Le aziende più inclusive in Europa: 2 italiane nella top 10

Nella top ten delle aziende più inclusive in Europa sono presenti due italiane. Il report pubblicato dal Financial Times.

Le aziende più inclusive in Europa: 2 italiane nella top 10

Il Financial Times ha pubblicato la classifica delle aziende più inclusive in Europa. Si tratta del secondo ranking realizzato nel 2020 insieme a Statista, società internazionale leader nell’elaborazione dei dati per il business.

Il sondaggio è stato condotto coinvolgendo oltre 100 mila impiegati. Ai soggetti intervistati è stata chiesta una propria valutazione rispetto all’impegno dei datori di lavoro sulle politiche di inclusione di più di 15.000 imprese di 16 Paesi e con almeno 250 dipendenti. Di queste, le prime 850 sono state inserite nell’elenco del quotidiano britannico.

Il punteggio massimo attribuibile era di 5 punti e le categorie prese in esame hanno riguardato la diversità di genere, età, etnia, disabilità e orientamento sessuale.

Nella top ten sono presenti due compagnie italiane: il brand della moda Giorgio Armani e la casa farmaceutica Chiesi, le quali occupano rispettivamente la sesta e la decima posizione.

Le aziende più inclusive in Europa: la top ten

  1. Biocoop
  2. Infineon
  3. Booking.com
  4. DNB
  5. Hermès
  6. Giorgio Armani
  7. IKEA
  8. Dow
  9. Agilent Technologies
  10. Chiesi

I tre posti del podio sono stati raggiunti, rispettivamente, da Biocoop, catena francese di generi alimentari biologici; Infineon, azienda produttrice di semiconduttori elettronici di Neubiberg in Germania; e, all’ultimo gradino, Booking.com, la piattaforma online per la prenotazione di alloggi americana, ma con sede a Amsterdam.

In quarta posizione troviamo invece DNB, gruppo norvegese di servizi finanziari, segue il marchio di moda parigino Hermès, il quale si classifica davanti al concorrente italiano Armani al sesto posto.

Di seguito si piazzano IKEA, la filiale di Ginevra della Dow Chemical Company e quella tedesca di Agilent Technologies. A chiudere al decimo posto è Chiesi, multinazionale di Parma operante nel comparto farmaceutico.

Settori e nazionalità più inclusive

Considerando invece le 850 aziende inserite nella lista globale, i settori che hanno dimostrato una maggiore attenzione all’inclusione dei propri impiegati sono quello sanitario, dei viaggi e della ristorazione.

A ricevere punteggi negativi sono state soprattutto le società di costruzione, insieme ai gruppi petroliferi e del gas.

Per quanto riguarda le nazionalità, i dipendenti di Paesi come Olanda, Regno Unito e Irlanda hanno dichiarato un alto grado di apprezzamento per gli sforzi messi in campo, mentre diversi intervistati francesi e italiani hanno denunciato un ritardo in questo senso.

Per l’inclusione delle minoranze etniche il risultato peggiore

Infine, nessuna società esaminata è riuscita a ottenere il massimo punteggio sull’inclusione delle minoranze etniche e culturali, con solo 8 su 15.000 che hanno raggiunto lo score di 3,8 su 5.

Un dato che fa sicuramente riflettere, soprattutto nell’anno in cui hanno avuto una forte eco mediatica le proteste contro la discriminazione razziale da parte del movimento Black Lives Matter, non solo negli Stati Uniti ma in tutto il mondo.

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