L’assegno è stato modificato e incassato dai truffatori, senza possibilità di rimborso per le vittime da parte della banca.
Chi subisce un furto ha sempre grossi disagi da fronteggiare, ma quando la vittima se ne accorge dopo tempo, specialmente se si tratta di un reato ripetuto, il danno è maggiore. Lo sa bene una famiglia californiana, che si è accorta del fatto soltanto quando ha ricevuto un avviso di morosità. Anziché pagare regolarmente le tasse per la proprietà, infatti, ha inconsapevolmente riempito le tasche dei truffatori per diversi mesi. Gli assegni spediti per posta destinati all’ufficio competente sono stati intercettati, modificati e incassati dai criminali per una somma totale di 23.000 euro, che la banca non ha nemmeno potuto rimborsare.
La banca ha negato il rimborso siccome gli assegni risultavano incassati regolarmente e la mancata consegna adeguata non è stata una responsabilità dell’istituto. Di fatto, non c’è molto che le banche possano fare in questi casi, non avendo alcun tipo di controllo sul percorso degli assegni o sulla contraffazione. Non è tutto, visto che la famiglia californiana si è trovata pure a dover restituire le somme all’ufficio competente per le tasse, con tanto di mora per il ritardo.
Una situazione che sembra paradossale, anche considerando la difficoltà nel rintracciare gli autori di questo genere di reati. Non soltanto, la spedizione dell’assegno per posta potrebbe essere giudicata come una negligenza da parte dei correntisti, visto il rischio a cui espongono lo strumento di pagamento. La questione è nelle mani della giustizia nello Stato di California, ma questo tipo di situazioni è diffuso in tutto il mondo, in primo luogo in Italia. Cerchiamo quindi di capire come tutelarsi adeguatamente in queste situazioni e cosa si rischia.
Spedire un assegno per posta: più rischi che vantaggi
La spedizione degli assegni via postale non è vietata in assoluto, ma tutto dipende dal servizio a cui ci si affida. Poste Italiane, per esempio, non consente di spedire gli assegni tramite il servizio ordinario. Gli utenti non sono sanzionati se decidono di spedire comunque l’assegno ignorando le regole, anche perché non esiste alcun genere di controllo sul contenuto specifico di buste e pacchi che consentirebbe dei provvedimenti.
Chi sceglie di spedire un assegno con Poste Italiane attraverso il servizio ordinario se ne assume completamente il rischio, quindi in caso di smarrimento, furto o chissà che altro non è possibile rivolgersi all’azienda. Altrimenti, è possibile affidarsi al servizio predisposto per la posta assicurata, che copre il valore dichiarato dell’assegno (o altro contenuto) fino a un massimo di 3.000 euro. Il valore della copertura assicurativa cambia a seconda del servizio di riferimento, ma sono sempre previsti dei massimali. Nel complesso, non conviene spedire l’assegno per posta, anche se la valutazione spetta comunque agli interessati a seconda delle esigenze personali.
Cosa succede in caso di furto
Il furto più pericoloso in assoluto riguarda gli assegni al portatore, per quanto contenuti nell’importo per forza di legge. Con un assegno non trasferibile il rischio si riduce notevolmente, anche perché la banca deve accertarsi che venga incassato dal destinatario corretto. Ovviamente, se l’assegno viene contraffatto e l’istituto non ha modo di verificare l’anomalia (a occhio nudo e secondo la normale diligenza, come confermato recentemente dalla Cassazione), l’istituto non ha responsabilità.
In ogni caso, bisogna allertare subito le forze dell’ordine per procedere contro gli autori del reato, nella speranza di rintracciarli e pretendere il risarcimento di quanto perso. La migliore forma di tutela resta quindi fare affidamento ad altri strumenti per trasferire il denaro, come un bonifico istantaneo tracciabile e sottoposto a rigide verifiche di sicurezza.
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