Assalto ad Anima, la pedina del risiko UniCredit-Banco BPM che fa gola a tutti

Laura Naka Antonelli

10/12/2024

Arriva anche la sorpresa Caltagirone, che si muove sul gioiello italiano del risparmio gestito, su cui Banco BPM ha lanciato un’OPA. Focus sulla strategia di UniCredit.

Assalto ad Anima, la pedina del risiko UniCredit-Banco BPM che fa gola a tutti

Più che Banco BPM, l’impressione è che sia Anima Holding, che si presenta come il più grande gruppo indipendente del risparmio gestito in Italia, il vero obiettivo che fa gola alla finanza italiana: non solo al maggiore azionista Banco BPM, che non per niente ha lanciato agli inizi di novembre un’OPA sulla società che già controlla; e non solo a UniCredit che, con la sua OPS, ha messo nel mirino la totalità delle azioni di Piazza Meda, incluso ovviamente il pacchetto azionario detenuto dal Banco in Anima.

A centrare il target Anima Holding è stato anche il costruttore Francesco Gaetano Caltagirone che ha rastrellato nuove azioni del gioiello italiano del risparmio gestito, facendo salire la sua partecipazione dal 3,192% del 28 aprile 2022 al 5,292%.

La notizia della manovra di Caltagirone è arrivata ieri, con la pubblicazione delle partecipazioni rilevanti da parte della Consob. Consob che, appena qualche giorno prima, aveva rivelato l’altra grande mossa di Caltagirone, lanciata su MPS-Monte dei Paschi di Siena, la banca che il governo Meloni vuole dare a tutti i costi dare in sposa a un istituto di credito made in Italy, tra quelli quotati a Piazza Affari.

Tutti istituti che, tuttavia, vale la pena di precisare, di DNA italiano hanno in realtà ormai poco, anche se per ora il leader della Lega, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e vicepremier Matteo Salvini si è limitato a bollare come “banca straniera” soltanto UniCredit, non tuonando invece contro l’ulteriore scalata dei francesi di Crédit Agricole nell’azionariato di Banco BPM, già sotto il loro controllo).

Anima Holding ma anche MPS: la doppia mossa di Caltagirone

A Piazza Affari si guarda alla doppia mossa di Caltagirone, che ha aumentato con le sue recenti manovre le partecipazioni in Anima Holding e in MPS, quasi come a una sorta di contrattacco volto a blindare l’italianità di queste due pedine del risiko bancario in atto.

Tra l’altro, a proposito di MPS, va ricordato che Anima detiene il 4% nel capitale del gruppo, dopo lo shopping che la società del risparmio gestito ha fatto di altre azioni del Monte dei Paschi di Siena in occasione del terzo atto del processo di privatizzazione della banca senese che il Tesoro ha lanciato alla metà di novembre, vendendo una ulteriore quota in suo possesso, pari al 15% del capitale sociale del Monte.

Quella quota messa in vendita dal MEF è stata rilevata, di fatto, da alcuni grandi attori del mondo della finanza italiana: Anima Holding, per l’appunto, (su cui Banco BPM aveva già lanciato l’OPA qualche giorno prima), che ha portato la sua partecipazione in MPS al 4%; Banco BPM, che ha rilevato una quota del Monte meno di Stato del 5% circa (e che, in caso di successo dell’OPA su Anima, avrebbe in mano fino al 9% di MPS); e Caltagirone e Delfin, che hanno acquistato ciascuno una partecipazione di MPS pari al 3,5%.

La quota di MPS in mano a Caltagirone è poi salita ulteriormente la scorsa settimana quando, appena un mese dopo aver costruito una partecipazione nel Monte, il finanziere ha fatto incetta di altri titoli, assicurandosi il 5,026% del Monte dei Paschi: livello di poco superiore al 5% che Banco BPM ha in MPS (ma che con Anima aumenterebbe al 9%).

Rafforzandosi in Anima, il finanziere ha lanciato praticamente una sfida a Banco BPM che, finita a sua volta nel mirino di UniCredit alla fine di novembre, con l’OPS lanciata da UniCredit da 10,1 miliardi di euro, ha visto il suo piano di assumere il controllo totale del gruppo attivo nel risparmio gestito praticamente congelato.

