Mentre il governo Meloni continua a sbandierare le performance positive di questo 2024 dello spread BTP-Bund a 10 anni e di Piazza Affari, gli operatori di mercato guardano ormai già avanti, chiedendosi che cosa succederà agli asset finanziari italiani nel 2025.
Il fenomeno Buy Italia continuerà anche l’anno prossimo? Le previsioni fioccano e nuove cifre emergono da altrettanti analisi e profezie varie.
Se da un lato c’è chi, citando i problemi non solo della Francia, ma anche dell’altro Paese virtuoso per eccellenza dell’Europa, ovvero della Germania, parla della possibilità che i rendimenti dei BTP si assottiglino al punto da convergere addirittura con quelli dei Bund tedeschi, da altre fonti arriva un attenti ai fondamentali dell’Italia.
BTP da buy? Sì, ma vale la pena di ricordare che lo spread BTP-Bund - la cui traiettoria ribassista ha colto di sorpresa perfino il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti-, è destinato a rimanere secondo qualcuno “sorvegliato speciale”, a causa del peccato numero uno che macchia la reputazione dell’Italia: il debito pubblico. Debito pubblico tra l’altro atteso in salita rispetto al PIL anche nei prossimi anni. E che dire della BCE, pronta ormai a scaricare ulteriormente i BTP e altri bond dell’area euro?
Fiducia nei BTP e nello spread, ma i fari torneranno sul debito pubblico dell’Italia
In evidenza il risultato del sondaggio mensile, relativo al mese di novembre che è stato condotto da Assiom Forex tra i suoi associati, in collaborazione con Il Sole 24 Ore-Radiocor.
Dal sondaggio è emerso che gli operatori di mercato rimangono ottimisti sui BTP, ritenendo di conseguenza che lo spread BTP-Bund a 10 anni, ovvero il differenziale tra i rendimenti dei titoli di Stato italiani e i rendimenti dei Bund tedeschi, continuerà a rimanere sotto controllo.
L’ottimismo si è tuttavia lievemente smorzato rispetto a quello evidenziato con il sondaggio di ottobre.
Le previsioni si innestano in un contesto in cui gli analisti tra i più bullish sui BTP hanno già sfornato l’outlook di uno spread in ulteriore ritirata, dopo il collasso avvenuto la scorsa settimana ai nuovi livelli minimi degli ultimi tre anni.
In alcuni casi, la view è di livelli dello spread BTP-Bund a 10 anni fino al di sotto dei 100 punti base, e già nei giorni che precedono il Natale.
D’altronde, ci siamo: lo spread è sceso anche attorno a quota 107 punti base, grazie a rendimenti dei BTP a 10 anni in flessione al 3,18%. E c’è chi scommette anche sul rally di Natale.
leggi anche
Btp, siete pronti al rally di Natale?
Spread BTP-Bund: il messaggio che arriva dai mercati
Il sondaggio di Assiom Forex ha confermato la ventata di ottimismo, ma non sono mancati alcuni attenti.
La grande fiducia nei confronti della carta italiana, tra gli operatori di mercato, è rimasta: guardando al trend dei prossimi sei mesi, il 75% degli interpellati ha risposto di prevedere un livello dello spread BTP-Bund non superiore ai 150 punti base .
All’interno di questa categoria, il 68% ha detto di stimare uno spread all’interno di una forchetta che va da 100 a 150 punti base e il 7%, evidentemente super bullish sulla carta italiana, ha ventilato l’ipotesi di una flessione più marcata, che porterebbe il differenziale a un valore incluso tra 50 e 100 punti.
Allo stesso tempo, va messo in evidenza che, nel mese di ottobre, la percentuale complessiva degli operatori di mercato interpellati da Assiom Forex che avevano previsto uno spread a livelli non superiori a quota 150 era più alta: pari all’81%, rispetto al 75% dell’ultimo sondaggio.
