Aumento IVA, Lega: pronto decreto per rinvio. Risorse da reddito di cittadinanza e quota 100

Aumento IVA, il Viceministro Garavaglia della Lega annuncia che al MEF è già pronto un decreto per il rinvio di due mesi. Le coperture sarebbero garantite da reddito di cittadinanza e quota 100.

Aumento IVA, Lega: pronto decreto per rinvio. Risorse da reddito di cittadinanza e quota 100

Un decreto per il rinvio dell’aumento IVA di due mesi: è questa la soluzione della Lega qualora, in caso di elezioni anticipate, non ci fosse il tempo per varare la Legge di Bilancio 2020.

Un provvedimento ad hoc, già pronto al MEF, a copertura del quale sarebbero utilizzate parte delle risorse relative a quota 100 e reddito di cittadinanza. Ad affermarlo è il Viceministro dell’Economia, Massimo Garavaglia, in un’intervista pubblicata dal quotidiano Italia Oggi.

Quando si fa sempre più forte il rischio che dal 2020 l’aliquota IVA ordinaria passi dal 22% al 25% e quella agevolata dal 10% al 13%, dal Viceministro della Lega parla di “una balla incredibile” e slega l’ipotesi di attivazione delle clausole di salvaguardia all’eventualità che si vada al voto ad ottobre.

Evitare l’aumento IVA “è una banalità e le coperture ci sono”; la soluzione è nei 4,5 miliardi di euro inutilizzati di quota 100 e reddito di cittadinanza. Un tesoretto che potrebbe addirittura aumentare se si tiene conto che, dalle prime verifiche della Guardia di Finanza, è emerso che circa il 70% dei beneficiari del reddito di cittadinanza è risultato irregolare.

Aumento IVA, rinvio di due mesi tramite decreto

Nello stesso giorno in cui è partito il rimpallo di responsabilità su chi abbia introdotto le clausole di salvaguardia, il Viceministro del MEF Massimo Garavaglia cerca di rassicurare sui rischi di un aumento dell’IVA qualora si andasse ad elezioni anticipate.

Nell’intervista pubblicata sulle pagine di Italia Oggi, dalla Lega arriva la notizia che al MEF sarebbe già pronto un decreto per rinviare di due mesi l’incremento delle due aliquote ordinaria ed agevolata.

Non un disinnesco, bensì una sorta di proroga dell’entrata in vigore della clausola di salvaguardia prevista dalla Legge di Bilancio 2019, con la necessità di un successivo intervento post-elezioni.

Il decreto c’è così come le coperture: si attingerà dai risparmi di quota 100 e reddito di cittadinanza, pari a 4,5 miliardi di euro. Una somma che potrebbe addirittura aumentare grazie ai controlli della Guardia di Finanza sui furbetti del reddito di cittadinanza.

Reddito di cittadinanza, 70% dei beneficiari è irregolare

Ai 4,5 miliardi di euro già garantiti potrebbero aggiungersene altri e, nelle parole del Viceministro della Lega, traspaiono tutte le perplessità del proprio partito sul reddito di cittadinanza, misura bandiera dell’ormai ex alleato M5S.

Secondo le prime verifiche svolte dalla Guardia di Finanza emergerebbero dati allarmanti sui beneficiari del reddito di cittadinanza: il 70% di questi sarebbe risultato non titolare del diritto e la conseguenza è che i risparmi per il 2019 potrebbero addirittura aumentare.

Si tratta di dati grezzi, ma che in ogni caso sono utili alla Lega per avanzare le prime proposte di modifica.

Un incremento dell’importo a chi ne ha bisogno, oppure la modifica dell’attuale normativa di un sussidio che ha assunto natura prettamente assistenzialista e che, al momento, poco sta facendo per contrastare il fenomeno della disoccupazione.

Non si è fatta attendere la risposta del M5S, che definisce come “cretinate” le parole del Sottosegretario Garavaglia.

A queste si affiancano le dichiarazioni rilasciate dal Coordinatore della Consulta Nazionale dei CAF Massimo Bagnoli che, all’Adnkronos, ha dichiarato:

“Il 70% dei percettori del reddito di cittadinanza sarebbe irregolare? Mah... a me sembra un numero esagerato perché significherebbe che su 1,2 milioni di domande circa 800.000 non hanno i requisiti a posto”

Una nuova battaglia di numeri, in un periodo in cui può dirsi ormai arrivata al capolinea l’esperienza di Governo tra Lega e Movimento 5 Stelle, con tutto ciò che ne consegue, tra cui il rischio dell’aumento dell’IVA dal 2020.

Decisive saranno le prossime settimane, quando diverrà chiaro se a guidare l’Italia verso le scadenze della Manovra sarà un Governo tecnico o di scopo o se si cercherà di andare al voto quanto prima per lasciare la “patata bollente” della Manovra al nuovo Esecutivo.

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