Aumento pensioni 2023, nuova rivalutazione in legge di Bilancio. Guida al calcolo degli importi

Simone Micocci

24/11/2022

24/11/2022 - 11:52

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Pensioni, novità per la rivalutazione 2023: la legge di Bilancio ne rivede le percentuali. Ecco di quanto aumentano gli assegni dal 1° gennaio prossimo e come calcolare i nuovi importi.

Aumento pensioni 2023, nuova rivalutazione in legge di Bilancio. Guida al calcolo degli importi

L’importo delle pensioni cambia da gennaio 2023. Tra poco più di un mese, infatti, scatterà la rivalutazione degli assegni previdenziali, quel meccanismo con cui l’importo delle pensioni viene adeguato all’andamento dell’indice dei prezzi registrato negli ultimi 12 mesi.

Conosciuto anche come perequazione delle pensioni, tale strumento ne impedisce la perdita del potere d’acquisto negli anni, visto che l’importo dell’assegno viene aggiornato tenendo conto del costo della vita.

Per la rivalutazione 2023, come pure per quella che verrà effettuata nel 2024, sono da registrare dei cambiamenti apportati con la legge di Bilancio. Nella manovra, infatti, sono indicate delle nuove percentuali di rivalutazione, con l’obiettivo di ridurre gli aumenti per le pensioni d’importo elevato. Un sistema necessario per recuperare risorse da destinare alla riforma delle pensioni, che vede la proroga dell’Ape sociale, la conferma di Opzione donna (con un cambio dei requisiti) e l’introduzione di Quota 103.

Ma se per le pensioni d’importo più elevato ci sono degli svantaggi, per quelle inferiori al minimo previsto dalla legge sono previste delle novità positive: oltre all’incremento garantito dalla rivalutazione, infatti, ce n’è un altro, in quanto la legge di Bilancio 2023 riconosce un ulteriore aumento dell’1,5%.

Alla luce delle novità introdotte con la manovra, vediamo come cambiano gli importi delle pensioni a partire dal 1° gennaio prossimo.

Tasso di rivalutazione pensioni 2023

C’è una buona e una cattiva notizia per le pensioni. La buona è che gli assegni dal 1° gennaio 2023 aumenteranno di un 7,3% (non tutti), mentre la cattiva è che le previsioni davano un incremento superiore, almeno dell’8%.

A ufficializzare il tasso di rivalutazione accertato per il 2023 è il decreto ministeriale firmato dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, con il quale appunto viene fissata una percentuale del 7,3% che verrà applicata sulle pensioni dal 1° gennaio prossimo, così da adeguarne l’importo all’andamento dell’indice dei prezzi registrato negli ultimi 12 mesi.

Ed è proprio l’inflazione la ragione per cui l’aumento delle pensioni di gennaio 2023 sarà molto più alto rispetto a quello applicato negli anni scorsi. Basti pensare che nel 2022 la rivalutazione è stata dell’1,9%.

Va detto però che la percentuale del 7,3% non verrà applicata per intero visto che una parte della rivalutazione è stata già attuata nell’ottobre scorso. Per effetto di quanto disposto dal decreto Aiuti bis, infatti, dal mese di ottobre e fino alla fine del 2022, tredicesima compresa, è stata attuata una rivalutazione parziale del 2%, percentuale che verrà sottratta dal tasso di rivalutazione accertato per il 2023.

Per coloro che hanno goduto dell’anticipo della rivalutazione, ossia solamente coloro che hanno una pensione lorda inferiore a 2.692 euro, quindi, il tasso di rivalutazione applicato sarà pari al 5,3%.

Come funziona la rivalutazione

Conosciuta anche con il termine di perequazione, questo strumento è previsto dalla legge per tutelare i pensionati, i quali senza la rivalutazione rischiano di pagare oltremisura le conseguenze dell’inflazione. Se l’importo della pensione dovesse restare stabile nel tempo, mentre i prezzi aumentano, vorrebbe dire che il potere di acquisto si riduce di anno in anno; per questo motivo il legislatore ha introdotto un apposito sistema finalizzato ad adeguare automaticamente l’importo degli assegni previdenziali, nonché dei trattamenti assistenziali erogati dallo Stato in favore di quelle persone che soddisfano una serie di requisiti.

Come anticipato, il meccanismo di rivalutazione viene cambiato, per il 2023 e il 2024, dall’ultima legge di Bilancio, con l’obiettivo di ridurre i vantaggi della perequazione per le pensioni sopra un certo importo.

