezzi attuali di mercato, il governo italiano controllerebbe circa il 37% dell’entità combinata, che avrebbe un rapporto debt/EBITDA a fine 2025 intorno a 1x, un portafoglio ordini pari a circa tre anni di lavori, un fatturato superiore a 28 miliardi di euro, con il business della difesa che peserebbe poco più del 60% e un margine EBITDA intorno al 10%”.
Azioni Fincantieri e Leonardo, come sta andando a Piazza Affari
Guardando alla performance recente delle azioni Fincantieri, emerge un forte calo: le vendite odierne portano il ribasso degli ultimi cinque giorni a oltre il 9%.
Nell’ultimo mese il titolo ha segnato comunque un rialzo superiore al 3%, mentre negli ultimi tre mesi il bilancio è di una flessione del 24,5%.
Da inizio 2026 (YTD), le azioni Fincantieri risultano in progresso di oltre il 4%, mentre su base annua il valore è superiore di oltre il 133% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Rimane molto positivo il trend di Leonardo: negli ultimi cinque giorni il titolo ha perso circa l’1%, ma ha guadagnato oltre il 16% nell’ultimo mese e circa il 12% negli ultimi tre mesi.
Da inizio anno le azioni sono balzate di quasi il 17%, mentre su base annua il guadagno supera il 93%.
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