Altro che Ozempic, Wall Street ora punta sull’anti-calvizie. Le 3 società da monitorare

Flavia Provenzani

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Un titolo è salito del 500% da febbraio, un altro ha più che raddoppiato da inizio anno. Ma l’azienda più vicina all’approvazione, con il cuore produttivo in Italia, ha perso quasi metà del suo valore.

Altro che Ozempic, Wall Street ora punta sull'anti-calvizie. Le 3 società da monitorare

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Dopo aver riscritto la classifica delle società farmaceutiche più capitalizzate al mondo con i farmaci contro l’obesità, gli investitori hanno individuato il candidato successivo. Non parliamo di una malattia grave né di una patologia diffusa nei Paesi emergenti, ma della calvizie.

I numeri di Borsa lo raccontano meglio di qualsiasi analisi, e allora lasciamoli parlare. Le azioni di Veradermics, quotata al New York Stock Exchange con il ticker MANE dal febbraio di quest’anno, sono salite di quasi il 500% dal debutto. Quelle di Absci, sul Nasdaq con la sigla ABSI, hanno più che raddoppiato da inizio 2026.

Per capire l’entusiasmo basti pensare che contro l’alopecia androgenetica non viene approvato un farmaco davvero nuovo dalla fine degli anni ’90. Le opzioni disponibili per chi ne soffre restano il minoxidil, in formulazione topica, e la finasteride per via orale, ed entrambe hanno efficacia parziale, richiedono un uso continuativo per mantenere i risultati e possono presentare effetti indesiderati. In parole più semplici, nessuna delle due risolve il problema in modo definitivo.

La platea, però, è enorme. Negli Stati Uniti si stimano circa 50 milioni di uomini e 30 milioni di donne con una forma di alopecia androgenetica. Stiamo parlando, complessivamente, di circa 80 milioni di persone, in un solo Paese, secondo quanto riferisce Bloomberg.

Siamo davanti allo stesso schema che ha reso i GLP-1 un fenomeno finanziario. Una condizione diffusissima, i trattamenti esistenti che sono insoddisfacenti, il tutto accompagnato dalla prospettiva di un prodotto che funziona meglio. Su quella combinazione Eli Lilly ha superato i 1.000 miliardi di dollari di capitalizzazione e Novo Nordisk è stata per un periodo la società più valutata d’Europa.

Le 3 società “anti-calvizie” sotto la lente

Veradermics sviluppa VDPHL01, una formulazione orale di minoxidil a rilascio prolungato. L’idea è riprogettare la somministrazione di una molecola già nota, appiattendo i picchi plasmatici che rendono problematico il minoxidil orale tradizionale.

I risultati dello studio di fase 2/3 comunicati il 27 aprile 2026 indicano un incremento di 30,3 capelli per centimetro quadrato a sei mesi con la somministrazione giornaliera, contro 7,3 del placebo, e una quota di pazienti che riferisce un miglioramento compresa tra il 79% e l’86%. Lo studio confermativo di fase 3 ha completato l’arruolamento, con risultati attesi nella seconda metà dell’anno e presentazione del dossier alla FDA prevista per l’inizio del 2027.

Absci percorre la strada più ambiziosa e più incerta con il suo ABS-201, un anticorpo progettato con intelligenza artificiale generativa che agisce sul recettore della prolattina, un bersaglio finora poco esplorato. La caratteristica potenzialmente dirompente è la posologia, con l’emivita stimata che consentirebbe due o tre somministrazioni nell’arco di sei mesi, contro l’applicazione quotidiana richiesta dalle terapie diffuse oggi. Il programma è però in fase 1/2a, con i dati esplorativi di efficacia attesi nella seconda parte del 2026.

Poi c’è Cosmo Pharmaceuticals, la più avanti di tutte. Il clascoterone in soluzione topica al 5% blocca localmente la segnalazione dei recettori degli androgeni nel cuoio capelluto e agisce su uno dei meccanismi biologici che portano alla miniaturizzazione del follicolo. Se approvato, sarebbe il primo trattamento con un nuovo meccanismo d’azione contro la calvizie maschile da oltre trent’anni. Il programma di fase 3, articolato negli studi SCALP 1 e SCALP 2, ha arruolato 1.465 uomini in 51 centri tra Stati Uniti ed Europa. I risultati a dodici mesi indicano un profilo di sicurezza e tollerabilità paragonabile al veicolo e un miglioramento statisticamente significativo di 2,39 volte nel conteggio dei capelli nell’area bersaglio tra chi ha proseguito il trattamento per l’intero anno rispetto a chi è passato al veicolo dopo sei mesi. E il deposito alla FDA è previsto per l’inizio del 2027. Il principio attivo è lo stesso di Winlevi, il trattamento contro l’acne già commercializzato dall’azienda, il che offre alla molecola un profilo di sicurezza dermatologica già consolidato.

In campo restano anche altri candidati in sviluppo clinico, tra cui HMI-115 di Hope Medicine e PP405 di Pelage Pharmaceuticals.