Nel dettaglio, fino al 2022 la rivalutazione è avvenuta nel rispetto delle seguenti percentuali:

  • al 100% del tasso di rivalutazione per gli assegni d’importo inferiore alle 4 volte il trattamento minimo;
  • al 90% del tasso di rivalutazione per gli assegni tra le 4 e le 5 volte il trattamento minimo;
  • al 75% del tasso di rivalutazione per gli assegni che superano di 5 volte il trattamento minimo.

Il prossimo anno, come pure nel 2024, le fasce di rivalutazione vengono riviste, come pure le percentuali. Il nuovo meccanismo prevede dunque:

  • al 100% del tasso di rivalutazione per gli assegni d’importo inferiore alle 4 volte il trattamento minimo;
  • al 80% del tasso di rivalutazione per gli assegni tra le 4 e le 5 volte il trattamento minimo;
  • al 55% del tasso di rivalutazione per gli assegni tra le 5 e le 6 volte il trattamento minimo;
  • al 50% del tasso di rivalutazione per gli assegni tra le 6 e le 8 volte il trattamento minimo;
  • al 40% del tasso di rivalutazione per gli assegni tra le 8 e le 10 volte il trattamento minimo;
  • al 35% del tasso di rivalutazione per gli assegni superiori alle 10 volte il trattamento minimo.

Novità pensione minima

Novità anche per la pensione minima, la quale invece godrà di un incremento ulteriore rispetto a quanto garantito dalla rivalutazione. La pensione minima oggi è pari, visto l’incremento dell’1,9% effettuato nel 2022, a 525,38 euro. Applicandovi una rivalutazione al 7,3% ne risulterà un aumento di 38,35 euro, arrivando così a 563,73 euro.

Tuttavia, “al fine di contrastare gli effetti negativi delle tensioni inflazionistiche registrate e attese per il biennio 2022-2023”, viene stabilito che per le pensioni d’importo inferiore al trattamento minimo Inps è riconosciuta un’ulteriore maggiorazione, pari all’1,5% nel 2023 e del 2,7% nel 2024.

Di fatto, una pensione di 563,73 euro godrà di un ulteriore aumento di 8,45 euro nel 2023.

Nel caso in cui il trattamento pensionistico mensile sia superiore alla soglia minima, ma inferiore a 572,18 euro (ossia l’importo della pensione minima aumentato del valore della maggiorazione), allora l’incremento spetterà comunque ma in misura parziale.

Di quanto aumentano le pensioni

Le modifiche apportate alla rivalutazione rendono molto complicato il calcolo degli aumenti. Nessun problema sotto l’importo della pensione minima, dove sappiamo che all’incremento del 7,3% - da cui sottrarre il 2% anticipato da ottobre 2022 - bisogna aggiungere un ulteriore 1,5%.

Ad esempio, una pensione di 500 euro mensili godrà di un aumento complessivo appena inferiore a 35 euro. Una pensione di 1.000 euro, invece, godrà di un aumento di 53 euro, che sale a 79,50 euro in caso di pensione di 1.500 euro e a 106 euro qualora si percepisca un assegno da 2.000 euro.

Discorso più complicato quando si supera di 4 volte il trattamento minimo, visto che bisognerà applicare delle percentuali di rivalutazione ridotta. Nel dettaglio,

  • da 2.101,52 a 2.626,90 euro la rivalutazione è all’80%, quindi 5,84% da cui sottrarre l’1,8% già riconosciuto a ottobre 2022;
  • da 2.626,90 a 2.692 euro la rivalutazione scende al 55%, quindi un tasso del 4,015% da cui sottrarre l’1,5% già applicato;
  • da 2.692 a 3.152,28 la rivalutazione sarà del 4,015%, visto che questi assegni non hanno goduto dell’anticipo della rivalutazione nel 2022;
  • tra 3.152,28 e 4.203,04 euro, invece, la rivalutazione sarà al 50%, quindi con un tasso del 3,65%;
  • tra 4.203,04 e 5253,80 euro, la rivalutazione è al 40% del tasso, quindi sarà del 2,92%;
  • sopra le 5.253,80 euro, invece, si scende al 35%, il che significa un aumento del 2,55%.

Ad esempio, una pensione di 3.000 euro godrà di un incremento di circa 145 euro, mentre con 4.000 euro di pensione l’aumento sarà di circa 183 euro.

Attenzione, si tratta di calcoli per il momento solamente indicativi, visto che bisognerà attendere la relativa circolare Inps con tutte le istruzioni a riguardo.

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