Oltre il 10% di guadagno sui certificati? Allora devi sapere questo

Tommaso Scarpellini

8 Giugno 2025 - 07:05

I rendimenti a doppia cifra nei certificati esistono e piacciono a tutti. Ma lo sai cosa stai materialmente facendo quando ne compri uno?

Oltre il 10% di guadagno sui certificati? Allora devi sapere questo

Il mercato non ti regala mai un rendimento a doppia cifra.

Quando vedi un certificato che promette più del 10%, la domanda giusta non è “quanto posso guadagnare”, ma “cosa sto vendendo per ottenere questo rendimento?”.

La risposta, spesso, è: un’opzione. E non una qualsiasi: una put profonda, venduta su un titolo volatile, in un momento in cui la volatilità implicita è bassa. Se non sai quanto vale ciò che stai vendendo, sei in netto svantaggio. Specialmente se allo stesso tempo queste parole ti suonano nuove. Ecco a cosa devi assolutamente fare attenzione.

La barriera ti illude di essere al sicuro

Prendiamo un esempio classico: certificato su Tesla, barriera al 50%, rendimento del 12% annuo, scadenza a 3 anni.
Sembra generoso. Ma storicamente, la probabilità che Tesla perda oltre il 50% in un orizzonte simile non è affatto trascurabile.

TSLA, 1W TSLA, 1W Grafico a candele settimanali del titolo TLSA. Fonte: baha.com

Anzi, è proprio l’elevata probabilità di questo evento a giustificare un rendimento altrettanto elevato, semplicemente perché sul mercato dei derivati la tua scommessa viene considerata rischiosa. Oltretutto, valuta sempre il momento in cui ti interfacci su questo mercato, semplicemente perché spesso non incorporano nei premi al rischio (rendimenti) la possibilità che la volatilità possa aumentare: ad esempio, tipicamente i certificati vengono collocati quando il VIX è basso e il sentiment è positivo, ma in realtà è proprio uno dei momenti in cui i premi per il rischio non compensano il rischio reale.
Ed in questo senso, vale la pena sottolinearlo: se c’è un sistema in grado di attribuire un prezzo coerente al rischio implicito di una posizione, quello è proprio il mercato dei derivati. E in questo caso, si parla del mercato delle opzioni.

Il 12% annuo esiste solo nei fogli informativi

Molti di questi certificati sono autocallable: e questo è un termine a cui devi fare molta attenzione quando leggi il KID dello strumento finanziario che stai analizzando. Significa che se il sottostante supera il livello iniziale dopo pochi mesi, il prodotto scade. Tu incassi due cedole, poi finisce tutto.

Continuando l’esempio di Tesla, con cedole trimestrali del 3%, se il certificato scade dopo 6 mesi, hai preso il 6% lordo, non il 12%. Il rendimento pubblicizzato è spesso teorico, non realistico.

E se devi disinvestire?

Ricorda una dura verità: i certificati non hanno un NAV ufficiale. Il loro valore dipende dal market maker, non da una logica trasparente di domanda e offerta. E nei momenti critici, uscire dal certificato può significare accettare perdite pesanti, anche se il sottostante non ha toccato la barriera. Semplicemente perché non hai un mercato trasparente come ad esempio su un ETF.

Il vero rischio non è il certificato, ma non capirne la struttura

Capisco il fascino di un rendimento a doppia cifra. Ma la verità è che, quando un certificato ti promette tanto, è perché stai rinunciando a qualcosa di importante.
Stai vendendo una protezione a favore della banca.
E spesso lo fai senza saperlo.

Se non conosci il prezzo reale del rischio, non stai investendo.
Stai giocando in un campo che non controlli.