Occhio ai conti di Cosmo

Cosmo è una storia industriale italiana che ha preso la strada dell’estero. Fondata nel 1997 da Mauro Ajani, ha il proprio cuore produttivo e di ricerca a Lainate, alle porte di Milano, ed è guidata dall’amministratore delegato Alessandro Della Chà. Ma la società quotata è Cosmo N.V., di diritto olandese, con sede a Dublino, negoziata alla Borsa di Zurigo e con le operazioni commerciali americane a San Diego.

Mentre i titoli statunitensi correvano, l’azione Cosmo ha perso il 47,72% da inizio anno, scendendo a 55 franchi svizzeri.
Nello stesso arco di tempo Veradermics ha guadagnato quasi il 500% e Absci ha più che raddoppiato. La società con il programma più avanzato, quella che potrebbe arrivare per prima sul mercato, è anche l’unica delle tre ad aver dimezzato il proprio valore.

Ma perché? Il 23 luglio Cosmo ha comunicato i conti del primo semestre 2026 con ricavi in calo e perdita in aumento. Il business esistente, fatto soprattutto di gastroenterologia ed endoscopia, sta attraversando una fase difficile e intanto la scommessa sulla dermatologia deve ancora tradursi in un solo euro di fatturato. Gli investitori, in sostanza, stanno pagando oggi i problemi correnti senza scontare i risultati futuri. Però il consensus raccolto su cinque case d’affari resta orientato all’acquisto, con un obiettivo di prezzo medio di 131 euro contro una quotazione attorno ai 59.

L’azienda definisce il clascoterone la maggiore opportunità del proprio portafoglio. Gli analisti di Jefferies stimano vendite globali potenziali attorno ai 3 miliardi di dollari per la terapia maschile, ponendo però una condizione esplicita, ovvero che venga individuato un partner commerciale in grado di sostenerne la distribuzione. La stessa banca ritiene che l’accordo possa arrivare entro fine anno. Cosmo ha 365 dipendenti e non possiede una rete commerciale paragonabile a quella dei grandi gruppi americani e un farmaco destinato a decine di milioni di persone richiede una macchina di marketing che l’azienda da sola non può costruire. La ricerca del partner è, di fatto, il vero catalizzatore del titolo e, finché non arriva, il mercato continuerà a scontare il rischio che il prodotto migliore finisca nelle mani sbagliate.

Quale società conquisterà il mercato anti-calvizie?

Uno degli elementi più interessanti del mercato anti-calvizie è il fatto che possa riuscire a ospitare più vincitori contemporaneamente e questo perché i tre approcci delle tre società oggetto della nostra analisi (una pillola, un’iniezione a lunga durata, una soluzione topica) non sono necessariamente alternativi. Un paziente può combinarli, oppure passare dall’uno all’altro a seconda della risposta e degli effetti collaterali. È lo stesso meccanismo che ha permesso a più prodotti di convivere nel mercato dei farmaci contro l’obesità.

Attenzione ai rischi

I dati degli studi clinici, soprattutto a 12 mesi, vanno letti con cautela. Nell’estensione dello studio di Cosmo sono passati al secondo semestre soltanto i pazienti che avevano già riportato una risposta positiva nei primi sei mesi, e a quel punto sono stati nuovamente randomizzati tra prosecuzione del trattamento e veicolo. Si fa spesso così negli studi dermatologici di lunga durata e questo approccio è coerente con le linee guida della FDA sulla valutazione della persistenza dell’effetto, ma significa che il 2,39x descrive il comportamento di chi aveva già risposto, non dell’intera popolazione che ha iniziato il trattamento.

Occhio anche al fatto che nessun farmaco è stato ancora approvato. Le stime più ottimistiche collocano l’arrivo sul mercato dei primi prodotti tra la fine del 2027 e l’inizio del 2028, e solo se gli studi confermativi e l’iter regolatorio procederanno senza intoppi.

Su ABS-201 di Absci, Morgan Stanley assegna una probabilità di successo del 25% e stima vendite di picco corrette per il rischio attorno ai 400 milioni di dollari. A gennaio la banca aveva ridotto il giudizio sul titolo a equalweight, tagliando l’obiettivo di prezzo a 4,32 dollari e segnalando un rischio di esecuzione elevato per una società che affronta un’area terapeutica nuova con risorse proprie.

E consideriamo anche che un rialzo del 500% in sei mesi su una società senza prodotti approvati incorpora aspettative che richiedono conferme continue. In biotecnologia un dato clinico che delude può cancellare in una seduta gran parte di quei guadagni. E che, a differenza dei farmaci contro l’obesità, per i quali esiste una discussione avanzata sulla rimborsabilità, un trattamento contro la calvizie resta una spesa privata. La dimensione reale del mercato dipenderà quindi non dal numero di persone con alopecia, ma da quante sono disposte a sostenere un costo mensile indefinito per un problema che non compromette la salute.

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