Inoltre, a novembre è salita la percentuale di chi ha stimato un rialzo oltre la soglia di 150 punti base: a prevederla è stato il 25% degli operatori di mercato, che ha calcolato un aumento dello spread a 150-200 punti, rispetto al 18% di ottobre.
leggi anche
Spread BTP-Bund, le previsioni per il 2025
Effetto sell Francia sui BTP. Ma lo spread rimane osservato speciale
Occhio al commento di Massimo Mocio, presidente di Assiom Forex, che ha riconosciuto quanto diversi analisti stanno mettendo in evidenza: i valori attuali dello spread sono influenzati dai timori che gli operatori nutrono guardando alla Francia, dunque ai suoi titoli di Stato OAT.
Se si sceglie Italia, in poche parole, è anche - soprattutto? - perché la paura per il destino di Parigi porta gli operatori a prendere le distanze dalla carta francese.
“Nonostante il ribasso record messo a segno dallo spread in questi giorni, il differenziale di rendimento tra i Btp e Bund tedeschi rimane un sorvegliato speciale ”, ha spiegato Mocio, sottolineando che il valore attuale del differenziale è per l’appunto “frutto delle preoccupazioni sulla tenuta dei conti francesi, che favoriscono riallocazioni su paesi periferici europei, e dall’indebolimento del benchmark tedesco”.
Confermata dunque la tendenza degli investitori a dirottare le loro scelte a favore dei BTP italiani in quanto, alle prese con i rispettivi problemi di Berlino e di Parigi, Bund e OAT non sono in questo momento appetibili.
Le cose dovrebbero cambiare nel medio termine. “Nel medio termine potrebbero tornare a prevalere le preoccupazioni dovute all’elevato rapporto debito pubblico-Pil dell’Italia : è la previsione.
La febbre così alta per i BTP italiani dovrebbe dunque smorzarsi: almeno è questo il sospetto che aleggia tra gli operatori di mercato.
Cautela sulle azioni in vista seconda amministrazione Trump
Outlook meno luminoso anche per l’azionario, dopo un 2024 che si è confermato brillante per l’indice Ftse MIB.
Dal sondaggio di Assiom Forex è emersa una certa prudenza da parte degli operatori di mercato sul trend che le azioni riporteranno nei prossimi sei mesi.
I motivi della cautela sono diversi: il ripresentarsi dello slogan “American First”, con l’avvento a gennaio 2025 della seconda amministrazione degli Stati Uniti guidata dal presidente eletto Donald Trump, non è certo un elemento che accende i buy, tutt’altro; il contesto economico continua a essere interessato, inoltre, da molte incognite e, di nuovo, sia l’ansia per il destino della Francia che le tensioni geopolitiche invitano gli operatori a monitorare la situazione.
A novembre ha segnato così un calo la percentuale di operatori che stimano ulteriori rialzi per le Borse nei prossimi 6 mesi: si è passati dall’86% di ottobre al 72% di novembre.
In ribasso inoltre il numero di operatori che hanno detto di aspettarsi per i prossimi sei mesi valori stabili delle azioni (la percentuale scende dal 48% al 37%), mentre è aumentata dal 14% al 28% la percentuale di chi ha detto di prevedere un ribasso delle borse tra il 3% e il 10%.
Il 28%, in flessione rispetto al 35% precedente, è rimasto invece decisamente ottimista, puntando su rialzi fino a +10%.
Non sono mancati neanche i tori che hanno ammesso di puntare su rialzi delle azioni anche superiori al 10%: in questo caso la percentuale dei super bullish è salita dall’1% di ottobre al 7%.
Mocio ha commentato i dati facendo notare che, nel mese di novembre, “il sentiment degli operatori di mercato è peggiorato a causa delle previsioni economiche incerte per l’Eurozona, caratterizzate da una crescente divergenza rispetto agli Stati Uniti, e dalle turbolenze politiche in Francia ”. Francia che è rimasta di nuovo orfana di un governo, dopo la caduta dell’esecutivo guidato da Michel Barnier.
leggi anche
Ecco il Btp che a Natale raddoppia la cedola