Anima Holding, farebbe gola però alla stessa UniCredit tanto che, interpellato da Firstonline sul possibile interesse di Piazza Gae Aulenti verso Anima Marcello Messori, economista dello European University Institute di Firenze ha fatto notare come sia possibile che UniCredit “soffra ancora dell’eredità della ’gestione Mustier’ che aveva puntato sulla redditività di breve termine, sacrificando tutte le fabbriche-prodotto della banca ”: una lacuna che Andrea Orcel vorrebbe a questo punto colmare.

D’altronde per molti non è stata sicuramente una coincidenza il fatto che UniCredit abbia lanciato una OPS su Banco BPM poco dopo il lancio da parte di quest’ultima di una OPA su Anima. OPA che, se riuscisse, consegnerebbe Anima Holding ai francesi di Crédit Agricole, maggiori azionisti di Banco BPM, la banca italiana di Salvini (che, evidentemente, tanto italiana non è, vista la presenza della Banque Verte (che non per niente, dopo l’OPS di Orcel, ha aumentato anche la propria quota nel capitale di Piazza Meda, come annunciato venerdì scorso).

E ora a puntare più su Anima è anche Caltagirone, con la manovra annunciata ieri dalla Consob. Difficile non pensare che sia Anima la preda illustre delle banche protagoniste di un risiko bancario che si fa ancora più intricato.

Il vero obiettivo di UniCredit: colmare il divario con Intesa SanPaolo

Tra l’altro è stata la stessa agenzia di rating S&P Global qualche giorno fa a commentare i vari dossier aperti a Piazza Affari, spiegando come l’obiettivo di UniCredit potrebbe essere quello di competere in modo più aggressivo contro Intesa SanPaolo, la banca italiana guidata da Carlo Messina che gode di un “vantaggio competitivo quasi ineguagliabile in settori bancari analoghi”.

Oltre ad essere la più grande banca commerciale in Italia, con una quota di mercato del 20% nei depositi e nei prestiti (contro il 9% di UniCredit e il 5%-6% di Banco BPM), Intesa è anche il principale operatore italiano nel settore delle assicurazioni sulla vita, del private banking e del wealth management, con margini di vantaggio significativi rispetto ai concorrenti nazionali”, ha ricordato S&P, aggiungendo che, di conseguenza, rilevando Banco BPM, “ UniCredit ridurrebbe il vantaggio di Intesa Sanpaolo e potrebbe ridisegnare il panorama bancario italiano”.

Come? “UniCredit rafforzerebbe la propria posizione di mercato nel più ricco Nord Italia e amplierebbe la gamma di prodotti finanziari offerti ”. Magari proprio grazie al gioiello controllato da Banco BPM, Anima Holding.

Non è certo un caso, in definitiva che, oltre alle azioni di Banco BPM, a salire dal giorno dell’OPS lanciata da UniCredit siano stati anche i titoli della società del risparmio gestito: negli ultimi cinque giorni di contrattazioni, le azioni Anima hanno riportato un rialzo del 4% circa, balzando di quasi il 5% nell’ultimo mese di contrattazioni a Piazza Affari.

Nel frattempo, la mossa di Caltagirone ha, per ora, ulteriormente rafforzato il DNA italiano del gruppo che, alla fine di ottobre, presentava la seguente struttura già tutta made in Italy (vedi tabella).

L'azionariato di Anima Holding prima della mossa di Francesco Gaetano Caltagirone L’azionariato di Anima Holding prima della mossa di Francesco Gaetano Caltagirone Tanti gli italiani presenti nel capitale di Anima Holding, il gioiello italiano del risparmio gestito (Azionariato all'ottobre 2024, prima della mossa di Caltagirone).

Nel frattempo, secondo Piazza Affari, se è davvero Anima Holding la preda su cui Orcel punta, è bene che UniCredit faccia meglio i suoi conti, alzando la posta su Banco BPM. Non proprio di poco, vista la recente corsa del titolo BAMI sul Ftse Mib.